Le visioni di Laura 13 – Notte di sangue di Gordiano Lupi

Le visioni di Laura 13 - Notte di sangue di Gordiano LupiUn raggio di sole incontra gli occhi neri di Paola.
Il suo corpo nudo, avvolto tra lenzuola appiccicose in un caldo mattino d’estate, trattiene ancora il sapore della notte. All’improvviso apre gli occhi. Sembra sconvolta, quasi terrorizzata. Raccoglie i lunghi capelli neri in una treccia frettolosa.
Piero non è accanto a lei nel grande letto matrimoniale. Paola conosce il motivo. Tornerà, su questo non ha alcun dubbio. Piero è fuggito nel calore della notte, allungando la sua ombra terrificante nella quiete del lungomare. Paola ricorda troppe storie che vorrebbe dimenticare. È passato appena un anno dall’ultimo omicidio. Ed è ancora luglio. Fa troppo caldo questa notte. Un caldo soffocante. Paola pensa al sorriso di Piero e ai momenti belli del loro amore. Sa che il suo uomo è legato a un destino maledetto che lei deve seguire. Fino alla fine.

Mi sveglio distrutta e ricordo ogni fotogramma di un sogno sconvolgente. Una donna distesa in un grande letto di una casa sul mare, il marito che fugge nella notte e un orribile segreto. Non comprendo. Mi preoccupa questo mio potere che ogni giorno si modifica, anche se potrebbe essere soltanto un incubo senza significato. Per calmarmi accendo lo stereo di sala, mentre consumo una rapida colazione a base di caffè nero e biscotti. Le note suadenti di vecchie canzoni che piacevano a mio padre, mi rincuorano. Accade sempre più spesso.

All’ombra dell’ultimo sole
si era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso

Penso a Vittorio. Se lui fosse accanto a me, sarei più tranquilla e riuscirei a dimenticare gli incubi che rendono orribile il risveglio. Amo questa casa di mare, tranquillo porto alle tempeste del giorno. Mi piace il cielo di Porto Fabbrica dipinto di azzurro e solcato da gabbiani, anche quando i fumi dell’acciaieria lo tingono di rosso. Vivo i silenzi di un approdo di mare mentre catturo sorrisi di vecchi pescatori che tirano a riva le reti. Sono i ricordi del passato che tormentano la mia solitudine e adesso devo fare i conti pure con sogni malati e tristi premonizioni. Non è colpa della solitudine se il mio destino è così inquietante. Fantasmi che giocano a farmi star male. Incubi di donne uccise, voci di ragazze disperate, ricordi di persone che non ho saputo salvare. Non è stata colpa mia, penso. Ho fatto il possibile. Ma non è mai vero fino in fondo. Marina sorride amaramente e mi consola. Lei non vorrebbe che mi lasciassi torturare dagli spettri del passato, ma è impossibile farne a meno. Questa è la mia vita, purtroppo.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior…

La tua canzone, Marina. La canzone che riporta alla memoria i tuoi sogni spenti sotto le coltellate di un pazzo. Nasceranno sempre fiori dal ricordo del passato. E non posso fare a meno di pensarti.

