Chi è Gloria Barberi, autrice de L’occhio sinistro di Horus?

Gloria BarberiIn occasione della pubblicazione a puntate de L’occhio sinistro di Horus a partire da domani 12 maggio, appuntamento che si ripeterà tutte le domeniche, abbiamo intervistato Gloria Barberi, autrice del romanzo.

Chi è Gloria Barberi e qual è il suo rapporto con il mondo del fantastico?
Gloria è una persona come tante appassionata di letteratura e altre arti, con una tendenza a fantasticare che la porta a inserire quasi sempre un elemento fantastico in ciò che scrive. Se sapesse dipingere, seguirebbe le orme di Dalì o Magritte. Geneticamente è un bizzarro impasto tosco-ligure-piemontese, con ignote radici da parte paterna, essendo il bisnonno un trovatello abbandonato nella ruota dello Spedale degli Innocenti di Firenze. Il cognome Bàrberi, in Liguria “addomesticato” in Barbéri, era in origine Barbari, uno dei tanti cognomi che venivano appioppati ai bimbi, dopo anni in cui vigeva l’uso di chiamarli semplicemente Degli Innocenti. Dopotutto, al bimbo andò più che bene. Altri due, presenti sul registro dei battesimi accanto a lui, si videro imporre rispettivamente il cognome di Pozzangheri l’uno, e di Gastighi l’altro.
Da parte materna, invece, le radici si ritrovano nelle Valli Valdesi attorno a Torino, fra Torre Pellice e Angrogna, luoghi che hanno contribuito alla passione per il fantastico con un carico di leggende locali, raccontate dai nonni alla bimba ancor piccina che, per il resto, già si pasceva di Verne e Salgari, grazie a un fratello più grande e una mamma amante dei romanzi di avventura e fantastico in generale. Quindi, l’indottrinamento risale alla prima infanzia, stimolato anche dalla visione di film come dal semplice gioco di cercare forme e immagini nelle nuvole. Essere in grado di trovare un pizzico di fantasia nella quotidianità è comunque il miglior antidoto contro la noia.
Ovviamente da bambina sono cresciuta sentendomi un mostro a due teste poiché, all’infuori della cerchia familiare, nessuno sembrava condividere la mia passione. Per i coetanei, si trattava di “cose troppo complicate”, per gli adulti di “cose assurde”. Infanzia e adolescenza trascorse senza trovare nessuno con cui condividere la passione per il Fantastico, finché…

Ci racconta i suoi esordi?
Erano i primi anni ‘80 del secolo scorso (fa una certa impressione, detto così) e lavoravo in un’edicola. Un giorno mi capitò tra le mani una rivista appena uscita, “Pulp”, edita da Gianfranco Briatore di Torino, scrittore di fantascienza con lo pseudonimo di John Bree. Cercavano racconti. E da tempo avevo iniziato a scriverne, perciò decisi di inviarne qualcuno, e i riscontri furono positivi. Quasi contemporaneamente avevo contattato la rivista “SF..ere”, e così ebbe inizio la mia collaborazione con queste due “fanzines”. Come conseguenza ci fu la mia prima partecipazione a una Italcon, nel 1985 a Fanano (MO), durante la quale ebbi modo di stringere amicizie che sarebbero continuate attraverso gli anni, e mi portò la conoscenza di autori italiani affermati come Renato Pestriniero e di altri allora assolutamente in erba come Dario Tonani che da qualche anno sta ormai conoscendo un successo crescente. Sono quindi seguite altre Italcon e altre pubblicazioni, sia su riviste amatoriali che professionali, la partecipazione a premi letterari (con qualche vittoria, sì, vantiamoci pure!), e soprattutto tante occasioni di scambio di idee.

