Femme fatale di Brian De Palma

Femme fatale (Usa, Spagna 2002)
Regia: Brian De Palma. Soggetto e Sceneggiatura: Brian De Palma. Fotografia: Thierry Arbogast. Montaggio: Bill Pankow. Effetti Speciali: Philippe Hubin, Agnès Berger Sébenne. Musiche: Ryūchi Sakamoto. Scenografia: Anne Pritchard, Dennis Renault, Franҫoise Benoȋt-Fresco. Costumi: Olivier Bériot. Trucco: Jean-Luc Russier. Produttori: Tarak Ben Ammar, Marina Gefter. Produttore Esecutivo: Mark Lombardo. Case di Produzione: Quinta Communications, Epsilon Motion Pictures. Distribuzione (Italia): Medusa Distribuzione. Titolo Originale: Femme Fatale. Lingua Originale: Inglese, Francese, Spagnolo. Paesi di Produzione: Stati Uniti d’America, Spagna – 2002. Durata: 114’. Genere: Thriller Erotico. Interpreti: Antonio Banderas (Nicolas Bardo), Rebecca Romijn (Laure Ash / Lily), Peter Coyote (Bruce Watts), Eriq Ebouaney (Black Tie), Edouard Montoute (Racine), Rie Rasmussen (Veronica), Thierry Fremont (Serra), Gregg Henry (Shiff), Daniel Milgram (Pierre / Bartender), Eva Darlan (Irma), Jean Châtel (Jean), John Stamos (agente – non accreditato).

ACQUISTA SU AMAZON #ad (DVD)
ACQUISTA SU AMAZON #ad (Blu-ray)

Brian De Palma è un Maestro delle riprese cinematografiche e della suspense, un regista da prendere a esempio per tutto il thriller erotico e per le sequenze oniriche, specializzato in immagini che si susseguono senza stacchi di montaggio e incredibili piani sequenza che costruiscono la tensione narrativa. Femme fatale – rivisto su Rai Movie e reperibile su Rai Play – è un esempio di tutto questo, una visione ideale per le scuole di cinema, tanto è evidente la capacità di far progredire una storia per immagini, senza abusare (operando per sottrazione) del dialogo. Femme fatale fa largo uso di strumenti del passato come lo split screen e la dissolvenza a tendina, ma anche la dissolvenza classica e la ripresa del binocolo con il cartone ritagliato davanti alla macchina da presa. Da notare anche la tecnica dello split-diopter-focus, la ripresa di due soggetti su piani di profondità diverse, tramite una lente con due diversi fuochi (un soggetto in primo piano / un soggetto sullo sfondo), in definitiva uno sdoppiamento simultaneo del fuoco che in certi momenti crea suspenseDe Palma è un regista dotato di uno stile ampiamente riconoscibile, un autore in senso pieno, capace di variare dal thriller al fantastico, passando per l’horror e il gangster movie, infondendo tensione narrativa nelle sue opere che fanno largo uso della soggettiva e del primissimo piano.  Femme fatale è un lavoro metacinematografico come gran parte della produzione di De Palma, sia perché cita molto cinema del passato (Hitchcock su tutti), sia perché ambienta il tentativo di furto dal quale parte la storia durante il Festival di Cannes, alla prima di Est-Ovest / Amore-libertà del regista Régis Wargnier, seduto in platea con l’attrice Sandrine Bonnaire. I due recitano la parte di loro stessi e la pellicola è stata davvero presentata a Cannes nel 2001, mentre la finzione narrativa inventa il ruolo della bellissima modella Veronica (Rasmussen) vestita solo di un gioiello d’oro a forma di serpente, tempestato di diamanti. La ladra mercenaria Laure Ash (Romijn) si finge fotografa, seduce Veronica e mette in scena nella toelette del teatro un conturbante rapporto lesbico che serve a perpetrare il furto con l’aiuto di un complice. Il film si dipana con una trama complessa e una sceneggiatura che non perde un colpo, con Laure che decide di mettersi in proprio, quindi l’azione passa a Parigi dove lei viene scambiata per la gemella Lily (sempre Romijn); infine trascorrono sette anni con Laure che ha preso l’identità di Lily (dopo il suo suicidio) ed è diventata moglie dell’ambasciatore americano. Il finale non si racconta, diciamo solo che entra in scena Nicolas Bardo (Banderas), un fotografo in decadenza che scatta la foto sbagliata nel momento sbagliato e abbiamo tutto un crescendo di suspense fino al doppio finale improntato al cinema fantastico con la possibilità delle porte che si aprono e del libero arbitro che modificherebbe lo scorrere degli eventi. Tutto quel che abbiamo visto viene messo in discussione come se fosse stata una lunghissima e suggestiva parte onirica. Interpreti eccellenti, a partire da Rebecca Romijn che interpreta alla perfezione un personaggio di donna diabolica, mangiatrice di uomini e perversa al punto giusto. Rie Rasmussen non è da meno nel ruolo (più breve) della modella lesbica che indossa il prezioso gioiello. Antonio Banderas (doppiato dal bravo Francesco Pannofino), infine, è all’apice del successo e al massimo della forma. Da ricordare che il marito di Rebecca Romijn – John Stamos – interpreta un piccolo ruolo (non accreditato) nei panni di un agente. Brian De Palma è autore in senso pieno, dalla sceneggiatura alle citazioni cinefile, come quando a inizio film punta la macchina da presa sulla televisione che manda in onda La fiamma del peccato (1944), un noir che vede protagonista una dark lady (femme fatale), molto simile al suo personaggio. Colonna sonora suggestiva, a partire dal Bolero di Ravel che scorre sul tappeto rosso del Festival di Cannes, proseguendo con la parte originale composta da Ryūchi Sakamoto. Montaggio che definirei suadente, Bill Pankow riesce a non far sentire la fatica di 114’ di cinema, tagliando la pellicola al momento giusto, con  l’aiuto del regista, definendone la misura nella durata ottimale. Thierry Arbogast realizza una fotografia luminosa per gli esterni e scura per i convincenti notturni, oltre a condurre sul filo della visione cupa i claustrofobici interni. Un film da vedere e da studiare, pura scuola di cinema per registi, una manna per gli appassionati delle riprese originali, una gioia per gli occhi.