Accadde una notte di molti anni fa. Piero uccise una vecchia che se ne stava sul balcone a godersi un po’ di refrigerio. Piero e Paola vivevano alla periferia di Roma. Nessuno sentì un colpo di pistola sparato con il silenziatore. Un lampo improvviso che riecheggia ancora nella mente di Paola. Era stata la prima volta. Non sarebbe stata l’ultima, purtroppo. Piero lavorava nella redazione del quotidiano più importante della capitale e in breve tempo divenne il protagonista degli articoli di cronaca nera. Uccideva e scriveva. Paola sapeva tutto e aveva paura che prima o poi venisse scoperto, per questo convinse il suo uomo ad abbandonare la capitale.
Piero si fece trasferire a Milano. Paola pensava che un clima più freddo lo avrebbe aiutato a guarire dalle improvvise follie che catturavano la sua mente. L’inverno finiva, però. Alla fine di tutto c’era sempre un’estate, che a Milano si manifestava con una cappa di caldo opprimente condita di smog e indifferenza. Afa e gente che correva dentro supermercati o per strade affollate. Calura e persone senza nome, senza espressione, indaffarate. Fu proprio all’inizio dell’estate che la mente di Piero cominciò a elaborare strani pensieri. Vedeva persone che non parlavano e vivevano solo per sbrigare affari. Piero odiava chi al mattino augurava un ipocrita buon lavoro e le persone che si ricordavano di vivere solo quando arrivava l’estate. Non capiva la loro fretta di partire, l’ansia di scappare via da quella città che si spopolava. In un’afosa mattina di luglio sterminò un’intera famiglia davanti a una Mercedes metallizzata. A colpi di pistola. Un bell’oggetto comprato in un’armeria del centro. Sei colpi sparati a ripetizione. E ci vollero tutti. Nessuno lo vide. A Milano in certi giorni d’estate c’è solo un grande silenzio per le strade deserte. Il giorno dopo scrisse un pezzo su quel fatto di sangue. Fece interviste, raccolse impressioni, tracciò un quadro del possibile killer. Nessun indizio poteva collegare un cronista di nera a un orrendo crimine. Fu così che Paola volle lasciare anche Milano. Per dimenticare.
“Andremo a vivere in provincia” disse Piero.
Piero non amava il suo lavoro, anche se era un ottimo giornalista. Per lui non faceva differenza scrivere per il giornale della capitale o per la cronaca di paese. Soprattutto aveva deciso di cambiare vita e in provincia avrebbe vissuto lontano da persone che disprezzava.
A Civitavecchia, però, le cose non andarono meglio.
All’inizio dell’estate vennero fuori nuove insofferenze.
Piero non sopportava i bambini che giocavano per strada.
“Perché fanno tutto quel rumore?” chiedeva.
“Che fastidio ti danno?” rispondeva Paola.
“Qualcuno deve farli tacere” insisteva.
In un caldo pomeriggio di luglio investì con l’auto un ragazzino che tornava a casa. Se la cavò con poco. Omicidio colposo. L’assicurazione pagò i danni e lui patteggiò la pena. Soltanto Paola sapeva la verità. Piero aveva mirato bene, sicuro di non mancarlo. Furono costretti a lasciare anche Civitavecchia. Piero si fece trasferire a Porto Fabbrica, un promontorio affacciato su un arcipelago di isole, terra di operai metalmeccanici e pescatori con il volto scolpito dal libeccio. Piero aveva trovato la sua città ideale: un piccolo approdo di mare prigioniero dei ricordi.

Vittorio è a casa mia. Beviamo insieme un caffè freddo e ascoltiamo musica. Fa così caldo che non ho voglia neppure di andare in spiaggia. Vittorio sfoglia il quotidiano locale.
“La cronaca di questo giornale è migliorata…” dice.
“Non so come fai a leggere quella roba. Pettegolezzi e cronaca. Non scrivono altro” rispondo.
“Bisogna essere informati, no? E poi non è così male”.
“Contento tu…”.
“Nella cronaca locale ci scrive un giornalista romano. È il nuovo capo servizio. Gli articoli sono migliorati”.
Le parole di Vittorio mi fanno ricordare i miei incubi, ma scaccio via quei pensieri. Non è il caso di parlarne…
“Non lo conosco, ma vedo spesso la moglie al supermercato”.
Non mi interessa ciò che scrivono su quel foglio di provincia. Ci trovo solo brutte notizie, come quando sono stata catapultata negli incubi del Belagaio e tra gli orrori di un supermercato. E poi c’è quel sogno orribile che non mi fa star tranquilla: una donna che si sveglia in un letto disfatto mentre un uomo vaga nella notte, tra le ombre inquietanti disegnate dalle tamerici bagnate dal salmastro.
“Pare che abbia voluto trasferirsi in provincia. A Milano scriveva di cronaca nera…”.
Finalmente lo dico. Non posso farne a meno. Quel terribile incubo torna prepotente alla memoria.
“Lo sai che credo di aver sognato sua moglie?”
“Adesso sogni le donne? Mi preoccupi…”
“Non scherzare. È stato un vero incubo. Sono sicura che fosse proprio lei. Capelli neri, raccolti in una treccia, sguardo triste e pensieroso. Era proprio la donna che incontro al supermercato”.
“Laura, devi stare più tranquilla. Sono soltanto sogni. Come quando credevi di vedere fantasmi in mezzo alla nebbia…”
“C’erano davvero, ma tu non puoi capire”.
Vittorio si avvicina e mi bacia.
“Pensiamo un poco anche a noi…”
Lo lascio fare. Mi piace Vittorio. Amo quando mi stringe forte a sé e mi protegge. Non vorrei perderlo, perché è la sola persona che dà un senso alla mia vita. Prima di fare l’amore con lui rivedo il sorriso amaro di Marco in un rapido flashback. Un ragazzo che mi voleva bene e che è morto per me. Uno dei tanti che non sono riuscita a salvare.

