Qualcosa è andato storto di Andrea Brando

Antimateria– Certo che a pensarci c’è da uscirne pazzi – disse il comandante. – No, dico, la causalità inversa, l’effetto che precede la causa! Pensate come deve essere vivere…
– … con la merda che ti rientra nel culo – completai.
– Cazzo, con tutti gli esempi che si potevano fare… – si lamentò il capo.
– Giovanni ha ragione – mi diede manforte Giuseppe. – A quelli davvero va così. Gli stronzi sono lì che galleggiano nella tazza e poi, zac! Ti risalgono su per il buco del…
Lo interruppi. – Ma pensate piuttosto come deve essere trombare con una di quelle femmine aliene.
Questa volta il comandante sorrise. – Lei avrebbe l’orgasmo prima ancora che le mettano dentro l’uccello. – Stette a riflettere per qualche istante. – O magari non avrebbe nessun orgasmo. Diciamo che uno saprebbe subito se è stato efficace o no.
– Comunque, per buona creanza, potrebbe almeno simulare.
– Mah! Chissà cosa prevede il galateo laggiù.
Stavamo dicendo quelle stupidaggini per allentare la tensione. La nostra era una missione molto, ma molto pericolosa. Fra poco saremmo entrati nella zona dell’universo fatta di antimateria, ovvero materia la cui carica elettrica era opposta rispetto a quella nostra. Come è noto, se materia e antimateria entrano in contatto, si annichilano reciprocamente. Per ovviare a quell’inconveniente, la nostra astronave, viaggiava circondata da uno strato di vuoto, che avrebbe fatto da cuscinetto ed evitato il contatto con l’antimateria. Il rischio che qualcosa andasse storto era comunque parecchio alto.

Sul pianeta Arret, i coniugi I. scendevano a ritroso le scale di casa. Lei teneva un neonato in grembo. C’era un bel sole, ma non appena furono in strada, il signor I. si affrettò ad aprire l’ombrello già fradicio. Un attimo dopo iniziò a piovere.
– Già – replicò il signor I all’osservazione che la moglie non aveva ancora formulato, ma che lui già conosceva. Per il vero, anche le parole venivano pronunciate alla rovescia.
– Per fortuna fra poco smette – disse la signora I.
Poiché su quel pianeta il tempo procedeva a ritroso, i suoi abitanti, per il resto del tutto simili agli umani, avevano la particolarità di ricordare il futuro, ma di non conoscere il passato. Questo paradosso non era che una conseguenza del fatto che in quella zona dell’universo il secondo principio della termodinamica era rovesciato. Il sistema evolveva verso uno stato di maggior ordine, non di maggior disordine, ovvero l’entropia decresceva, non aumentava. Era come vedere un film proiettato al contrario. Lì i frammenti di un piatto rotto si riunivano e il piatto caduto a terra saltava dal pavimento sul tavolo. Finché il piatto era rotto, gli abitanti di Arret ricordavano di averlo visto integro, nel futuro; ma quando il piatto fosse tornato intero, i medesimi non avrebbero ricordato che quel piatto era stato a pezzi, nel passato.

– Tentare di catturare qualcuno di loro con la forza è fuori discussione – affermò Giuseppe. – Loro sanno già del nostro arrivo, conoscono il futuro.

