Nel 2020 è ancora possibile ascoltare del cattivo e sfrontato black metal? Pare proprio di sì, ascoltando questo “The Macabre Dance Of The Keeper”, secondo album in studio della formazione torinese Hellraisers. Siamo davanti ad un prodotto che attinge molto sia dalla prima che dalla seconda ondata del black metal, e nel primo caso lo dimostrano i riff tendenti al thrash/black di alcuni frangenti, mentre la maggior parte dell’album, però, verte su binari più battuti del black metal, ovvero quello di capisaldi come Gorgoroth o Darkthrone. Le canzoni scorrono via bene, anche se a volte la band si lascia andare a delle lunghe composizioni di otto-dieci minuti, dove cerca di non annoiare l’ascoltatore proponendo sempre lo stesso riff, ma cercando di variegare la proposta, tra momenti più lenti ed altri dove la band è una vera e propria scheggia impazzita. Un ruolo importante nella velocità dei brani è costituito dalla batteria programmata, ed è chiaro che è stata programmata per schiacciare qualsiasi cosa che incontra e per rendere la proposta il più estrema possibile. Non ci sono tastiere o atmosfere particolari in questo album, ma solo tanta devozione al black metal, a QUEL black metal che nasceva nei primi anni Novanta. Non pensate però a band come Emperor o Limbonic Art, qui non troverete alcuna sinfonia. L’unica sinfonia che troverete è quella della morte. Probabilmente questo “The Macabre Dance Of The Keeper” non è un album che riscrive le regole di questo genere musicale, ma è uno dei dischi più estremi in ambito black che ho ascoltato da parecchio tempo a questa parte. Quindi chiudo con uno slogan: “Extreme music for extreme people”. Spero sia tutto chiaro!

Full-length, Vacula Productions
(2019)
image_pdfScarica in PDFimage_printStampa

Di Knife

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*