A Porto Fabbrica, Piero è capo servizio del giornale locale. Non ama il suo lavoro. Non lo ha mai amato. Però in questo lembo di provincia lo sopporta con serenità. Abita in una periferia di mare e quando si affaccia al balcone vede solo tamerici, pini e palme nane. Un porticciolo, barche a vela, motoscafi, famiglie e ragazzini che popolano una piccola spiaggia nei giorni d’estate. Uno spaccato di città turistica che si ritaglia la sua vita, lontana da ciminiere e altiforni della periferia industriale.
Forse Piero è guarito. Possiamo vivere sereni, pensa Paola.
Non è così, purtroppo. Arriva il mese di luglio. Un periodo di fuoco. Il cadavere di un turista viene trovato riverso su se stesso sul molo principale, volto proteso verso un’imbarcazione, come a tentare una fuga impossibile, corpo orrendamente massacrato da colpi di coltello inferti con furia selvaggia.

Vittorio mi accoglie negli uffici del cantiere con il giornale aperto. “Non ti interessa neppure oggi?” chiede con sarcasmo.
“Perché?” domando.
“Leggi l’articolo in prima pagina”.
Una tragica foto a colori campeggia nel bel mezzo del quotidiano.
Cadavere sul molo – La polizia indaga sul delitto…
Il pezzo è a firma di Piero Bandini, quel giornalista romano che da un po’ di tempo vive nel mio quartiere. Un articolo ricco di notizie, ben scritto, persino poetico, per quanto può essere lirica la cronaca nera. Penso che Vittorio ha proprio ragione. Piero Bandini sa fare il suo mestiere e quel giornale di provincia ha trovato un vero capo redattore. Ma adesso non è questa la cosa più importante.
“Devo andare al molo per verificare” dico.
Usciamo insieme verso il luogo del delitto, anche se ormai su quella spiaggia battuta dai venti resta ben poco da vedere.

Piero ha scritto il pezzo per la cronaca locale, un articolo ben fatto, denso di notizie e ipotesi sul crimine.
“Perché?” chiede sua moglie costernata.
“Non c’è un perché, Paola. Lo sai bene” risponde Piero.
Una notte di caldo opprimente. Lui e un coltello compagni d’avventura. Solo Paola sa la verità e non può parlare. Lei è unita al destino di Piero, perché conosce il male terribile che gli cova dentro. Il caldo opprimente, il vento di scirocco, una mente sconvolta dalla follia. Una serie di assurdi motivi spinge Piero a liberare il suo odio contro un bersaglio casuale.
“Paola, tu sai che non posso sopportare tutto questo…”
“Ma cosa stai dicendo?”
“Distruggono la quiete di questa provincia. Arrivano sempre più turisti in quel maledetto porto. Non lo sopporto…”
“Piero, cerca di ragionare…”
“È di nuovo come in città. File al supermercato, code ai semafori, confusione in spiaggia. Vedo le stesse persone che a Milano mi auguravano buon lavoro. Vogliono distruggere la mia pace…”
Paola ascolta e soffre in silenzio. Piero con lei è sempre stato così dolce. Carezza la sua pelle prima di fare l’amore, la bacia su tutto il corpo e infine la prende con passione. Paola ama il suo uomo, pure se è malato di paure inconfessabili e si trasforma in un killer spietato. Sa che deve difenderlo, perché ha soltanto lei.