Il comandante scosse il capo. – Sì, non dobbiamo usare la forza, siamo lì per trovare un accordo, ma a differenza di te non sono affatto convinto che gli alieni riescano a prevedere il nostro comportamento. Tieni presente che per noi vale sempre il nostro secondo principio della termodinamica, noi agiamo in base ai nostri principi di causalità, che sono opposti ai loro. Può darsi che non siano in grado di prevedere – o di ricordare, secondo il loro punto di vista – quel che faremo.
– Più ci penso e più questa storia non mi piace – esclamai. – Non avrei mai dovuto accettare questo incarico del cazzo.
– È ben pagato – mi ricordò Giuseppe. – E poi tu te ne puoi tornare a casa, mentre noi, se la nostra proposta viene accettata, dovremo fermarci lì per dieci anni.
In effetti, l’idea era di proporre a due alieni di venire sulla Terra insieme a me, mentre Giuseppe e Luca si sarebbero fermati sul pianeta fatto di antimateria.
– Sì, ma se non torno a casa, sai cosa me ne faccio dei soldi?
– Considera che noi siamo meglio armati – obiettò il comandante. – Negli ultimi due secoli non sono state più rilevate tracce di uso di energia nucleare da parte degli alieni. Questo vuol dire che attualmente non hanno armi nucleari a disposizione, mentre noi le abbiamo. E d’altronde è logico che sia così. Siccome lì il tempo va a ritroso, il loro livello tecnologico sta sicuramente regredendo.
– Sarà. Sta di fatto che ci hanno già provato in tanti a compiere questa missione e nessuno è mai tornato.
– Gli scienziati hanno capito cosa non ha funzionato le volte precedenti. – Il comandante si mise a enumerare sulle dita i fallimenti pregressi. – Nella prima spedizione non c’era stato abbastanza isolamento per evitare il contatto con l’antimateria. Nella seconda non si era tenuto conto che in una zona a entropia decrescente non si sarebbe potuta sfruttare nessuna spinta inerziale; insomma, non c’era abbastanza carburante. Nella terza, l’astronave era sì perfettamente isolata dall’antimateria, ma ha subìto il rovesciamento del secondo principio della termodinamica. Per l’equipaggio della nave il tempo deve aver cominciato a scorrere all’indietro, quei poveretti si saranno dimenticati del loro passato e quindi non sono stati più in grado di tornare a casa.
– Magari li troveremo da qualche parte sul pianeta – ipotizzò Giuseppe. – Saremo noi a riportarli indietro, se li troveremo ancora vivi.
– Sia come sia, – continuò il comandante – questa volta ci siamo premuniti. La nostra nave sarà un vero e proprio sistema isolato, per noi il tempo continuerà a scorrere nella maniera usuale.

I coniugi I. stavano viaggiando al contrario verso la clinica neonatale. Il bambino che la signora I. teneva tra le braccia stava per tornare nella sua pancia. Per questo i due erano molto tristi. Fra poco non avrebbero più rivisto Otrebla, il loro unico figlio. O forse, chissà, magari ne avevano avuti degli altri nel passato, ma ora non potevano più saperlo.
– Sì, è ovvio. Scherzavo – disse il signor I., in risposta a ciò che la moglie non aveva ancora detto. L’uomo ridacchiò, ma senza vera allegria.
– Peccato che dicano solo cazzate. Ci credono solo i cretini – osservò la signora I.
– Ci sono le chiromanti, però. Ti leggono la mano e predicono il tuo passato.
– Sai bene che non è possibile.
Il signor I. sospirò. – Vorrei tanto conoscere il passato, specie in un momento come questo.
– Non so, qualunque sia stato il suo mestiere, io spero solo che sia stato felice.
– Chissà cosa ha fatto Otrebla quando è stato grande? – buttò lì il signor I.

Mi rivolsi a Luca. – Mi sembri ottimista. Ritieni davvero di poter convincere due alieni a venire sulla Terra?
– Sì, credo di sì. Noi abbiamo delle capacità che ai loro occhi sono portentose. Noi conosciamo il passato.
– Non per fare il disfattista, ma non mi sembra che in realtà abbiamo granché da offrire. L’unico passato che conosciamo è il nostro. Del loro passato non sappiamo proprio un accidente.
– Per adesso. Ma se io e Giuseppe ci fermeremo dieci anni, a quel punto conosceremo dieci anni della loro storia.
– Uh, la storia, dici. Appunto. Capisco che la loro memoria funzioni al contrario, ma possibile che non esistano libri di storia su quello stramaledetto pianeta?
– Esistono senz’altro, ma raccontano il futuro, non il passato.
– Va beh, ma il futuro arriva, è inevitabile, si trasforma in presente e poi in passato, ma nel frattempo il libro è sempre lì…
– No, nel frattempo il libro non esiste più! Per capire come vanno le cose, devi sempre immaginare il film che scorre alla rovescia. Allora, supponiamo che il libro verrà scritto fra cent’anni? Bene, oggi lo si può trovare tranquillamente nelle librerie e nelle biblioteche. Gli esemplari cartacei della prima edizione, se sono tuttora in circolazione, saranno piuttosto ingialliti. Al trascorrere degli anni, però, saranno sempre meno ingialliti, saranno sempre più nuovi. A un certo punto, al centesimo anno, saranno nuovi di pacca.
– E poi?
– E poi spariranno dalle biblioteche e dalle librerie. Esisterà solo il manoscritto originale dell’autore. Nota bene che l’autore comincerà a scrivere il libro partendo dalla fine e, a mano a mano che procederà nella scrittura, l’opera progressivamente si cancellerà. Dopo che avrà finito di scrivere la prima riga, il manoscritto semplicemente cesserà di esistere.
– Ma quindi tutti i libri che verranno scritti da oggi fino alla fine dei tempi sono a loro disposizione?
– No, non tutti. Noi conserviamo forse tutti i libri del passato? Molti sono andati persi. Lo stesso vale per loro. Mettiamo che un libro verrà scritto fra duecento anni, ma fra cent’anni le poche copie esistenti finiranno distrutte. Questo vuol dire che oggi quel libro non ce l’hanno. Ce l’avranno fra cent’anni, dopo che l’evento della distruzione sarà entrato nel passato.

