Le visioni di Laura 14 – Ricordando il passato di Gordiano Lupi

In questa notte insonne preda del libeccio che scuote vetri e pensieri, perdersi nel ricordo è abitudine quotidiana, segnata dal tempo che corre. Il passato torna alla memoria come nebbia inconsistente fatta di sogni ed è solo un pretesto per non chiudere gli occhi. Una notte insonne è attesa del tempo che corre, un sospiro nel vento che soffia vecchie frasi di dolore, onde gettate come parole disperate sulla scogliera, un volo di gabbiani e grida d’amore sul vecchio porto. Vorrei riuscire a dimenticare gli occhi di Marina e i pensieri che non fanno dormire, vorrei abbandonarmi tra le braccia della notte come quando era vivo mio padre e mi carezzava la fronte prima di addormentarmi. Un sogno infranto, un gioco rapido della mente, vento che scuote vetrate e non fa dormire. Forse tutti questi pensieri sono soltanto lo scherzo crudele d’una notte di libeccio. Tanto vale alzarsi e affrontare il mattino, accendere lo stereo e sentire un po’ di musica, fare colazione con un caffè nero molto forte che risvegli le membra intorpidite. Le note di una vecchia canzone si stemperano nell’aria, mentre troppi ricordi si fanno largo tra le stelle della notte che tardano a scomparire. Profumo di caffè nell’aria, odore di marmellata spalmata su fette di pane integrale e salmastro dal vecchio porto che penetra in cucina dalle finestre aperte.

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I MAYOBA presentano il loro primo singolo “THROUGH THE FIRE”

La band Mayoba ha registrato la prima demo e ha ora pubblicato su Soundcloud e ReverbNation il primo singolo dal titolo “Through the Fire”.

Mayoba presenteranno i loro brani al SvartFest Open Air- Free Entry il 30 Agosto che si terrà aTrani!

“La band è nata nel 2018 in una jam casuale tra il chitarrista Francis e il batterista Mimmo.  Jam dopo jam i due hanno iniziato a lavorare su materiale inedito (un misto di hardcore e thrash metal) e con la successiva entrata del cantante Luka i brani hanno avuto testi, voce e definizione nel genere crossover. Per sopperire all’assenza del basso attualmente vengono sostenuti dal chitarrista session Tano, che con la sua GB RECORDS ha curato le registrazioni della prima demo”.

Link al singolo

https://soundcloud.com/user-781222309/through-the-fire

Mayoba Line up

Luka- vocals

Mimmo-drums

Francis-guitar

Tano-session bass & sound engineer

Per aggiornamenti

https://www.facebook.com/mayoba.official/

www.instagram.com/mayoba.official




L’occhio sinistro di Horus 16° e ultimo episodio di Gloria Barberi

Quella nostra prima giornata insieme fu fatta di frasi caute e silenzi pensierosi. Immaginavo che anche lui, come me, stesse valutando i possibili sviluppi di quell’incontro, e se fosse un bene o un male l’avermi permesso di entrare nella sua vita.
Quando si era tolto gli occhiali avevo scoperto nei suoi occhi nuovi climi: non più la tensione che precede la tempesta, non più la devastazione dell’uragano. Il suo sguardo ricordava quello di Austin Spare; esausto, ma privo della profonda soddisfazione del dèmone appagato. Lo spirito maligno che albergava in Ned era solamente stanco, stanco morto e nauseato, ma tutt’altro che appagato. Non lo sarebbe stato mai.
Non mi raccontò di sé, né del suo libro, e io capii che fargli domande era prematuro. I nostri discorsi furono banali, evasivi, evitando di scendere nel personale; toccavano gli argomenti più disparati per poi staccarsene immediatamente quando un’opinione, un’idea o semplicemente una similitudine rischiavano di aprire uno spiraglio sul nostro intimo. Ned era cordiale e svagato, e sembrava sempre guardare oltre di me. Non che i suoi occhi mi evitassero; era la stessa sensazione che avevo avvertito sulle scale del Savoy, come se fossi diventato tutto a un tratto completamente trasparente. Non era ancora tempo di investigare vicendevolmente in noi stessi; il sole era ancora troppo alto, e la luce troppo cruda.
Ned mi mostrò la sua collezione di libri, che era piuttosto vasta e importante, piena di classici di ogni epoca, e affiancava con candore il suo quasi omonimo D.H. Lawrence a San Francesco d’Assisi. Tra i dischi scoprii una gran quantità di Bach e Beethoven insieme a raccolte di canti gregoriani. Quelli, libri e dischi, erano gli elementi essenziali alla sua vita, tutto il resto sembrava essere soltanto un’accozzaglia di accessori superflui: i mobili, gli abiti, persino il cibo. In quella casa non c’erano neppure letti, solo un paio di sacchi a pelo: uno per Ned, l’altro per un eventuale ospite.