Il mio incubo si fa insistente e quella donna misteriosa continua a sconvolgermi le notti. Vedo gli occhi neri di Paola e leggo solo dolore e angoscia. Un incubo che si ripete. Ed è proprio lei. La moglie del giornalista. Mi sveglio angosciata e in un bagno di sudore. Il mio potere si sta trasformando in qualcosa che non riesco a controllare. Queste assurde visioni che si accompagnano al ricordo dei morti del mio passato sembrano volermi spingere a fare qualcosa. Un segnale di allarme, forse.
Faccio colazione ed esco nella calura estiva per andare verso il supermercato. Non ho niente in casa e devo preparare anche per Vittorio. Il grande magazzino è affollato di persone che muovono carrelli colmi di cose da mangiare. In mezzo alla gente la vedo. È proprio la moglie del giornalista, la donna che sogno da un po’ di tempo a questa parte e che mi fa trascorrere notti inquietanti. Non ci conosciamo, non abbiamo mai parlato, ma voglio provare ad attaccare discorso. Devo sapere qualcosa di più sulla sua vita.
Avvicino il carrello e la urto volontariamente.
“Mi scusi” dico.
“Non è niente” fa lei.
Vedo la sua espressione triste e pensierosa, proprio come nel sogno. Incontro lo sguardo malinconico dei suoi occhi arrossati, come se avesse passato una notte insonne.
“Non si sente bene?” domando.
“Sono solo un po’ stanca. Fa un gran caldo…”
“Siamo vicine di casa. Io mi chiamo Laura Sarti…”
“Piacere, Paola Bandini. Non è molto che viviamo a Porto Fabbrica. Mio marito fa il giornalista e spesso viene trasferito”.
Mentre le stringo la mano accade una cosa strana. Come in un flashback improvviso vedo quella donna in ginocchio mentre sta piangendo e cerca di parlare ma non ci riesce. Accanto a lei c’è un uomo che stringe un coltello tra le mani insanguinate e sta per colpirla. Scaccio via quelle immagini e riprendo a parlare.
“Ho letto gli articoli sull’omicidio al porto turistico…”
Paola si fa scura in volto.
Leggo ansia e preoccupazione nelle sue parole.
“Sì, quella brutta storia. Credevo che in provincia non sarebbero accadute cose simili…”
“Porto Fabbrica sta cambiando, purtroppo”.
In quel momento il marito interrompe la nostra conversazione. Osservo con attenzione il suo volto e un brivido di paura percorre il mio corpo. Mi rendo conto che è proprio lui il protagonista della mia orribile visione. Ma la cosa peggiore accade quando stringo la sua mano. È intrisa di sangue, mio Dio. E soltanto io posso vederlo. Non è facile restare indifferenti e salutare, ma devo farlo.
“Proseguo con i miei acquisiti” dico.
Paola mostra il solito sorriso triste che conferma i miei dubbi. Ormai so che quella donna porta dentro un segreto inconfessabile e i suoi occhi neri sono più sinceri di tante parole.