I signori I. uscirono dalla clinica neonatale accompagnati da un’infermiera vestita di nero, l’espressione grave sul volto. – Condoglianze – si congedò infine.
La signora I., sorretta dal marito, si avviò singhiozzando verso la vettura. Ora aveva la pancia di una donna incinta da nove mesi. Il piccolo Otrebla era definitivamente rientrato in lei.
– Sì, ma è talmente triste – esclamò la puerpera.
Il marito parlò con tono rassegnato. – Non possiamo farci niente. Dobbiamo accettarlo. Fa parte della vita.
La donna si sfiorò il pancione con una mano. – Posso ancora sentirlo. Si sta muovendo. Ma fra qualche mese non ci sarà più neppure questo. Nostro figlio sparirà completamente dalle nostre vite!
– Non essere triste, Ada – tentò di consolarla il signor I. – Sono sicuro che nostro figlio ha avuto una bella vita, che si è realizzato.

– E ovviamente quello che vale per i libri vale anche le riprese audio-video? – tornai alla carica.
– Ovviamente. Il filmato che verrà girato fra tre giorni si può vedere già oggi, ma fra quattro giorni non esisterà più.
Intervenne Giuseppe. – E secondo te anche le nostre riprese faranno la stessa fine?
Il volto del comandante divenne perplesso. – Non lo so. Noi siamo un’isola a entropia crescente all’interno di un mondo che è a entropia decrescente. Non so cosa le nostre telecamere potranno riprendere. Il futuro? Il passato? Sono davvero curioso di vederlo.
Giuseppe sorrise. – Forse vedremo noi stessi.
– Ho capito. Ti riferisci alla congettura secondo la quale quel misterioso pianeta sarebbe solo la nostra Terra, ma nel futuro, quando l’Universo sarà in fase di contrazione.
– Beh, in fondo noi siamo arrivati qui attraverso un wormhole…
– A parte il fatto che l’Universo potrebbe anche espandersi per sempre, non è mica detto che prima o poi si debba contrarre. E comunque, se vuoi saperlo, a me questa ipotesi che quel pianeta sia la Terra del futuro mi è sempre sembrata una cazzata.

I signori I. incrociarono un allegro e chiassoso funerale. Il carro funebre, bianco come era d’uso, era addobbato con festoni e coccarde colorate. I veicoli che lo precedevano suonavano il clacson euforici. Erano sicuramente le auto di parenti e amici, impazienti di riabbracciare il defunto che stava per tornare in vita.
Una donna a bordo di una delle macchine che componevano il corteo si fece il segno della croce e il suo volto raggiante di felicità per un istante si incupì. Aveva certamente notato il pancione di Ada.
– Come li invidio – commentò la signora I. con amarezza. – Per loro oggi è un giorno di festa.
Presto però il variopinto corteo funebre fu dietro le spalle dei signori I. e anche il ricordo di esso si perse, come tutte le cose passate.