Quali sono i suoi autori di riferimento, gli scrittori che ama di più e perché?
A soli 13 anni mi innamorai persa di Ray Bradbury. Quel fratello maggiore di cui sopra aveva visto il film e di conseguenza comprato il romanzo, che per me rappresentò proprio la classica “cotta” letteraria. Oltre alla storia in sé amai subito il modo di tratteggiare i personaggi e di sollecitare l’immedesimazione del lettore in essi. Ovviamente poi lessi tutte le opere di questo autore su cui riuscii a mettere le mani, scoprendo con gioia che molti dei suoi racconti erano stati adattati a testi teatrali (altra passione, quella per il teatro, che già avevo ma non sapevo come coltivare). Allo stesso tempo, fin da bambina avevo scoperto e apprezzato un autore italiano, Mino Milani, che pur scrivendo romanzi e racconti di avventura solo occasionalmente viranti sul fantastico, possedeva uno stile “intimista” e un modo di guardare la storia dal punto di vista del personaggio che decisi di fare mio. Con quanto successo non so. Più che alla fantascienza, per scrivere la quale mi difettano conoscenze scientifiche, mi sono poi rivolta al fantastico e l’horror, con una predilezione per Poe. Negli ultimi anni ho apprezzato la saga dei vampiri di Anne Rice e, per la fantascienza, i romanzi cyberpunk di William Gibson. E non devo dimenticare Antoine de Saint-Exupéry, capace di creare una fiaba come Il piccolo principe ma anche di tramutare in esperienza onirica una trasvolata delle Ande.

Howard Carter, archeologo scopritore della tomba di Tutankhamon

Come le è venuto in mente di dedicare un romanzo a Howard Carter, archeologo realmente vissuto?
L’idea di scrivere su personaggi realmente esistiti, stravolgendo le loro vicende secondo i canoni del fantastico, pur mantenendomi fedele ai fatti reali, è una sfida che ho intrapreso da parecchi anni. Semplicemente, leggendo le biografie di questi personaggi, mi veniva voglia di parlare di loro e raccontarli a modo mio. Così ho “abusato” di parecchi di loro: Cesare Borgia, Benvenuto Cellini, Lawrence d’Arabia, lo stesso Antoine de Saint-Exupéry al quale devo un primo piazzamento al concorso Repubblica di San Marino nel 1997. Ma la mia conoscenza di Howard Carter risale a un giorno in quarta o quinta elementare. Si chiacchierava di “cosa farò da grande” e una compagna di classe, che più di noi tutte aveva letto e viaggiato, dichiarò: “Voglio diventare archeologa per fare una scoperta come quella di Howard Carter, che trovò la tomba di Tutankhamon”. Incuriosita, mi feci raccontare quanto lei sapeva, ma per allora la cosa morì lì. In seguito, attraverso gli anni, grazie a incontri e letture, l’egittologia diventò una delle mie passioni. Indubbiamente, la scoperta della tomba di Tutankhamon con tutti i suoi tesori fu una delle più importanti dell’archeologia, e fu resa famosa dalla leggenda della “maledizione”. E a forza di leggere libri sull’argomento, mi è venuta voglia di dare la mia personale versione della storia, ovviamente condendola con molti elementi fantastici. Ho passato piacevoli, seppur impegnative, giornate a fare ricerche sui personaggi che compaiono nello svolgersi delle vicende e sono quasi tutti realmente esistiti. Una bella sfida è stata anche mettermi nei panni del protagonista. Ma è stato molto divertente, ovvio!

C’è qualcosa che vuole dire ai suoi futuri lettori?
Divertitevi. Perlomeno, spero che questo avvenga! E saranno bene accette osservazioni e consigli che vorrete farmi avere sulla pagina Facebook che porta il mio nome, o a quella de L’occhio sinistro di Horus (https://www.facebook.com/Locchio-sinistro-di-Horus-1802636523324210/) dove sono pubblicate immagini che ho rielaborato sul tema del romanzo, in una sorta di presentazione. Insomma, se vi va… giocate con me.

                                                                  a cura di Luca Bonatesta
                                                       (lucabonatesta71@gmail.com)

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