Il violino maledetto di Biancamaria Massaro

 

Il violino maledetto di Biancamaria MassaroAmici e parenti avevano tentato senza risultato di confortarlo, ricordandogli che era fortunato a essere ancora vivo, ma l’uomo pensava solo alla famiglia che aveva perduto, alle gambe che non avrebbe più potuto muovere e al suo viso deturpato dal fuoco e dalle cicatrici.
Certo, gli restava ancora il violino, che non aveva bisogno che si alzasse in piedi per essere suonato. Come poteva però presentarsi in pubblico con quell’orribile volto che avrebbe ricordato a tutti – lui per primo – che era sopravvissuto gettandosi fuori prima dell’impatto con l’albero, mentre la moglie e le sue due bambine erano morte carbonizzate sotto i suoi occhi, perché non era riuscito a trascinarsi fino alla macchina per aiutarle?
Non partecipò più ai concerti e si rinchiuse nella villa fuori città, in compagnia del suo violino. Vivendo molto distante dalle altre abitazioni, poteva suonare indisturbato a tutte le ore, confondendo il giorno per la notte e lasciando intatti i pasti che la governante gli preparava.

Al principio l’uomo eseguì qualsiasi musica che gli passava per la mente, poi poco a poco iniziò a essere ossessionato da un unico motivo, finché non fu più in grado di suonare altro. Sapeva bene che nessun musicista l’aveva composto, perciò pensò di averlo creato nella sua pazzia, fino a quando una notte gli parve che dei musicisti lo eseguissero nel giardino fuori casa.
All’inizio fu felice di avere dopo tanto tempo una piccola orchestra che lo accompagnava, poi si ricordò che viveva isolato dal resto del mondo, per cui era impossibile che ci fosse qualcuno in giardino.
Smise allora di suonare e si portò con la sedia a rotelle fino alla finestra, ma non vide nessuno; non appena ebbe ripreso l’esecuzione del motivo che l’ossessionava, sentì però i tre orchestrali che ripetevano la sua musica. Senza smettere di suonare, si voltò allora verso la finestra: questa volta scorse in lontananza tre figure vestite di scuro che avevano ognuna uno strumento diverso, la più grande un contrabbasso, le più piccole una viola e un violoncello.
Rivolse allora lo sguardo altrove e restò immobile a riflettere su quello che aveva visto. Con sua grande sorpresa, non riuscì a resistere a lungo alla tentazione di suonare di nuovo il brano che da settimane lo tormentava e lanciare un’altra occhiata fuori casa. Si accorse così che i misteriosi musicisti si erano avvicinati alla casa e lo chiamavano a gran voce, chiedendogli di raggiungerli.
Sentendo la loro voce, comprese con orrore chi fossero le tre figure che lo tormentavano: la moglie e le sue due bambine. Capì anche che non erano vestite di nero come aveva creduto all’inizio, ma che i loro corpi erano carbonizzati, come l’ultima volta che le aveva viste morire tra le lamiere della macchina in fiamme.

Con la memoria l’uomo tornò a quella notte, quando si era messo al volante ubriaco, nonostante sua moglie lo avesse pregato per il bene delle bambine di non farlo. Aveva finto di non sentire le sue parole, che aveva coperto fischiettando sempre più forte le note di un motivetto che in quel momento stava prendendo forma nella sua mente.
Solo all’ultimo momento aveva visto l’animale che gli tagliava la strada, costringendolo a sterzare e a invadere la strada che correva in senso opposto. Il resto era avvenuto tutto rapidamente: i fari del camion si erano fatti sempre più vicini, la macchina che sbandava di nuovo e i rami dell’albero che sfondavano il parabrezza, proprio mentre la sua mano apriva la portiera.
Poi c’era stato solo il salto e l’impatto violento con l’asfalto.