Non ero mai stato un teorico e, pertanto, molto di quella situazione assurda tendeva a sfuggirmi. Luca, il comandante, e Giuseppe erano certamente molto più ferrati di me, specialmente il primo.
– C’è un’altra cosa che non capisco – dissi rivolto a entrambi. – Questa gente ricorda il futuro, e va bene. Ma possibile che non vogliano e non possano cambiarlo? Voglio dire, se io so che domani passando per quella determinata via mi cadrà un vaso in testa, perché dovrei essere così pirla da passare proprio di lì? Se ho un minimo di sale in zucca, cambierò strada.
– Non puoi – disse il comandante.
– E perché no? In fondo il futuro non è ancora arrivato. Cos’è che mi costringe a prendermi per forza il vaso in testa?
– Tu pensi che noi possiamo cambiare il nostro passato? – domandò Luca.
– Certo che no. Il passato è passato. Nessuno lo può più modificare.
– Ok. Loro potrebbero invece dirti che il futuro è futuro. Nessuno lo può più modificare. Tu il vaso in testa lo prenderai domani, ma la testa ce l’hai già rotta oggi. Non ci puoi fare proprio niente.
– Ma questo significa che quei tizi non sono realmente liberi! Sono come degli attori costretti a recitare un copione già scritto.
– Bah! Loro non possono modificare il futuro, noi non possiamo modificare il passato. La situazione è perfettamente speculare – obiettò il comandante.
– No che non lo è! Perché noi il futuro ce lo possiamo scegliere, mentre loro, oltre a non poter intervenire sul futuro, non possono cambiare nemmeno il passato.
– Sei proprio sicuro che noi il futuro ce lo possiamo scegliere? – si fece sentire Giuseppe. – Se fosse davvero così, la nostra missione sarebbe un fallimento.
Luca annuì. – Vogliamo portare due di loro da noi e tenerli per dieci anni. Poiché ricordano il futuro, appena arrivati dovrebbero essere in grado di raccontarci quel che ci succederà nei prossimi dieci anni. Se però fosse vero che il nostro futuro ce lo possiamo scegliere, che non è già scritto, beh, in tal caso i nostri ospiti alieni non sarebbero in grado di raccontarci niente.
– Ma d’altra parte, – osservò Giuseppe con un sorriso astuto – se potessero invece raccontarci qualcosa, vorrebbe dire che il futuro è già scritto, dunque non lo potremmo in ogni caso modificare. E allora a cosa ci servirebbe saperlo prima?
– Uhm… – riflettei. – Comunque la mettiamo, la nostra missione è un fallimento. Adesso comincio a capire perché l’hanno affidata a tre cialtroni come noi.
– No, non dobbiamo buttarci giù così – replicò il comandante. – La missione ha in realtà un’importanza enorme. Potremo finalmente sapere se esiste sul serio il libero arbitrio o se è solo una pia illusione.
Ci ammutolimmo. Gli indicatori segnalavano che stavamo per entrare nella zona di antimateria. Pregai mentalmente che lo scudo di vuoto attorno alla nostra astronave reggesse.

I signori I. incrociarono improvvisamente una barriera invisibile che arrestò il loro veicolo, impedendo loro di proseguire. Dietro la barriera c’era una nave, con dentro delle persone, ma questo i signori I. non potevano vederlo, era già nel loro passato. Dopo qualche momento, la barriera se ne andò, così come era arrivata. L’evento non venne in alcun modo registrato dalle menti dei signori I.

– Qualcosa è andato storto – esclamai, in un certo senso risollevato. – Siamo sempre nella zona di materia.
– Dobbiamo ritentare – disse subito il comandante.

I signori I. incrociarono improvvisamente una barriera invisibile che arrestò il loro veicolo, impedendo loro di proseguire. Dietro la barriera c’era una nave, con dentro delle persone, ma questo i signori I. non potevano vederlo, era già nel loro passato. Dopo qualche momento, la barriera se ne andò, così come era arrivata. L’evento non venne in alcun modo registrato dalle menti dei signori I.

– Qualcosa è andato storto – esclamai, in un certo senso risollevato. – Siamo sempre nella zona di materia.
– Dobbiamo ritentare – disse subito il comandante.

I signori I. incrociarono improvvisamente una barriera invisibile che arrestò il loro veicolo, impedendo loro di proseguire. Dietro la barriera c’era una nave, con dentro delle persone, ma questo i signori I. non potevano vederlo, era già nel loro passato. Dopo qualche momento, la barriera se ne andò, così come era arrivata. L’evento non venne in alcun modo registrato dalle menti dei signori I.

– Qualcosa è andato storto…

L’AUTORE
Andrea Brando (pseudonimo) nasce a Milano il 25 giugno 1973. È avvocato civilista.
Ha pubblicato un romanzo giallo nel 2013 con la Todaro Editore, dal titolo A che ora cenano i cannibali.
Nel 2015 ha pubblicato su Amazon il romanzo gotico Per il sabba sempre dritto.
Nel 2018 la Todaro Editore ha pubblicato il suo lungo racconto gotico La cura del diavolo.
Nel 2019 ha pubblicato il romanzo horror Angela Merkel contro i morti viventi, per la Apollo Edizioni.

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