Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos
Pubblicato da Gordiano Lupi in Cinema · Martedì 11 Nov 2025 · 3:00
Tags: Yorgos_Lanthimos, Colin_Farrell, Nicole_Kidman, Barry_Keoghan, Raffaey, Cassidy, Horror, Psicologico, Film, Recensioni
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Un dramma della disperazione
Horror psicologico, un thriller ansiogeno ricco di tensione
Il sacrificio del cervo sacro (Irlanda, Regno Unito 2017)
Titolo Originale: The Killing of a Sacred Deer. Lingua Originale: Inglese. Paesid i Produzione: Irlanda, Regno Unito. Anno: 2017. Durata: 121’.
Genere: Thriller, Drammatico, Orrore, Grottesco. Regia: Yorgos Lanthimos. Soggetto: Ifigenia in Aulide di Euripide. Sceneggiatura: Yorgos Lanthimos, Efthymis Filippou. Fotografia: Thimios Bakatakis. Montaggio: Yorgos Mavropsaridis.
Scenografia: Jade Healy. Costumi: Nancy Steiner. Produttori: Yorgos Lanthimos, Ed Guiney. Case di Produzioone: Film4, A24, Element Pictures. Distribuzione (Italia): Lucky Rrd (Andrea Occhipinti). Interpreti: Colin Farrell
(dott. Steven Murphy), Nicole Kidman (Anna Murphy), Barry Keoghan (Martin Lang), Raffaey Cassidy (Kim Murphy), Sunny Suljic (Bob Murphy), Bill Camp (Matthew Williams), Barry G. Bernson (dott. Larry
Banks), Herb Caillouet (Ed Thompson), Denise Dal Vera (Mary Williams), Drew Logan (preside), Alicia Silverstone (signora Lang).
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Yorgos Lanthimos è un regista e sceneggiatore greco molto interessante, apprezzato per l’intenso e coinvolgente
The Lobster, oltre che per le nomination al Premio Oscar ottenute da La favorita. Il sacrificio del cervo sacro è il suo sesto lavoro, un horror psicologico ricco di tensione, ripreso in maniera originale, con soluzioni di montaggio insolite, una fotografia
cupa e una colonna sonora da tragedia greca che conferisce alla storia un tono angosciante. In breve la trama, ricca di colpi di scena, che non va raccontata fino in fondo. Steven Murphy, un brillante chirurgo, conduce una
vita tranquilla con la moglie Anna, medico oftalmologo, e i due figli adolescenti, Kim e Bob, fino a quando Martin, un adolescente senza padre, non entra nella loro vita. Tutto cambia, sino ai limiti dell’angoscia e
dell’autodistruzione, perché il ragazzo accusa Steven di avergli ucciso il padre durante un’operazione cardiaca e gli impone di ristabilire l’equilibrio eliminando un membro della sua famiglia. Mi
fermo con la storia, perché quel che segue è per palati forti, tra sequenze conturbanti e claustrofobiche, tormenti interiori e decisioni assurde da prendere per poter sopravvivere. Candidato alla Palma d’Oro
a Cannes, come miglior film, si accontenta del premio alla sceneggiatura, ispirata alla tragedia greca Ifigenia in Aulide di Euripide, della quale conserva il tono cupo. Yorgos Lanthimos e Efthymis Filippou scrivono per sequenze un dramma della disperazione, un horror psicologico, un thriller ansiogeno (a tratti grottesco) che non presenta punti morti, ma qualche debolezza a livello di credibilità. Lo spettatore
perdona le cose che non tornano (ce ne sono!), perché se ama l’orrore viscerale, quello non soprannaturale ma realistico, viene ripagato con giuste dosi di tormento. La cosa più bella del film, per un cinefilo,
è apprezzare lo stile di regia di Lanthimos, una tecnica sopraffina, che non sceglie mai la ripresa banale e scontata, cercando di escogitare la strada
più complessa per gestire il racconto. Gli attori sono perfetti, da un imperturbabile Colin Farrell, che si lascia andare a rare crisi di nervi, a una bellissima e disperata Nicole Kidman, senza dimenticare il perfido Barry Keogham, nei panni di Martin. Un film che mi ero perso al cinema, recuperato grazie a Rai Movie che manda
in onda pellicole di qualità. Se non l’avete visto consiglio di recuperarlo su RaiPlay.
Fonti di questo articolo:
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