Nella frazione di un secondo era tornato sobrio ed era riuscito a salvarsi, ma l’istinto di sopravvivenza gli aveva impedito di pensare alla moglie e alle figlie. Le aveva viste fare in tempo a slacciarsi le cinture e tentare di aprire le portiere, prima che il fumo annebbiasse loro la vista e il fuoco le raggiungesse.
Fino all’ultimo lo avevano supplicato di aiutarle, ma il musicista, sebbene fosse quasi del tutto illeso, non aveva avuto il coraggio di soccorrerle. Immobile, le aveva guardate morire, finché le loro disperate invocazioni d’aiuto non si erano spente, trasformandosi negli ultimi istanti nella promessa che sarebbero tornate a prenderlo.
Si era risvegliato dal suo torpore solo quando aveva sentito le sirene della polizia e dell’ambulanza, allora si era precipitato verso la macchina. Dopo che una lingua di fuoco gli aveva colpito il volto costringendolo a indietreggiare per l’insopportabile dolore, era caduto nella scarpata, procurandosi le lesioni che lo avevano reso invalido per sempre.

La sua mente aveva dimenticato la vigliaccheria di quella notte, ma adesso sua moglie e le sue figlie erano tornate e gli ricordavano la sua colpa, eseguendo il motivo che aveva fischiettato fino a poco prima dell’impatto con l’albero, per poi cancellarlo dalla memoria insieme a tutto il resto.
L’uomo si accorse solo allora di non aver mai smesso di suonare e che le tre figure erano quasi arrivate alla finestra della sua villa. Distrusse il violino, sbattendolo con forza contro la parete, perché solo così era certo di non poter più eseguire il motivo che lo ossessionava. Quando trovò il coraggio di guardare fuori, il giardino gli apparve di nuovo vuoto e silenzioso.
Cercò di rilassarsi guardando la televisione, una noiosissima replica estiva di un programma d’intrattenimento che avevano trasmesso durante i sabati invernali. Una dozzina di ballerini danzavano senza troppa convinzione al ritmo di una musica, che si faceva di momento in momento più forte e sfrenata.
Sembrava una sorta di bolero, che diventava sempre più veloce e trascinante. L’uomo trovò il motivo accattivante e cominciò a fischiettarlo, accorgendosi troppo tardi che dalle sue labbra usciva la stessa musica che tanto tempo lo ossessionava. Terrorizzato, si girò verso la finestra, ma la vista del giardino gli fu impedita da tre nere figure che, gettati a terra gli strumenti, gli si avventarono contro.

Il mattino seguente, la governante vide accanto alla finestra i resti del violino spezzato e la sedia a rotelle, ma non trovò il suo padrone in nessuna stanza della casa.
Del musicista non si seppe più nulla, ma i suoi colleghi musicisti affermarono che doveva essersi suicidato in preda alla follia, perché solo un pazzo avrebbe distrutto l’antico e prezioso violino che gli era stato lasciato in eredità dal prozio Erich Zann.

L’AUTRICE
Biancamaria Massaro è una scrittrice di genere noir, fantastico e horror. Tra i suoi romanzi ricordiamo: i thriller Mistero a quattro voci (SBS Edizioni, 2013) e Consegne alla quercia (Edizioni Forme Libere, 2010), mentre per la fantascienza I Signori del Malsem (Kipple Officina Libraria, 2008).
Come appassionata e studiosa di criminologia, cura la rubrica Tagli di Nera per il blog http://nerocafe.net e sta portando avanti per il sito www.latelanera.com il progetto Cereal Wiki, una sorta di mini-enciclopedia sui serial killer. Ha pubblicato i saggi Charles “Satana” Manson. Demitizzazione di un’icona satanica (Nero Press Edizioni, 2014) e Mostri solo se lo dicono i media? (Giovane Holden, 2010)
Alcuni suoi racconti e articoli sono inoltre presenti nelle antologie a tema pubblicate dalla Nero Press Edizioni, della cui redazione fa parte, e altre case editrici.

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