Paola si sveglia terrorizzata in un letto disfatto. Il posto accanto a lei è vuoto, purtroppo. Piero è uscito sotto le stelle e percorre il viale profumato di salmastro, avvolto dal caldo soffocante tra tamerici e silenzio. Un silenzio ossessivo, rotto dal sibilare del vento tra palme e siepi di rosmarino. Intorno a lui tutto il sapore d’una notte d’estate. Paola sa che accadrà di nuovo. È inevitabile.
Piero cammina veloce in preda alle sue ossessioni, compagno d’un segreto inconfessabile, camicia nera e jeans scuri, confuso nel buio della notte. Sconvolto, accaldato e pieno di rancore. Si è svegliato di soprassalto, catturato da un richiamo irresistibile. Uccidere. Dopo sarà tutto più facile. Paola non si è accorta di niente quando lui è scivolato via dal letto per tuffarsi nella quiete del lungomare. Piero l’ha guardata per un istante. “Non posso farne a meno. Lo sai che non posso farne a meno”. Poi le ha sfiorato le labbra con un bacio ed è scappato via silenzioso. Adesso è solo nel buio della notte, davanti al bagno privato tra il ristorante sul mare e il porto turistico. Pensa a quanto era più bello quel posto senza di loro. Appoggiato al parapetto d’un vecchio locale in disarmo osserva la spiaggia deserta. Lo spettacolo gli piace e lo assapora lentamente, perché è così che lo vorrebbe, senza gli scocciatori del fine settimana e quei maledetti turisti con le loro barche a motore. Fanno rumore. Disturbano la sua quiete.
Nel silenzio una voce lo scuote dai pensieri.
“Che cosa sta facendo?”
L’uomo parla con accento milanese. Piero non lo sopporta perché gli ricorda il passato.
“Quello che credo. Questa è casa mia” risponde.
“Lei è su una proprietà privata. Deve andarsene”.
È davvero troppo. Recintano una parte di spiaggia e dicono che è roba loro, pensa Piero.
“Dove andrai non ci sarà più niente di tuo” mormora.
Il coltello scatta rapido, si conficca nelle viscere dell’uomo ed esplora tutto il suo terrore, proprio mentre il sangue sporca le piastrelle della vecchia terrazza. La luna illumina un corpo senza vita e gli occhi fissi nel vuoto sembrano perdersi nel mare, al di là dei capitelli stile liberty che fanno da riparo al vento.
La serranda di questo locale resterà abbassata, pensa Piero. Questo posto non ha mai avuto padroni.
Piero continua a vagare nella notte. Sta male, soffre, suda in abbondanza e sente un dolore intenso nelle tempie, come se il sangue affluisse con forza. Cova un rancore sordo, incomprensibile, verso tutto e tutti, per una vita che non comprende. Non lo fa stare tranquillo neppure il pensiero di Paola. Piero oltrepassa gli appartamenti dei turisti e si dirige verso i giardini. La luna illumina la strada meglio di vecchi e cadenti lampioni. Fitte siepi di pitosfori e oleandri accompagnano i suoi passi. Pini ritorti sporgono rami come braccia protese verso il mare e disegnano un’implorazione misteriosa. Un giardino sulla roccia si apre davanti alle isole lontane.
Tutta questa bellezza sprecata, pensa Piero.
Vorrebbe che tutto tornasse come un tempo.
E invece ci sono loro. Maledetti.
E poi tutto quel caldo. Insopportabile. Il vento di scirocco si appiccica alla pelle e lui sta così male che crede d’impazzire. Piero percorre il lungomare e stringe una lama affilata, come un’amica silenziosa. Da un po’ di tempo a questa parte è il coltello la sua arma preferita. Silenzioso, gelido, implacabile. Non come quelle orribili pistole. Troppo rumore. Troppi accorgimenti per non farle parlare. Per questo ha deciso di usare il coltello, la sola arma che disegna il volto gelido della morte in uno sguardo angosciato e che lo fa sentire potente davanti a occhi che implorano.
La vista di due innamorati interrompe i suoi pensieri. Li vede osservare la luna mentre si baciano sotto le stelle. Pensa a Paola che è sola nel grande letto matrimoniale. Pure loro venivano là ad ascoltare il rumore del mare e si facevano accarezzare il volto dal maestrale. Pure loro lanciavano pensieri come sassi tra le onde. Una volta poteva bastare. Adesso non più. Adesso solo il sangue lo fa star bene. Solo il coltello. E poi non sopporta chi lo deruba della gioia di restare solo a guardare le stelle. Non dovevano farsi trovare sul suo cammino. No, proprio non dovevano.
Due corpi privi di vita, stretti in un ultimo bacio, accompagnano un breve ricordo. Il coltello compie un buon lavoro. Due volti sotto la luna biancastra dipingono un tragico sorriso su folli maschere di sangue. Piero è soddisfatto. Ha realizzato un sogno d’amore, in fondo. Un ultimo bacio scolpito da due colpi di coltello.

