The Irishman di Martin Scorsese

The Irishman di Martin ScorseseIl sogno di Martin Scorsese

Martin Scorsese è il più grande regista italiano. L’Italia scorre potente nel sangue di questo ragazzo che ha passato i settanta. Cresciuto a Little Italy, Scorsese non può che raccontare il mondo della sua infanzia e giovinezza, passate tra vicoli, gangster e sale cinematografiche. Per questo film, prodotto da Netflix, solo per tre giorni nella sale d’essai, sceglie uno stile di ripresa adatto al piccolo schermo, niente grandi movimenti di macchina alla Sergio Leone o Quentin Tarantino o Alejandro Innaritu, ma inquadrature curatissime nella composizione, musica usata come materia espressiva, non come commento, salti temporali per analogia, come solo il Maestro sa fare. Dopo il bellissimo e misconosciuto Silence, Scorsese torna al suo tema preferito: il film di gangster: The Irishman. Per farlo, come è sua abitudine da Mean Streets a Quei bravi ragazzi, attraverso Casinò, Gangs of New York, il pilot di Boardwalk Empire fino a The Departed, non usa solo romanzi, ma testimonianze, saggi, biografie, mescolando l’invenzione alla cronaca, come James Ellroy e una vasta tendenza del romanzo contemporaneo. Di American Tabloid e Il Sangue è randagio, ritroviamo il complotto mafia – Kennedy per spodestare Castro, lo sbarco alla Baia dei Porci, l’assassino di Dallas. Vere ossessioni di tanti narratori, cinematografici e non, statunitensi.
frame1In The Irishman recitano Robert De Niro e Al Pacino, due mostri, sia per le elaborazioni grafiche della Lucas Light & Magic che li invecchiano, ingrossano e ringiovaniscono a seconda dell’esigenza, sia per la immensa bravura. Pezzi di autentico Actor’s Studio. Solo dei virtuosi potevano rendere credibili i dialoghi vertiginosi.
De Niro e Pacino recitarono insieme in Heat di Michael Mann, in un altro film da dimenticare e, pur senza incontrarsi, nel Padrino II. Quarantacinque anni dopo si rincontrano e non è possibile parlare di The Irishman, senza ricordare i film di Coppola.
Il Padrino I e II di Francis Coppola erano due tragedie ispirate al “grande meccanismo” di Jan Kott che stritola i suoi protagonisti, grosso modo Enrico VI di Shakesepare.
The Irishman mostra lo stesso inesorabile ingranaggio, con uno stile diverso. Coppola creò un mito, con un impasto irripetibile di colori, suoni, inquadrature.
Scorsese sceglie una via diversa, spoglia, che i colti direbbero rosselliniana.
Non l’espressionismo di Coppola, i toni scuri, tenebrosi della fotografia di Vittorio Storaro e Gordon Willis, ma un realismo in luce piena, in apparenza essenziale, in realtà elaboratissimo, fotografato da Rodrigo Prieto.

