Muv-Luv Alternative di Yukio Nishimoto
Pubblicato da Marco Molendi in Animazione · Giovedì 01 Ott 2026 · 5:00
Tags: Yukio_Nishimoto, Tatsuhiko_Urahata, Hirohiko_Yoshida, Muv, Luv, Fantascienza, Mecha, Anime, Serie, TV, Recensioni
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Terribilmente confuso
Qualità del disegno che oscilla tra il mediocre e lo scadente
Muv-Luv Alternative (2022)
Regia: Yukio Nishimoto
Sceneggiatura: Tatsuhiko Urahata, Hirohiko Yoshida
Fotografia: Takeo Ogiwara
Montaggio: Ayako Tan
Animazione: Hirohiko Yoshida
Musiche: Even Call
Muv-Luv è un franchise di videogame nipponici dell’inizio degli anni duemila. Segue vagamente la scia di Combatti, muori, ripeti (Da noi arrivato come il film: Senza Domani o Edge of Tomorrow) dove un protagonista sembra reincarnarsi all’infinito in successive realtà parallele, spesso dopo una morte estremamente
cruenta. È un bel gioco, dall’alta giocabilità e che stupisce. Ne hanno tratto diverse trasposizioni anime, questa è la più completa e lunga.
Takeru si sveglia in camera sua, ma il mondo è finito. C’è una razza di alieni che sta conquistando il pianeta, i Beta. Questi mostri organici si comportano come
insetti, hanno fatto il nido sulla Terra e stanno invadendo. Non c’è problema, perché lui sa già tutto. Va in una base militare, chiede di essere arruolato ed entra in un corpo di difesa coi robottoni,
composto da gente che lui conosce già, ma loro non conoscono lui. Perché? Beh, perché Takeru è già morto in quella guerra, molti mesi nel futuro da adesso, e si è risvegliato ora.
Sa come il mondo finirà e l’umanità perderà, deve solo cambiare tutto per salvare il pianeta e i suoi amici. Per farlo dovrà morire diverse volte e addirittura diventare una specie di singolarità,
che gli permetterà di andare in universi paralleli a reperire informazioni.
Sembra affascinante; ma terribilmente confuso, vero? Eppure io ve l’ho spiegata facile: l’anime non vi farà questo piacere.
Torniamo indietro, anche noi. Il progetto si ispira a un gioco narrativo abbastanza celebre del 2003 dove, interpretando Takeru, leggiamo la sua storiella in un mondo completamente
normale, dove vive vicende romantiche con varie ragazze e deve sceglierne una. Quando si completa il gioco… si scopre che tutto quanto era una realtà alternativa di un apocalittico mondo del futuro dove Takeru
e le ragazze erano invece una squadra meccanizzata che lottava con gli alieni e lui, morendo (quando fai scelte sbagliate nel gioco, di solito) riviveva gli eventi per cercare di salvare il futuro. Grande colpo di scena, molti
dubbi, bella idea per rendere molto originale un giochetto che, altrimenti, era uguale ad altri cinquemila.
La trasposizione anime non ci ha capito niente, parte da metà, ti spiega confusamente e coi pensieri di Takeru (“show dont tell”, ok, ma facciamolo bene, magari?)
delle altre vite. Non si capisce come e perché capiti, non si capisce molto degli alieni, non si capisce molto di niente. Questo è il terzo remake (o spin off), il più completo, eppure è un’incomprensibile
casino. Ci hanno anche creduto, perché dura 24 episodi, ben due stagioni di “mochiccazzoèquesto?”. Oltretutto da un anime così ci si aspetta azione robotica, mostri alieni e una valanga di
fan service, no? Il gioco quello ti dava. Bene. La narrativa si prende sul serio, quindi ci da poco fan service (il che non è un male, anzi, è quasi un miglioramento) poi si incastra su un primo cour di delirio
di politica interna giapponese e guerra civile tra decine di robot, dal design uguale per tutti, che si combattono, perlopiù di notte. Se questo non basta per farvi mollare tutto, siete proprio tosti. Resilienza, sempre.
Vi stimo.
Credo che l’idea fosse di scimmiottare brand molto più grossi, Gundam insomma, con guerre civili rese il più realistiche possibili; ma a noi, cosa ce ne importa? Noi volevamo la guerra con gli alieni. Questa arriva nel secondo cour, purtroppo.
Rimane tutto infarcito di lunghissimi discorsi vacui e i mostri sono proprio tali, camminano, sanguinano, danno l’occasionale morso. È identico a milioni di altri anime simili con l’orda di mostri x che
avanza a numeri di nemici impossibilmente grandi. Comunque l’azione è relegata nelle ultime sei puntate e prima ci si annoia e confonde un altro po’. Quando finisce accade una cosa bellissima. C’è
una specie di cliffhanger che magari la serie può continuare, ma è finita e se non sei proprio un fanatico (“tutti i gusti sono gusti”, disse quello che mangiava la cacca) puoi scordarti sia mai esistito.
Tecnicamente questo anime non è meglio di come è stata resa la sua trama. La qualità del disegno oscilla tra il mediocre e lo scadente. Facce abbozzate, animazioni
legnose. Gli alieni sono dei copia incolla degli stessi tre o quattro modelli e non sembrano veramente interagire col circondario, né avere un senso o una estetica. La parte coi robot, oltre alla scarsissima inventiva,
gode di un 3D che è discreto, non sono brutti a vedersi, peccato che siano tutti molto simili (non uguali, no, ma diamine). L’animazione 3D è molto più veloce, questo per rendere le battaglie guardabili,
e alcune scene sono decenti. Altre sono un ripetersi delle solite tre inquadrature, ancora e ancora.
Non ho un ricordo particolarmente vivido della colonna sonora, ma nemmeno delle sigle. Posso dire che la seconda opening è dei Jam project, che sono famosi e molto apprezzati sul panorama degli anime robotici. Segno proprio che la produzione credeva davvero nel progetto. Ecco, perfino quella canzone è
mediocrina.
So che la domanda nasce spontanea ed è: “Ma perché l’hai guardato?”. Mi piaceva il videogioco, ma no, penso che alla fine volessi solo scrivere questa recensione. Se la meritava tutta.
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