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Le visioni di Laura 13 – Notte di sangue di Gordiano Lupi

Un raggio di sole incontra gli occhi neri di Paola.
Il suo corpo nudo, avvolto tra lenzuola appiccicose in un caldo mattino d’estate, trattiene ancora il sapore della notte. All’improvviso apre gli occhi. Sembra sconvolta, quasi terrorizzata. Raccoglie i lunghi capelli neri in una treccia frettolosa.
Piero non è accanto a lei nel grande letto matrimoniale. Paola conosce il motivo. Tornerà, su questo non ha alcun dubbio. Piero è fuggito nel calore della notte, allungando la sua ombra terrificante nella quiete del lungomare. Paola ricorda troppe storie che vorrebbe dimenticare. È passato appena un anno dall’ultimo omicidio. Ed è ancora luglio. Fa troppo caldo questa notte. Un caldo soffocante. Paola pensa al sorriso di Piero e ai momenti belli del loro amore. Sa che il suo uomo è legato a un destino maledetto che lei deve seguire. Fino alla fine.

Mi sveglio distrutta e ricordo ogni fotogramma di un sogno sconvolgente. Una donna distesa in un grande letto di una casa sul mare, il marito che fugge nella notte e un orribile segreto. Non comprendo. Mi preoccupa questo mio potere che ogni giorno si modifica, anche se potrebbe essere soltanto un incubo senza significato. Per calmarmi accendo lo stereo di sala, mentre consumo una rapida colazione a base di caffè nero e biscotti. Le note suadenti di vecchie canzoni che piacevano a mio padre, mi rincuorano. Accade sempre più spesso.

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Il collezionista di respiri di Mario Gerosa

La Redazione Ghost segnala Il collezionista di respiri di Mario Gerosa, pubblicato da Falsopiano.

Il collezionista di respiri di Mario Gerosaè un romanzo che si innesta in una tematica di stretta attualità, quella dell’arte contemporanea che cerca nuove strade per esprimersi e per stupire, non esitando a stravolgere in modo drammatico l’idea dell’altro da sé, creando dei macabri tableaux vivants, delle sculture incarnate che replicano l’arte regalandole la vita.
Questa storia è soprattutto una proiezione surreale del mondo dell’arte contemporanea vista in un futuro prossimo, dove saltano tutte le regole. Oggi l’arte si è già spinta molto verso i confini più estremi: ci sono performance dai toni da film horror, si parla molto di tassidermia, con composizioni di animali che riecheggiano l’immaginario dei freak, e soprattutto c’è un rinnovato interesse per il collezionismo da wunderkammer.

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Flash Gordon – L’avventurosa meraviglia: mito, immaginario e media

Tutti gli editori cercano il romanzo “gira pagine” ovvero quel romanzo che induce il lettore a girare le pagine una dietro l’altra, voracemente. Quasi sempre, ammesso che esistano, si tratta di romanzi di genere, di solito thriller. Con Flash Gordon – L’avventurosa meraviglia: mito, immaginario e media a cura di Mario Tirino, Nicola Pesce Editore ha trovato il saggio “gira pagine” che si legge tutto d’un fiato. È un volume che raccoglie gli studi di diversi studiosi, sul fenomeno multimediale che è stato Flash Gordon, personaggio alle cui avventure si sono ispirati, ormai da 80 anni, innumerevoli filoni della letteratura fantastica e d’avventura. Flash iniziò la sua personale avventura sui giornali di Randoplh Hearst, il magnate dell’editoria e del King Feature Syndacate, alla cui vita Orson Welles si ispirò per Citizen Kane. Disegnato dall’immenso Alex Raymond, Flash Gordon era la risposta di Hearst a due personaggi concorrenti, Buck Rogers e Brick Bradford, oggi sconosciuti ai più, mentre Flash Gordon continua ad influenzare, pur attraverso contaminazioni, l’immaginario avventuroso. I vari saggi del volume curato da Mario Tirino, scritti da specialisti della cultura di massa, dei media e dei fumetti, raccontano come l’universo narrativo di Flash, si estese rapidamente agli altri media dell’epoca: radio e serial cinematografici, anticipando di decenni la multimedialità del Marvel Comics Universe. La Disney/Marvel/Lucas non ha inventato nulla che non fosse già stato sperimentato. Molti saggi sono dedicati alle tavole straordinarie di Alex Raymond, tutt’oggi inimitabili, per sapienza nella distribuzione di forme, volume, spazi. Raymond si ispirò al Liberty e alla pittura neoclassica da Gericault, a Louis David, a Delacroix, stuzzicando con le sue figure femminili, in abiti fantasiosi e raffinatamente succinti, i lettori dell’epoca. Per Flash, Raymond si ispirò certamente al ciclo di John Carter di Marte di Edgar Rice Burroghs, riprendendo le sua fantastica varietà di popoli, mondi e tecnologia mista a magia e a riferimenti medievaleggianti.