frame2La storia è molto semplice: Frank Sheeran è un sicario della mafia e veterano della seconda guerra mondiale in Italia dove ha imparato ad uccidere senza chiedere, per restare vivo.
“Fa quel che deve”, uccidere i nazisti inermi, come le vittime designate dalla mafia.
Diventato vecchio, Sheeran racconta la sua vita da assassino, in particolare il ruolo che ha avuto nella scomparsa del leader sindacale Jimmy Hoffa, suo amico di vecchia data, e del suo coinvolgimento con la famiglia criminale Bufalino.
Scorsese, nell’apparente realismo del film, inserisce elementi fortemente simbolici. Anzi l’intero film non è che il simbolo di una caduta, del male che non è qualcosa di esterno all’umano, ma qualcosa che gli è connaturato. Frank indossa degli occhiali scuri, mentre sta per andare ad uccidere il suo amico Jimmy Hoffa. Russ glieli fa togliere e glieli restituisce a delitto avvenuto. Il lutto simbolico per l’uccisione dell’amico Hoffa, va portato dopo, non prima dell’assassinio che va commesso in piena luce, perché Frank capisca e perché tutto il film è in piena luce. Peggy, figlia di Frank, ha orrore del padre e di Russ, ma vuol bene a Jimmy Hoffa che crede una persona per bene. Scorsese suggerisce che alla base della decisione di uccidere Hoffa, ci sia la gelosia di Russ e Frank per essere esclusi dall’amore di Peggy. Un amore che non possono avere perché per proteggere le loro famiglie, i loro figli, hanno scelto la via del male. Jack London in Il Tallone di Ferro scrisse che lavoratori e capitalisti sono destinati a sopraffarsi l’un l’altro, per assicurare la vita ai propri figli. Il prezzo per questo amore malsano è che nell’aspettare la morte Frank, lascerà inutilmente aperta la porta della propria stanza, nella speranza che Peggy venga a dirgli addio, a ripagarlo per lo strano amore che le ha donato. Non verrà nessuno. Frank, non l’hai meritato. L’amore che hai offerto non è quello che le tue figlie volevano.
In fondo non molto diverso dal sorriso finale di Noodles in C’era una volta in America. L’oppio e uno spiraglio, per continuare a sperare che ciò che abbiamo perso ritorni. L’eterna illusione.
Se Coppola nel Padrino I era classicheggiante, tranne che nel famoso montaggio alternato battesimo/uccisioni del finale, Scorsese usa decine di registri diversi: voci off, racconto in prima persona, didascalie, piani temporali che s’intersecano.
Musiche sempre contestuali ai diversi periodi dell’arco temporale di oltre quarant’anni, lungo il quale il film si svolge.
Ma il tema principale è quello di Grisbi di Jacques Becker con Jean Gabin, rielaborato da Robbie Robertson, il chitarrista di The band, il gruppo di Bob Dylan a cui Scorsese dedicò The Last Waltz. Un omaggio di Scorsese, uno dei tanti, al cinema.
La vita è sogno e il sogno è il cinema.

The Irishman

Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 2019
Durata: 209 min
Rapporto: Widescreen
Genere: biografico,storico,thriller,drammatico,gangster
Regia: Martin Scorsese
Soggetto dal libro di Charles Brandt
Sceneggiatura: Steven Zaillian
Produttore: Troy Allen, Gerald Chamales, Robert De Niro, Randall Emmett, Gastón Pavlovich, Jane Rosenthal, Martin Scorsese, Emma Tillinger Koskoff, Irwin Winkler
Produttore esecutivo: Richard Baratta, George Furla, Niels Juul, Jai Stefan, Chad A. Verdi, Berry Welsh, Tyler Zacharia
Casa di produzione: Fábrica de Cine,STX Entertainment,Sikelia Productions,TriBeCa Productions
Distribuzione in italiano: Cineteca di Bologna,Netflix
Fotografia: Rodrigo Prieto
Montaggio: Thelma Schoonmaker
Effetti speciali: Pablo Helman,Taylor Schulte
Musiche: Robbie Robertson
Scenografia: Bob Shaw
Costumi: Christopher Peterson,Sandy Powell
Trucco: Jose L. Lopez, Janine JP Parrella, Yasmina Smith-Tyson
Interpreti e personaggi:
Robert De Niro: Frank “The Irishman” Sheeran
Al Pacino: Jimmy Hoffa
Joe Pesci: Russell Bufalino
Harvey Keitel: Angelo Bruno
Bobby Cannavale: Felix “Skinny Razor” DiTullio
Anna Paquin: Peggy Sheeran
Stephen Graham: Anthony “Tony Pro” Provenzano
Kathrine Narducci: Carrie Bufalino
Domenick Lombardozzi: Anthony “Fat Tony” Salerno
Sebastian Maniscalco: Joe “Crazy” Gallo
Ray Romano: Bill Bufalino
Jeremy Luke: Thomas Andretta
Stephanie Kurtzuba: Irene Sheeran
Aleksa Palladino: Mary Sheeran
India Ennenga: Dolores Sheeran
J. C. MacKenzie: Jimmy Neal
Gary Basaraba: Frank Fitzsimmons
Jesse Plemons: Chuckie O’Brien
Jim Norton: Don Rickles
Larry Romano: Phil Testa
Jake Hoffman: Allen Dorfman
Patrick Gallo: Anthony Giacalone
Barry Primus: Ewing King
Jack Huston: Robert F. Kennedy

 

a cura di Gianni Solazzo

(gianni.solazzo@gmail.com)

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