ACQUISTA SU AMAZON #ad (DVD)
ACQUISTA SU AMAZON #ad (Blu-ray)

Tutti i diritti riservati per immagini e testi agli aventi diritto ⓒ.




Sub Aqua di Max Rain

[…] «Dodici merdosi dollari l’ora sono una miseria per questo schifo di lavoro» disse Vinnie Adams, ruttando e gettando la lattina di birra sul pavimento
macchiato, dopo averla scolata in un unico sorso. Questa rotolò, unendosi alle molte altre accumulate da tempo immemore in un angolo della cabina di pilotaggio della Soleado, una vecchia chiatta fluviale di venticinque
metri dalla vernice scrostata, costruita intorno alla metà degli anni Ottanta e tenuta insieme dalle saldature. […]

Sub Aqua – è l’opera prima dell’autore che si firma con lo pseudonimo di Max Rain, edito
attraverso Lulù che fa storie – un collettivo artistico/letterario fondato nel 2018 con l’obiettivo di consolidare un’alleanza di
scrittori indipendenti e sperimentare nuovi percorsi artistici. Un Marchio editoriale registrato.

L’opera si apre con una sequenza interessante, incentrata sulla nascita particolare di uno squalo bianco macrosomico che uccide la madre nel momento del parto. Questo incipit
potente e decisamente peculiare stabilisce subito il tono dell’opera: un racconto che affonda nelle profondità dell’oceano, non solo fisiche ma anche simboliche.

Il romanzo alterna sequenze ambientate in mare aperto (spesso dal punto di vista degli animali) a sezioni più “umane”, come la storia di due lavoratori sfruttati
da una compagnia zootecnica corrotta, la Turner’s Cattleing, che smaltisce carcasse in mare, contribuendo al degrado dell’ecosistema. Questi due filoni si intrecciano lentamente, fondendosi in una riflessione più
ampia sul rapporto tra natura e civiltà.

Le descrizioni marine sono dettagliate. L’autore dimostra padronanza sia del linguaggio narrativo sia di un vocabolario biologico/zoologico molto accurato. Le sequenze con
lo squalo gigante sembrano tratte da un documentario narrativo alla Blue Planet, forse qualche volta sono troppo cariche di informazioni ma nel complesso non disturbano la lettura.

L’orrore non è soprannaturale, ma biologico ed evolutivo. L’oceano diventa un’entità viva e inospitale, una minaccia tanto quanto l’umanità
che lo sfrutta, la parte relativa alla Turner’s Cattleing è un affondo ben costruito contro lo sfruttamento lavorativo, l’industria zootecnica e le pratiche aziendali corrotte, trattato con ironia amara
e dialoghi credibili.

Nonostante la struttura a episodi, con salti temporali e geografici frequenti – che richiede un lettore attento – e alcuni collegamenti non sono immediati e possono
risultare disorientanti nella prima metà del testo, la lettura rimane interessante e ti invoglia ad arrivare alla fine.

