Ciao! Grazie di essere qui con noi. Cominciamo subito! Da cosa nasce il progetto Apatia?

Il progetto Apatia nasce dal puro dolore personale, dal bisogno viscerale di esternare un senso d’angoscia e negatività cercando di farlo vivere ad altri esseri umani.

Apatia, una condizione sempre più frequente nella nostra società. Da cosa è scaturito questo nome per il progetto?

Per me l’apatia è un traguardo, un vero e proprio punto d’arrivo. Quando il fardello della negatività diventa troppo pesante da portare, si arriva all’idea che l’assenza totale delle emozioni, in fondo, non è una condanna ma una benedizione. Nella nostra società impera l’incapacità di esprimere le emozioni, non l’apatia, a parere mio.

Passiamo al genere. Come si relaziona il black metal nella scena musicale italiana?

Credo che l’arte sia arte e non sia giusto etichettarla né dietro al genere musicale, né tantomeno dietro alla lingua con la quale si comunica al pubblico un messaggio. Ho scelto l’italiano come lingua per i miei lamenti perché è il primo idioma che le mie orecchie hanno potuto carpire da quando ho aperto gli occhi per la prima volta, la lingua di mia madre. Per quanto riguarda la scelta del genere musicale, mi sono affidato alle sonorità del black metal per accompagnare al meglio il tipo di messaggio che volevo esprimere.

Siamo arrivati a Prima Forma Indefinita. Considerato il contesto pandemico, quale influenza ha avuto sul progetto?

L’attuale situazione sanitaria ha influito in maniera quasi nulla sul progetto in quanto le registrazioni sono avvenute precedentemente alla pandemia e il resto del lavoro è stato auto-prodotto: questo vuol dire che il virus, invece di danneggiarci, ci ha concesso più tempo per lavorare sull’album.

Prima Forma Indefinita, un percorso nella consapevolezza del desiderio di apatia. È una considerazione personale oppure uno sguardo alla società?

Prima Forma Indefinita esprime il mero desiderio di sfogo di un individuo sofferente ed ogni parte del lavoro intende essere il capitolo d’un viaggio all’interno di sé. La società sicuramente ha avuto un ruolo incisivo sulla rovina del sopracitato animo, ma qui si parla di anni di sopportazione e rancore, non d’ispirazione diretta. Posso comunque affermare che l’odio verso una società marcescente e ignorante è stato carburante per il fuoco creativo che avevo dentro di me.

Siamo alla fine, ma prima dei saluti, un’ultima domanda. Quali sono i progetti futuri?

Prima Forma Indefinita al momento è l’unico lavoro di Apatia e, fino ad una necessità di sfogo ulteriore, rimarrà tale. Ringrazio chi comprende ciò che ho provato nel mio intimo, chi lo sta attualmente provando, chi lo proverà e chi ha intenzione di provare a comprendere; chiunque altro, per quanto mi riguarda, merita soltanto la mia apatia, nulla di più.

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Di Shock

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