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L’occhio sinistro di Horus 15° episodio di Gloria Barberi

Contrariamente alle mie abitudini, quella sera avevo scelto di cenare nel ristorante dell’albergo. Di solito mi facevo portare i pasti in camera, dove li consumavo nell’ultima luce che entrava dalla finestra; lo splendore delle lampadine elettriche mi feriva gli occhi quanto il sole del mezzogiorno egiziano non era mai riuscito a fare. Mi sentivo come una bestia malata nella sua tana e pensavo che non ne sarei più uscito vivo. Ma quell’ultimo tramonto estivo era stato opprimente. Lo avevo visto scendere su New York come una caligine sanguigna, traendo ombre incredibilmente nere e spesse dai marciapiedi e gli angoli delle strade. La stanza d’albergo mi era sembrata una trappola, non più un rifugio, ed ero sceso dabbasso in cerca d’aria e voci umane.
Non desideravo parlare con nessuno; in realtà, la presenza degli altri mi irritava, e molte volte nell’arco del mio viaggio americano mi ero trovato a reagire sgarbatamente contro coloro che avevano la ventura di capitarmi tra i piedi. Il sorriso gentile di una fioraia aveva il potere di farmi saltare i nervi quanto gli strilli di un bambino capriccioso. Ma quella sera sentivo il bisogno di qualcosa che mi ricordasse l’esistenza del mondo. Non volevo essere coinvolto nella vita, chiedevo soltanto di rimanere ad ascoltarla in disparte, così come a volte, sulle rive del Nilo, ascoltavo il mormorio dell’acqua: un puro suono a testimonianza dell’esistenza di qualcosa di immutabile e sempre diverso, eterno e vitale.
“Io ti avevo avvertito.”

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Le visioni di Laura 12 – Un varco nella nebbia di Gordiano Lupi

Mi piace il cielo di Porto Fabbrica, un cielo strano, mai dello stesso colore. Il rosso della ferriera, l’azzurro intenso delle giornate di maestrale, il bianco naturale delle nubi frammisto ai vapori della cokeria. Maestrale, scirocco, libeccio e ponente che si alternano a brevi soffi di grecale e tramontana, freddi spiragli che ricordano montagne lontane. I miei pensieri di primo mattino sono sensazioni notturne che volano in compagnia di striduli gabbiani, tra vecchie scogliere e tamerici riarse dal sole. Porto Fabbrica è il mio solito approdo, dove libero tristi pensieri, ripenso a sogni lontani e soprattutto cerco di dimenticare Marina e lo sguardo di mio padre. Ma so che è impossibile. Nel cielo del mattino rivedo gli occhi verdi di mia sorella confusi con il colore del mare e dei rami delle palme che si piegano sotto il vento di ponente. Marina appare davanti a me, lentamente, senza tradire emozioni, come una stella cadente nella calda notte d’agosto, come una parola di vita scritta con la matita scura. Avrei voglia di chiedere perdono per tutti gli errori che ho commesso, di comprendere il passato e poterlo cambiare, ma so bene che non posso farci niente. Non mi resta che annegare il presente negli occhi di Vittorio e far finta di non ricordare, piangere lacrime nascoste nella sera, tra colori che si perdono negli odori della notte che sorge e i residui ferrosi dell’acciaieria. Mi trovo spesso sola a camminare sulla spiaggia, in un golfo silenzioso che nasconde i sentimenti, catturata da un tormento che vorrei lanciare tra le onde del mare in burrasca. Sempre più spesso circondata dalla mia solitudine, affacciata sul mare, guardo un traghetto in canale che punta deciso sull’isola lontana, odo un cormorano gridare un canto d’amore alla luna, lascio cadere gli occhi su scogli scolpiti dalle onde. E penso che nonostante tutto riesco ancora a dire ti amo perché ho un uomo accanto che mi vuole bene. Scaccerò via il tormento del passato insieme al primo soffio di maestrale. Riuscirò ancora a volare fino al giorno in cui sentirò la voce stridula dei gabbiani e il rumore fragoroso delle onde. A Porto Fabbrica conservo tristi ricordi e un passato che non si cancella, ma soltanto davanti a questo mare trovo il coraggio per affrontare il futuro.

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