“Bisogna imparare a volersi bene. Imparare ad occuparci di noi” – Intervista a The Fottutissimi

E’ disponibile su tutte le piattaforme digitali Felici o niente, il nuovo EP dei The Fottutissimi. Noi li abbiamo intervistati…

Ciao, grazie per la disponibilità. Non abbiamo scelta, un passaggio sul naming della band è d’obbligo. The Fottutissimi, da cosa nasce e, sopratutto, dopo anni, esperienze e il nuovo EP ha cambiato la sua ‘funzione comunicativa’?

Doveva essere un nome che non ti dimentichi, ma anche un qualcosa di ironico e provocatorio. Per anni a chi ce lo chiedeva abbiamo sempre detto che era una sorta di “presa di coscienza” del tipo siamo fottuti, spacciati… all’epoca la pensavamo così, in realtà oggi questa risposta ci suona a volte un poco banale, anche se, guardandoci attorno, risulta essere piuttosto veritiera ed ancor meno anacronistica di un tempo. Tuttora ci piace l’idea di un nome che o ti fa schifo o te ne innamori e noi ne siamo ovviamente innamorati.

Tanti anni in cui ognuno ha seguito i propri progetti. Cosa vi ha riunito principalmente?

A quanto pare i progetti seguiti singolarmente da ognuno di noi non erano sufficientemente soddisfacenti. Avevamo bisogno di provare qualcosa che ci muovesse di nuovo l’energia….qualcosa che ci scaturisse di nuovo un certo interesse…

Felici o niente, titolo dell’EP e, a mio avviso, filosofia di vita. Purtroppo non sempre possibile. Cosa vi rende felici?

Oggi la nostra filosofia si avvicina di più a questo concetto rispetto a un tempo.In passato ci siamo spesso “sopportati” malvolentieri, facendo fatica ad accettarci reciprocamente, cosa che ci ha portato ad affrontare molti litigi e di conseguenza ad una rottura seguita da una lunga pausa… Sulla scia della title-track del nuovo album, il cui significato è applicabile in molti settori della vita anche se il pezzo parla di un argomento specifico, abbiamo creduto che potevamo farcela anche tra di noi….del tipo “accettiamo serenamente l’idea che possiamo divergere su tante cose, litigando se necessario, ma guardando al fine ultimo di questo progetto che è quello di fare musica insieme e di stare bene”. Un processo di maturazione insomma… sostenuto anche da nuova linfa grazie al nuovo chitarrista Davide.

La prima traccia dell’EP è Davide. Chi è Davide? Possiamo pensarlo come un’introduzione all’EP?

Un amico, L’amico “strano”, quello che si fa un sacco di domande, un pò pessimista, quello con cui parli di stelle e di filosofia, quello che un pò ti assomiglia ma anche un tipo che ha sopportato tanto …. e che sogna di dire basta in tutte quelle occasioni in cui dobbiamo essere bravi per forza, come al lavoro ad esempio, accettando frustrazioni e vessazioni. Bisogna “imparare a volersi bene”. Imparare ad occuparci di noi, di ciò che ci fa sentire meglio e non solo fare quello che va fatto, avere il coraggio di cambiare una situazione che ci sta facendo del male anche se il resto del mondo ci rema contro, imparare a conoscere noi stessi. Si, è un brano che introduce bene il disco, proprio per la sua natura curiosa ed inquieta.

Un’ultima domanda, prima di salutarci e ringraziarvi ancora per la disponibilità:
non possiamo non fare riferimento a questo periodo di emergenza. Sappiamo che il settore musicale è uno dei più colpiti, quali sono i vostri progetti per il futuro e quanto vi ha danneggiato l’emergenza coronavirus?

Praticamente il primo lockdown ha avuto su di noi l’effetto opposto che ha avuto su molte altre bands, che data la difficoltà del periodo si sono sciolte o hanno cambiato strada. La chiusura ci ha dato modo di riflettere, di affinare gli arrangiamenti, di sistemare meglio i testi ma soprattutto di ritrovarci “soli” insieme. E’ stato piuttosto buffo e complicato comunque lavorare “a distanza” in una sorta di smart rocknroll working fatto di videochiamate e messaggi, di registrazioni mancanti fatte con mezzi di fortuna e poi inviate in studio, di corrispondenza in inglese con il nostro producer Jason Carmer, con cui si cercava una quadra sui missaggi, inviati di volta in volta, in una sorta di corrispondenza pazza, compulsiva ed ansiogena ….ma allo steso tempo creativa e divertente. Per quanto riguarda il futuro non sappiamo cosa succederà, di sicuro in questo momento in cui sono mancati i live, abbiamo trovato il modo di raffinare le nostre capacità nella divulgazione del materiale, diventando piuttosto bravi nell’autoproduzione e nella comunicazione. Il nostro bassista Mattia si è dedicato molto a questi aspetti ed è anche grazie a lui se siamo riusciti ad arrivare a migliaia di persone. Certamente va detto che a volte ci sentiamo un pò come una bella auto tirata a lucido ma parcheggiata…avremmo insomma un gran bisogno di tornare ad esibirci. Speriamo che questo accada presto…