Shortwave di Ryan Gregory Phillips

Shortwave di Ryan Gregory PhillipsShortwave di Ryan Gregory Phillips, un indie tecnicamente mostruoso e originale.

Shortwave di Ryan Gregory Phillips, un mix perfetto di scene in cui tristezza e gioia giocano a ping-pong con i sentimenti dello spettatore.

Shortwave di Ryan Gregory Phillips. La linea di demarcazione tra un thriller e un horror vero e proprio è spesso più sottile di un vellutato foglio di carta velina.

Le pellicole in cui questi due generi si fondono vantano una miriade spropositata di esponenti, in cui non si riesce sensibilmente a definirne il genere di appartenenza; ma un prodotto che riesca a tessere omogeneamente al suo interno queste due tipologie cinematografiche e al contempo sprizzare sci-fi ad ogni fotogramma, disturbando lo spettatore in maniera quasi furiosa per gran parte della sua durata, è merce in via di estinzione.

Un dramma, incentrato prevalentemente sul reciproco scambio di sguardi e di affetti di due soli attori presenti su schermo per gran parte della sua durata, come raramente si riesce a realizzare (Possession di Zulawski è un’opera a sé per tutta una serie di motivazioni), è qualcosa che eleva all’ennesima potenza il film oggetto di quest’analisi, in cui la sofferenza, il disturbo psico-fisico e le massicce dosi di violenza imperversano a dismisura, donando allo spettatore assetato di novità e freschezza mastodontiche dosi di esaustività e beatitudine.

Ryan Gregory Philips accende con cura un focolare e con superba maestria appende al di sopra di esso un calderone in cui tutti i sottogeneri citati vengono sapientemente amalgamati per dar vita a qualcosa di rara bellezza e trasporto emozionale, che difficilmente si dimentica col tempo.

Un film del 2016, prova d’amore e d’orgoglio per il giovane regista americano, che dopo essere riuscito a racimolare un gruzzoletto appena sufficiente sforna la sua seconda opera, intrisa di tanto coraggio e idee originali. Il regista, benché la sua opera richiami fortemente pellicole come EX – Machina o il più recente It comes at night, si appropria in maniera autoritaria della macchina da presa e colpisce a muso duro anche lo spettatore più scettico, dando alla vita un lungometraggio che senza mezzi termini, riesce a emozionare, far piangere, spaventare e disturbare. Il tutto distribuito in egual misura lungo gli 85 minuti di durata del film.

La sofferenza e il calvario per la perdita repentina di un figlio fanno sia da contorno che da parte integrante della spina dorsale di questa storia, in cui si è inverosimilmente proiettati all’interno delle menti e, metaforicamente parlando, accanto ai veri protagonisti, con i quali ogni sensazione, positiva o negativa che sia, verrà fortemente condivisa, sfociando in un’empatia quasi mistica e ben accetta ai fini di una fruizione più completa del tutto.

Shortwave mostra i suoi avvolgenti assi nella manica poco alla volta, serviti a dovere mediante l’utilizzo di una track-list poliedrica e accattivante, in cui melodie profondamente malinconiche e soavi si alternano a tambureggianti e fastidiosissimi rumori pseudo-elettronici in cui i timpani e gli emisferi cerebrali dello spettatore vengono violentati e turbati in maniera estremamente invadente, quasi come se non si volesse dare un fermo al mix perfetto di scene in cui tristezza e gioia giocano a ping-pong con i sentimenti dello spettatore, per sfociare quasi fulmineamente in allucinazioni a occhi aperti in cui si perde la cognizione sul che cosa stia realmente accadendo, culminando quasi sempre con un’esplosione di terrore e/o di sangue.

A livello tecnico siamo di fronte a una fotografia che abbraccia amorevolmente le tonalità più distinte di un bianco soffice e tenue, a tratti quasi sfocato volto a personificare lo stato sofferente e allucinatorio degli attori, alternando il tutto alle più svariate tonalità di rosso e porpora tipiche dei neon, quasi come a spezzare i fragili intelletti e le consapevolezze sia dello spettatore che delle loro controparti attoriali, con le quali, come già detto, si dividono in egual misura gli stati emozionali.