Se ve lo state chiedendo, no, non è una copia di Jaws di Peter Br. Benchley: in entrambi i casi lo squalo è un’anomalia naturale che domina l’oceano e mette in crisi l’ordine stabilito ma in Jaws lo squalo è un’entità misteriosa e quasi metafisica. In SUB AQUA, invece, lo seguiamo dalla nascita. Lo comprendiamo, lo “vediamo pensare” secondo una logica predatoria ma coerente.

L’AUTORE
Max Rain nasce a Lecco il 7 Novembre 1965. Schivo e oscuro, ha trasformato la sua passione per creature misteriose nell’avventura “Sub Aqua”, il suo primo romanzo ad alta tensione. Ex dee jay e da vent’anni recensore della scena musicale underground, Max Rain porta nella scrittura la stessa intensità oscura e viscerale che lo ha guidato nella sua carriera artistica, catalizzando incubi. Il Grande Squalo Bianco è il preferito tra tutti gli esseri tenebrosi che affollano la sua fantasia; questa storia dark e mozzafiato è il tributo a un ani- male affascinante e letale. “Sub Aqua” vuole far vivere al lettore ciò che Max Rain immagina scorra nei ‘pensieri’ del re supremo dei mari e delle sue prede. Benvenuti nel suo mondo d’ombra. Benvenuti sott’acqua.

Sub Aqua
Autore: Max Rain
Editore: Self Publisher / Bolla Rossa
Pagine: 378
ISBN-10: ‎3444684908
Costo: Cartaceo 15,98 €

Tutti i diritti riservati per immagini e testi agli aventi diritto ⓒ.




Ultima notte di Max Ferrara

La Redazione GHoST presenta Ultima notte, il nuovo video targato ClubGHoST & Ipnotica, un cortometraggio tratto da un’opera originale di Max Ferrara.

Il video è stato caricato sul nuovo canale You Tube ufficiale del Club GHoST:
https://youtube.com/@clubghost1994
che prossimamente ospiterà altre innumerevoli iniziative.
Per non perdere tutte le novità e supportarci vi invitiamo a iscrivervi al canale attivando la campanella per le notifiche.

Tutti i diritti riservati per immagini e testi agli aventi diritto ⓒ.




Presto verrò a prenderti di Alfonso Proietti

[…] Il detenuto con cui ho parlato stamattina ha ucciso più di dieci persone, perciò ero molto nervoso. Mentre lo aspettavo seduto e mi preparavo a riprenderlo, mi chiedevo che aspetto avrebbe avuto e immaginavo un uomo barbarico e oscuro.
Tuttavia, l’uomo che è entrato nella stanza ha tradito le mie aspettative. Il detenuto ha quarant’anni, il suo volto porta dei tratti molto mascolini e i segni evidenti di anni e anni di stress; ma, allo stesso tempo, il modo in cui si muoveva verso la sedia e il suo portamento trasmettevano una certa eleganza, […]

Presto verrò a prenderti di Alfonso Proietti edito dalla Rossini Editore – si colloca a metà tra l’horror soprannaturale e il thriller teologico, con forti influenze gotiche e una marcata impronta esoterico-religiosa. Il romanzo alterna un tono intimistico, da diario personale, a momenti di dialogo serrato, con un ritmo che cresce in intensità fino a esplosioni di tensione e orrore. Il linguaggio è evocativo, spesso suggestivo e con un forte utilizzo di simbologie bibliche e riferimenti alla demonologia.
Il romanzo è in grado di creare un’atmosfera cupa e inquietante, con immagini potenti e visioni disturbanti che restano impresse nella mente del lettore. L’uso del diario personale e delle testimonianze in prima persona aumenta il senso di coinvolgimento e immedesimazione.
L’alternanza tra il diario del prete, le interviste al detenuto e l’intreccio con la poliziotta Megan crea una narrazione stratificata e intrigante, che tiene il lettore sospeso tra passato e presente, tra visioni e realtà. Alcuni scambi, soprattutto quelli tra il prete e il detenuto, risultano molto costruiti e meno naturali. L’effetto può essere suggestivo, ma rischia di rendere il discorso meno credibile e più artificiale.
Al di la di questo, è una lettura che mi sento di consigliare, una buona prova d’esordio.

L’AUTORE
Alfonso Proietti (1999), cresciuto tra l’Australia e l’Italia, appassionato di arti marziali, che ha studiato nell’accademia del gran maestro Felix Leong, e di letteratura e cinema horror. Al suo esordio con questo romanzo.

Titolo: Presto verrò a prenderti
Autore: Alfonso Proietti
Editore: Rossini Editore
Collana: Narrativa
Pagine: 203
Prezzo: € 15,99
ISBN: 979-1259694690

Tutti i diritti riservati per immagini e testi agli aventi diritto ⓒ.




