Evil di Robert e Michelle King
Pubblicato da Emanuela Ferrara in Serie TV · Giovedì 30 Lug 2026 · 8:30
Tags: Robert_King, Michelle_King, Katja_Herbers, Mike_Colter, Aasif_Mandvi, Michael_Emerson, Paramount+, Horror_Psicologico, Serie, TV, Recensioni
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Quando il vero orrore nasce dal dubbio
Una serie che ogni amante dell'horror psicologico dovrebbe recuperare
Evil (Usa 2019-2024)
Ideatore: Robert King e Michelle King. Regia: Robert King, John Dahl, Peter Sollett, Nelson McCormick, Jim McKay, Ron Underwood, Félix Enríquez Alcalá, Frederick
E.O. Toye e altri registi che hanno mantenuto una notevole continuità stilistica. Musiche: David Buckley. Fotografia: vari direttori della fotografia, con uno stile visivo volutamente realistico e progressivamente sempre
più inquietante. Disponibile su: Paramount+. Produzione: CBS Studios, King Size Productions. Paese di produzione: Stati Uniti. Anni di produzione: 2019–2024. Stagioni: 4. Episodi: 50. Genere: Horror, Thriller
Psicologico, Soprannaturale, Mystery, Drammatico. Distribuzione originale: CBS (stagione 1), Paramount+ (stagioni 2-4). Interpreti: Katja Herbers (Kristen Bouchard), Mike Colter (David Acosta), Aasif Mandvi (Ben Shakir), Michael
Emerson (Dr. Leland Townsend), Christine Lahti (Sheryl Luria), Kurt Fuller (Dr. Kurt Boggs), Andrea Martin (Sister Andrea), Brooklyn Shuck (Lynn Bouchard), Skylar Gray (Lila Bouchard), Maddy Crocco (Lexis Bouchard), Dalya
Knapp (Laura Bouchard).
Ci sono serie horror che cercano di spaventarti con mostri, sangue ed effetti speciali. Poi ce ne sono altre che scelgono una strada molto più sottile: entrano lentamente nella
tua testa, si siedono lì e iniziano a farti dubitare di tutto quello che stai guardando. Evil appartiene a questa seconda categoria ed è probabilmente una
delle serie più intelligenti che il panorama televisivo abbia regalato agli appassionati dell'horror negli ultimi anni.
Creata dalla coppia Robert King e Michelle King, già autori di The Good Wife e The Good Fight, la serie è andata in onda dal 2019 al 2024 per quattro stagioni, prima su CBS e successivamente su Paramount+, riuscendo a costruire un'identità tutta sua. Non è un horror classico, non è un semplice thriller
investigativo e non è nemmeno una serie religiosa. È tutte queste cose insieme. Un equilibrio delicatissimo che, episodio dopo episodio, diventa sempre più affascinante.
La storia ruota attorno a tre protagonisti molto diversi tra loro. Kristen Bouchard, interpretata dalla bravissima Katja Herbers, è una psicologa forense che affronta ogni caso con razionalità e metodo scientifico. David Acosta, interpretato da Mike Colter, è un uomo che sta completando il suo percorso per diventare sacerdote cattolico e viene incaricato dalla Chiesa di verificare presunti miracoli, possessioni
demoniache e fenomeni inspiegabili. A completare il trio c'è Ben Shakir, interpretato da Aasif Mandvi, ingegnere ed esperto di tecnologia, convinto che qualsiasi evento possa essere spiegato attraverso la logica e la scienza. Tre personalità completamente diverse che, proprio grazie alle loro differenze, riescono
a rendere ogni indagine incredibilmente coinvolgente.
La struttura della serie potrebbe far pensare al classico procedurale: ogni episodio presenta un nuovo caso da analizzare. Una presunta possessione, un miracolo, una casa infestata,
un bambino dal comportamento inquietante o una creatura apparentemente impossibile. Ma sarebbe un errore fermarsi a questa superficie. Ogni episodio, infatti, rappresenta un tassello di un mosaico molto più grande.
Più la storia procede, più ci si accorge che tutti questi eventi sembrano appartenere a un disegno preciso, quasi invisibile, che avvolge lentamente i protagonisti.
La cosa che mi ha colpito maggiormente è che Evil non prova mai a convincere lo spettatore di una verità assoluta.
Anzi, fa esattamente il contrario. Ogni volta che pensi di avere trovato una spiegazione razionale, arriva un dettaglio che rimette tutto in discussione. Quando invece sei ormai convinto che ci sia davvero qualcosa di soprannaturale,
la serie introduce un elemento scientifico che sembra demolire ogni certezza. È questo continuo oscillare tra fede e ragione a rendere Evil così particolare. Alla fine di ogni episodio non ti resta la paura del mostro, ma il dubbio di aver assistito davvero a qualcosa che non può essere spiegato.
Kristen è probabilmente il personaggio più affascinante della serie. È intelligente, sarcastica, concreta e profondamente scettica. Fa un lavoro che la porta continuamente
a confrontarsi con il lato più oscuro della mente umana e, proprio per questo, rifiuta qualsiasi spiegazione soprannaturale. Eppure, stagione dopo stagione, il terreno sotto i suoi piedi inizia lentamente a sgretolarsi.
La sua evoluzione è scritta con una naturalezza sorprendente e Katja Herbers riesce a darle una profondità emotiva davvero rara.
