La casa dell’odio di Flavio Torba

La casa dell'odio di Flavio TorbaIl racconto, ambientato in un non meglio definito paesino italiano, inizia narrando le vicende di Connor, di cui all’inizio non sappiamo niente, tranne che proviene da Londra ed è stato travolto da uno scandalo.
Per non affrontarne le conseguenze, abbandona moglie e figli e si rifugia in una villetta sulle sponde di un lago.
Proseguendo nella lettura, scopriamo che Connor è un deputato del Partito Conservatore denunciato per molestie sessuali da un suo collaboratore.
Dopo aver fatto la spesa in un negozietto locale, tornando alla villa, Connor intravede da lontano la figura di un ragazzino che si allontana dalla casa. Pensando a un ladruncolo, il deputato lo insegue fino a una casupola di cemento, che genera in lui un senso di angoscia. Vorrebbe entrare ma non riesce ad andare fino in fondo. Su una parete c’è una scritta: “Vile”.
Da qui in poi il racconto diventa inquietante. Una volta tornato alla villa Connor risponde a una telefonata sul cellulare ma dall’altra parte solo una parola: “Vile”.
Da notare che “Vile”, sebbene la pronuncia sia diversa, ha lo stesso significato in inglese e in italiano.
Successivamente una telefonata della sorella informa il deputato, dopo averlo rimproverato per la sua fuga, che il paesino, in cui si trova ora, è lo stesso in cui andavano in vacanza da preadolescenti insieme ai loro genitori.
Ma Connor non ricorda assolutamente: è convinto di aver scelto il luogo su un depliant trovato all’aeroporto di Londra.
Da qui in poi il protagonista inizia a ricordare e leggiamo dell’amicizia intensa che legava il dodicenne, diventato poi deputato, con un coetaneo italiano, Marco. Una relazione presaga dell’omosessualità dell’inglese.
Ma chi è che ha scritto “Vile” sulla parete della piccola costruzione in cemento e di chi è la voce che pronuncia una sola parola, ancora “Vile” al cellulare?
Possibile che sia lo stesso Marco di tanto tempo fa? Magari il suo fantasma?
Flavio Torba costruisce la storia, procedendo strato su strato, step by step, con pazienza certosina e una discreta sapienza narrativa alternando ottimamente presente e passato del protagonista. L’autore, inoltre, affronta con sensibilità l’argomento dell’omosessualità e quello della sua rimozione. Solo che come racconto horror non mi sembra particolarmente riuscito. Niente da dire sullo stile: asciutto ed essenziale, forse troppo da scuola di scrittura, ma non importa. Quello che mi importa sottolineare è che l’inquietudine trasmessa da Flavio Torba non raggiunge i livelli che avrebbe potuto toccare se avesse sviluppato gli spunti narrativi, che ci sono e sono molto interessanti, con un maggiore senso della suspense e del morboso.
Questo racconto, che mi ha fatto venire in mente Un piccolo omicidio, una graphic novel di Alan Moore e Oscar Zarate, è consigliato, nonostante i limiti che ho evidenziato, ma a Flavio Torba suggerisco di migliorarsi calcando magari la mano sugli spunti sopracitati.

Flavio TorbaL’AUTORE
Flavio Torba è un ingegnere reggino cresciuto a Stephen King e Clive Barker  che da un paio d’anni si dedica alla scrittura sotto pseudonimo. Ha pubblicato racconti su lit-blog come Verde, Reader For Blind, L’Ircocervo, Spazinclusi e in antologie come Carnaio e Carneide (2019 e 2020, a cura della rivista La Nuova Carne) e Il Buio (2019, dell’omonima rivista).

La casa dell’odio
Autore: Flavio Torba
Editore: Delos Digital
Collana: Horror Story
Prezzo ebook: € 1,99

a cura di Luca Bonatesta
(lucabonatesta71@gmail.com)

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