Trap di M. Night Shyamalan

Trap (Usa, 2024)
Regia: M. Night Shyamalan. Sceneggiatura: M. Night Shyamalan. Fotografia: Sayomphu Mukdiphrom. Montaggio: Noëmi Preiswerk. Musiche: Herdís Stefánsdóttir. Scenografia: Debbie DeVilla, Brittany Morrison. Costumi: Caroline Duncan. Produttori: M. Night Shyamalan, Marc Bienstock, Ashwin Rajan. Produttore esecutivo: Steven Schneider. Case di Produzione: Warner Bros. Pictures, Blinding Edge Pictures. Distribuzione (Italia): Warner Bros. Italia. Genere: Thriller, Giallo. Anno: 2024. Paese di produzione: Usa. Durata: 106′. Interpreti: Josh Hartnett (Cooper), Ariel Donoghue (Riley), Saleka (Lady Raven), Hayley Mills (dottoressa Josephine Grant), Alison Pill (Rachel), Jonathan Langdon (Jamie), Mark Bacolcol (Spencer), Marnie McPhail (mamma di Jody), Kid Cudi (The Thinker), Russ (Parker Wayne), Marcia Bennett (Madre di Cooper), Lochlan Miller (Logan Adams), M. Night Shyamalan (Zio di Lady Raven).

Cooper è un vigile del fuoco e padre di famiglia che realizza il sogno di sua figlia Riley: portarla al concerto della sua cantante preferita Lady Raven. Il pomeriggio procede bene fino a quando Cooper nota un esagerato spiegamento di forze di polizia. Chiede spiegazioni quindi a James, un commesso addetto alle vendite allo stand dei gadget, il quale gli dice che il concerto è una trappola per catturare Il Macellaio, un serial killer che da tempo terrorizza la città con dodici vittime all’attivo. L’FBI è venuta a sapere che tale killer sarebbe stato presente al concerto. Riley comincerà a notare gli strani atteggiamenti di suo padre ma l’uomo riesce a ingannare anche sua figlia in modo abile e calcolato. In alcune scene invece appare agitato e pensieroso proponendole di andare a curiosare in giro con l’unico scopo di trovare una via di fuga dall’edificio. Riuscirà comunque nel suo intento sfruttando la passione della figlia per la popstar ed entrando in contatto diretto con quest’ultima… ma sarà l’inizio della fine per Cooper che vedrà la sua vera identità venire allo scoperto.

M. Night Shyamalan torna alla regia a un anno dal suo ultimo Bussano alla Porta (datato 2023) con questo thriller semplice ma ricco di sostanza. Senza troppi giri di parole, il regista rivela quasi subito allo spettatore chi è l’assassino nel film in quanto non vuole giocare sulla suspense come se fosse un giallo poliziesco ma bensì concentrare l’attenzione sul personaggio. Il macellaio ci apparirà più che altro come un astuto “Arsenio Lupin” capace di svignarsela e farla franca facilmente ingegnandosi come può sfruttando l’ambiente circostante e la sua capacità di interagire con le persone (risparmiandoci di mostrare i suoi omicidi con dei flashback, il che risulta positivo visto il contesto trattato). Il merito della riuscita di tale personaggio sta nell’azzeccata scelta dell’attore, tale Josh Hartnett (Halloween 20 Anni Dopo, The Faculty, Il Giardino delle Vergini Suicide, Pearl Harbor, Sin City, 30 Giorni di Buio, Oppenheimer… giusto per citarne alcuni) che ci offre una performance convincente e si cala perfettamente nei panni del pazzo omicida nonostante abbia avuto sempre ruoli da bravo ragazzo nella sua carriera. Il film è anche una scusa da parte del regista (che interpreta un cameo come zio di Lady Raven) per pubblicizzare la figlia cantante Saleka (nei panni di Lady Raven) facendola dunque debuttare nel mondo del cinema affidandole il ruolo di personaggio chiave nella parte finale del film. Il finale, che tenderà a movimentarsi con una frenetica caccia all’uomo e allo stesso tempo con un inseguimento tra gatto e topo, risulta ben coordinato e studiato grazie a una sceneggiatura solida ma non troppo impegnativa che risponderà a tutti gli interrogativi che si è fatto lo spettatore durante la visione.

Il regista questa volta abbandona il suo essere visionario offrendoci un prodotto più concreto, quasi a trattarlo come un fatto realmente accaduto. Intrattiene senza annoiare. Seppur possa sembrare a tratti prevedibile, è comunque un film valido e meritevole di visione.

Tutti i diritti riservati per immagini e testi agli aventi diritto ⓒ.