Dopo un inizio roboante in cui si assiste incolumi alla disperazione per la scomparsa della piccola Amanda e successivamente essere stati esposti a fulminei fotogrammi volti quasi ad anticipare l’evolversi di una storia che mette subito i puntini sulle “i”, Josh ed Elizabeth vedono infrangersi tutti i loro sogni di una vita serena e felice, in cui il ricordo della loro unica figlia è tutto ciò che accompagna le loro esistenze, consci che niente potrà mai far tornare le cose come erano un tempo.

Per tentare una ripresa sia psicologica che fisica, i due coniugi si trasferiscono in una recondita e iper-tecnologica abitazione immersa in un bosco, con l’ulteriore scopo di proseguire gli studi e gli esperimenti, da parte di Josh, per quanto concerne la decifrazione e la comprensione di particolari messaggi inviati tramite microonde nello spazio, nella speranza di riuscire a trovare risposta a una delle eterne domande che affliggono l’uomo sul mistero della vita nell’universo.

Con una vita che sempre più sembra volersi allontanare da lei, Isabel continua a patire la perdita della figlia, impotente di fronte al dolore affettivo in lei instauratosi.

La scoperta di una radio che sembra azionarsi automaticamente, posta al di fuori del laboratorio sotterraneo in cui il marito e il suo collega conducono i loro esperimenti, darà per lei il via a una serie di allucinazioni e materializzazioni del suo subconscio, in cui strane e mostruose presenze l’accompagneranno nella normale routine quotidiana, in cui lei, che sia intenta a masturbarsi o che si stia semplicemente cimentando in una rifocillante doccia, inverosimilmente vedrà confusa la propria realtà, costringendola a vivere in condizioni in cui nessuno sembrerà crederle.

Ansia e paura attanaglieranno i due coniugi, specie fino al momento in cui Josh, voglioso di credere ai racconti della moglie, non inizierà a presenziare a delle sedute in cui Isabel, volontariamente verrà sottoposta alla ricezione e all’ascolto dei messaggi a microonde cui lui sta lavorando e che a questo punto si troverà costretto a dover rivelare di aver avuto effettivamente risposte da altre forme di vita…

L’abbondante mezz’ora finale del film si farà strada attraverso un’incessante e furiosa dose di disturbo psicologico, sangue e violenza, mai fini a se stessi, bensì accompagnati da sapienti scelte registiche e ad un plot-twist da sloga-mascelle, che regaleranno una conclusione angosciante, triste e dolorosa che sicuramente non verrà facilmente dimenticata: un melting pot composto da plasma e lacrime in cui l’amore stesso dei due meravigliosi protagonisti, strabordante di trasporto emozionale e incredula veridicità, verrà messo in discussione, il tutto per la sempre verde voglia dell’essere umano di valicare confini a esso proibiti e pericolosi.

La miriade di premi che questo film vanta, tra cui quelli per gli effetti speciali e le strabilianti performance degli attori protagonisti sono più che meritati. Questa pellicola merita molto più di quanto fino adesso sia riuscita a racimolare, sia in termini monetari che di notorietà. Un film con cui parecchie pellicole moderne dovrebbero misurarsi e con il quale non facilmente, a questi livelli, riuscirebbero a uscirne vincitori.

PRO

  • L’ interpretazione dei protagonisti è a dir poco magistrale.
  • Soundtrack gargantuesca e poliedrica, in grado in egual misura di disturbare quanto di emozionare.
  • Un Sci-Fi drammatico, carico di ansia, in grado di spaventare e incredibilmente sanguinolento.
  • Per essere un indie, tecnicamente risulta mostruoso e originale.
  • Per mezz’ora è un vero e proprio dramma-movie, si evolve in un thriller disturbante nell’intramezzo e si trasforma in un horror violento e feroce nel finale.
  • Un finale che non si dimentica facilmente.

CONTRO

  • Forse sofferente di un ritmo particolarmente lento nelle battute iniziali.
  • Qualche cliché disseminato qua e là, ma quasi impossibile da evitare.
  • Disponibile ad oggi in lingua originale.

Il trailer originale:


SHORTWAVE

Regia di Ryan Gregory Phillips
Con Cristobal Tapia Montt, Juanita Ringeling, Kyle Davis, Katie Carthen, Jay Ellis, Mick Ignis, Sara Malakul Lane.
Titolo originale: Shortwave.
Fantascienza, Thriller, durata 85 min. – Usa 2016

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