Teresa è in piedi, appoggiata allo stipite della porta aperta.
Il cuore mancò un battito.
Stettero muti, immobili e impotenti.
A un tratto la radio gracchiò.
Alzò gli occhi al soffitto con rassegnazione.
Le lame saettarono dalle sue mani.
Si morse le labbra senza dire una parola.
Trovò otto corpi orribilmente mutilati.
Un brivido gelido mi risalì le vene.
Vedo qualcosa di strano ma che non riesco a metabolizzare.
Prosa in bilico tra poesia e visione.
Il portone si aprì con un rumore sordo.
Furono trovati tutti con la testa immersa nell’acqua.
Ricordo la linearità dei pensieri di allora.
L'azzurro fulgido del cielo mi si riversa negli occhi come metallo fuso.