David Acosta rappresenta l'altra faccia della medaglia. È un uomo di fede, ma non è mai un fanatico. Anzi, spesso è proprio lui il primo a cercare una spiegazione
logica agli eventi che si trova davanti. Mike Colter gli regala una presenza scenica straordinaria, fatta di silenzi, dubbi e conflitti interiori. David non
è il classico sacerdote che combatte il demonio con il crocifisso in mano. È un uomo che cerca disperatamente di capire quale sia il confine tra ciò che appartiene alla spiritualità e ciò
che invece nasce semplicemente dalla sofferenza umana.
Ben Shakir è invece il personaggio che porta una ventata di leggerezza senza mai trasformarsi nella classica spalla comica. Ogni volta che compare sulla scena con i suoi strumenti
tecnologici e le sue spiegazioni scientifiche sembra quasi voler riportare tutti con i piedi per terra. Eppure anche lui, episodio dopo episodio, sarà costretto a confrontarsi con eventi che mettono seriamente in crisi
il suo modo di vedere il mondo.
Se però esiste un personaggio destinato a rimanere impresso nella memoria dello spettatore, quello è senza dubbio Leland Townsend, interpretato da un immenso Michael Emerson. Chi ha amato Lost lo ricorderà nel ruolo di Benjamin Linus, ma qui riesce addirittura a superarsi. Leland non è un mostro nel senso tradizionale del termine.
Non ha bisogno di trasformarsi in una creatura demoniaca per fare paura. Gli basta parlare. Sorride, manipola, osserva, semina dubbi e corrompe lentamente chiunque gli stia intorno. È il Male nella sua forma più
elegante e inquietante. Uno di quei cattivi che non dimentichi facilmente perché potrebbe tranquillamente essere una persona incontrata per strada.
Dal punto di vista registico Evil dimostra una cura davvero notevole. La serie è stata diretta da diversi registi, tra cui
John Dahl, gli stessi Robert King, Peter Sollett, Nelson McCormick e altri ancora, ma riesce comunque a mantenere una forte identità visiva dall'inizio alla fine. Non ci sono virtuosismi inutili o effetti speciali esagerati. Tutto è costruito per mettere a disagio lo spettatore
attraverso l'inquadratura, il suono e il ritmo della narrazione.
Anche la fotografia merita una menzione particolare. Non punta continuamente sull'oscurità totale, come spesso accade nell'horror contemporaneo. Al contrario, molte scene
si svolgono in pieno giorno, all'interno di case perfettamente normali, uffici, ospedali o scuole. È proprio questa apparente normalità a rendere tutto ancora più disturbante. Il Male, in Evil, non vive in castelli abbandonati o cimiteri dimenticati. Vive accanto a noi, nei luoghi che frequentiamo ogni giorno.
Un altro elemento che ho apprezzato enormemente è il coraggio con cui la serie affronta temi estremamente attuali. Si parla di salute mentale, fanatismo religioso, manipolazione
psicologica, tecnologia, maternità, intelligenza artificiale, educazione dei figli, social network e potere della suggestione. Tutti argomenti che vengono inseriti nella narrazione senza mai dare la sensazione di assistere
a una lezione di filosofia o di psicologia. Ogni tema nasce naturalmente dalle vicende dei protagonisti e contribuisce a rendere la storia ancora più credibile.
Naturalmente Evil non è una serie perfetta. Alcuni episodi risultano più riusciti di altri e, soprattutto nelle ultime
stagioni, alcune sottotrame avrebbero meritato uno sviluppo ancora maggiore. La mitologia costruita dai King è così ricca che, a tratti, viene quasi la sensazione che gli autori abbiano avuto molte più idee del tempo a disposizione per raccontarle. Nonostante questo, la qualità generale rimane
altissima e anche gli episodi meno convincenti conservano sempre qualcosa di interessante da offrire.
C'è poi un aspetto che personalmente considero il vero punto di forza della serie. Evil non utilizza mai il soprannaturale come semplice espediente narrativo. Il demonio, le possessioni e i miracoli non sono soltanto elementi horror. Diventano metafore delle nostre paure
più profonde, dei sensi di colpa, delle fragilità e delle zone d'ombra che ognuno di noi porta dentro di sé. Alla fine, il dubbio che la serie lascia non riguarda tanto l'esistenza del diavolo,
quanto la facilità con cui gli esseri umani possono diventare strumenti del Male senza nemmeno rendersene conto.
In un periodo in cui molte produzioni horror sembrano puntare esclusivamente sull'impatto visivo, Evil sceglie una strada molto più difficile ma decisamente più efficace. Costruisce l'angoscia attraverso la scrittura, il dialogo e i personaggi. Ti costringe a pensare.
Ti fa mettere continuamente in discussione quello che hai appena visto. E quando scorrono i titoli di coda ti accorgi che la parte più inquietante della storia non è ciò che è accaduto sullo schermo,
ma tutte le domande che continuano a ronzarti nella testa.
Per questo motivo considero Evil una delle migliori serie horror degli ultimi anni. Non perché faccia più paura di altre, ma perché riesce a fare qualcosa di molto più
difficile: trasformare il dubbio nel vero protagonista della storia. E quando una serie riesce a farti dubitare perfino delle tue convinzioni, allora significa che ha colpito nel segno.
Voto finale: 5/5
Una serie che ogni amante dell'horror psicologico dovrebbe recuperare. Raffinata, inquietante, intelligente e interpretata da un cast semplicemente straordinario. Evil dimostra che il Male non ha sempre bisogno di mostrarsi. A volte gli basta aspettare, in silenzio, che siamo noi ad aprirgli la porta.
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