Le visioni di Laura 14 - Ricordando il passato di Gordiano Lupi

Le visioni di Laura 14 - Ricordando il passato di Gordiano LupiIn questa notte insonne preda del libeccio che scuote vetri e pensieri, perdersi nel ricordo è abitudine quotidiana, segnata dal tempo che corre. Il passato torna alla memoria come nebbia inconsistente fatta di sogni ed è solo un pretesto per non chiudere gli occhi. Una notte insonne è attesa del tempo che corre, un sospiro nel vento che soffia vecchie frasi di dolore, onde gettate come parole disperate sulla scogliera, un volo di gabbiani e grida d’amore sul vecchio porto. Vorrei riuscire a dimenticare gli occhi di Marina e i pensieri che non fanno dormire, vorrei abbandonarmi tra le braccia della notte come quando era vivo mio padre e mi carezzava la fronte prima di addormentarmi. Un sogno infranto, un gioco rapido della mente, vento che scuote vetrate e non fa dormire. Forse tutti questi pensieri sono soltanto lo scherzo crudele d’una notte di libeccio. Tanto vale alzarsi e affrontare il mattino, accendere lo stereo e sentire un po’ di musica, fare colazione con un caffè nero molto forte che risvegli le membra intorpidite. Le note di una vecchia canzone si stemperano nell’aria, mentre troppi ricordi si fanno largo tra le stelle della notte che tardano a scomparire. Profumo di caffè nell’aria, odore di marmellata spalmata su fette di pane integrale e salmastro dal vecchio porto che penetra in cucina dalle finestre aperte.
Tra due giorni è Natale,
non va bene e non va male…
ti si legge sul viso
quell’allegra tristezza che c’hai…
Ogni volta che ascolto questa canzone mi lascio sommergere dai pensieri. Sogni che si rincorrono, bambini in fuga tra le pietre di giochi lontani, io e Marina in attesa del grande giorno. Note suadenti che portano solo dolore, il ricordo del tempo passato, la tristezza dei giorni belli che non ritornano.
E tu scrivimi, scrivimi
se ti torna la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino
e ti addormenti di sera
e se dormi che dormi
e che sogni che fai…
Note che disegnano percorsi impenetrabili nel mio cuore e riportano alla memoria il sapore dei giorni trascorsi davanti a un albero di Natale, io e Marina, scartando doni, scambiando sorrisi. Il ricordo della mamma è troppo flebile, si perde nel passato, ma quello di mio padre è forte e presente: lo vedo ancora mentre addobba l’albero e scrive per noi la lettera di Natale. Da quanto tempo non scrivo più una lettera, caro papà, e forse tu saresti l’unica persona alla quale vorrei scrivere. Mi lascio accarezzare dai pensieri, getto lo sguardo verso le foglie spinose d’un fico d’india affacciato sulla scogliera e una tamerice ritorta sotto i colpi del libeccio. Le mie notti sono sempre più bianche e lunghe, la solitudine diventa nostalgia e la musica che ascolto non serve a guarirla. Mangio il mio pane e marmellata e bevo un sorso di caffè.
E da dietro la porta sento uno che sale
ma si ferma due piani più giù…
è un peccato davvero, ma io già lo sapevo
che comunque non potevi esser tu…
No, papà non potevi essere tu. E neppure tu, Marina. Ombre dispettose e sfuggenti dei miei Natali passati, come fossero i fantasmi di Dickens che torturano il povero Scrooge. I miei pensieri giocano brutti scherzi, accavallati nei solchi impolverati d’un vecchio disco e mi portano a esplorare il passato. Un passato che non può tornare sulle note d’una canzone amata insieme, scartando regali con l’entusiasmo di due bambine, cullandosi nel ricordo d’un vecchio abbraccio davanti alle isole lontane.
Tra due giorni è Natale, non va bene e non va male…
Sì, passa la solita vita e resta il quotidiano davanti a un vecchio panorama. Vittorio che mi vuole bene e farebbe tutto per me. Tutto il resto sono soltanto parole e vecchi ricordi abbandonati. Le note della canzone penetrano l’aria fresca del mattino e io rincorro il passato anche se so che non serve. Un volo di gabbiani sulla marina tranquilla dipinge il volto di mio padre nel cielo del mattino. Lo rivedo per un attimo con quel sorriso da vecchio pescatore in attesa della preda, con la saggezza di chi non ha più niente da scoprire. Un nuovo Natale di provincia si avvicina e non mi è rimasto molto da vincere e da perdere. Mi sento come un viaggiatore abbandonato in una stazione fantasma, dove da tempo non fermano più treni.
Tra due giorni è Natale, non va bene e non va male
buona notte, torna presto e così sia…
Le note di quella canzone sono la colonna sonora dei miei pensieri, del mio triste risveglio con gli occhi aperti verso il mare, abbandonati al libeccio che impazza, in attesa della quiete d’una notte di maestrale.

Episodio precedente                                              FINE

L’AUTORE
Gordiano Lupi ( 1960) – tre volte presentato al Premio Strega – ha dedicato alla sua città: Lettere da Lontano, Piombino tra storia e leggenda, Cattive storie di provincia, Piombino leggendaria, Piombino a tavola, Alla ricerca della Piombino perduta, Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino, Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano, Piombino con gusto, Sogni e altiforni – Piombino Trani senza ritorno (con Cristina de Vita) oltre a un sacco di racconti e articoli di cui non è facile conservare traccia. Molti racconti piombinesi sono sul blog TUTTOPIOMBINO edito ogni domenica dal quotidiano telematico QUI NEWS VALDICORNIA. Si occupa di cultura cubana, traduce ispanici, scrive di cinema e pubblica monografie su registi e attori italiani. Sito Internet: ww.infol.it/lupi. E – mail: lupi@infol.it. Blog di cinema: La Cineteca di Caino (http://cinetecadicaino.blogspot.it/). Blog di cultura cubana e letteratura: Ser Cultos para ser libres (http://gordianol.blogspot.it/)

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