Mi sveglio in preda al solito incubo.
Ho visto Paola sola nel suo letto. Disperata. Capelli neri arruffati lungo il corpo. Sa che suo marito è fuggito lungo la strada che porta al porto turistico, tra le tamerici e i pini che si affacciano sul mare. Ho visto coltelli abbattersi su corpi umani. Ho sentito il dolore e il terrore delle vittime disperate. Ho visto il marito di Paola con le mani insanguinate e il volto trasfigurato dal dolore e dalla follia. Uomini e donne che mi accusano di non averli salvati. Una schiera di fantasmi che tormenta le mie notti. Marina mi prende per mano e mi rincuora. “Stai facendo il tuo dovere, sorella mia”. Ma so che non è vero. Non faccio mai abbastanza.
Paola ha bisogno di me. L’incubo atroce che tormenta le mie notti può voler dire soltanto questo. Mi alzo dal letto e mi vesto. Non vorrei che ancora una volta fosse troppo tardi.

Paola attende con ansia la solita delirante confessione. Piero sale le scale in fretta, madido di sudore, soddisfatto e pentito, come sempre. Il sole sbuca dalle imposte semichiuse e comincia a illuminare la stanza. Paola è tormentata da domande che non trovano risposta. Non si può capire cosa accade nella mente di Piero quando è catturato da un inconfessabile desiderio di uccidere e scappa via sul lungomare. Lei sa soltanto che quando ritorna sembra un bambino spaventato dopo una notte di terrore.
Piero spalanca la porta di casa. Ha le mani sporche di sangue. Non comprende neppure dove si trova. È sconvolto. La porta rimane aperta e lui entra dentro, stanco e distrutto.
“È accaduto ancora” dice.
Posa il coltello sul tavolo di cucina.
Paola è disperata. Non immagina cosa può aver fatto il marito durante la notte. Cerca di calmarlo, anche se sa che non è facile.
“Stanotte ho scolpito l’amore di fronte alle stelle” mormora.
“Cosa vuoi dire?”
“Ho scoperto che l’amore può essere eterno”.
“Non ti comprendo”.
“Dovremmo provare anche noi”.
Il coltello brilla sul tavolo di cucina ancora sporco di sangue.
Un raggio di sole illumina la lama arrossata.
“Credo proprio che dovremmo provare…”
Paola crede di capire e adesso ha solo tanta paura.
Si avvicina al suo uomo e gli accarezza i capelli sconvolti…
“Cosa stai dicendo?”
Piero afferra il coltello. Nella stanza si alza forte il grido di Paola.
Arrivo proprio in quel momento e mi fermo davanti alla porta spalancata. Osservo la scena impietrita dall’orrore. Mi accorgo che la donna è in ginocchio davanti a un uomo sporco di sangue che brandisce un coltello. Proprio come nella visione del supermercato. Impugno una pistola, ma non so se riuscirò a usarla.
“Posa quel coltello, assassino!” intimo.
Piero è sorpreso. Si volta di scatto e mi vede davanti alla porta spalancata mentre stringo la pistola. Sorride beffardo.
“E tu cosa vorresti fare?”

Piero si avvicina minaccioso. Non si aspetterebbe mai quello che sta per accadere. Alle sue spalle c’è Paola che ha impugnato la plafoniera di acciaio che illumina la sala e si avvicina lentamente al suo uomo. Ormai sa che Piero non è più la stessa persona di tanti anni fa e in pochi istanti decide di non proteggere più la sua follia. È proprio lei che lo uccide. La sola persona che lo aveva sempre difeso. Piero cade a terra con gli occhi sbarrati che osservano il volto della moglie, come per rimproverarla di non aver accettato una proposta di amore eterno. Non avrebbe mai immaginato che quella sarebbe stata la sua ultima notte di sangue.

Episodio precedente                                         Ultimo episodio

Gordiano LupiL’AUTORE
Gordiano Lupi ( 1960) – tre volte presentato al Premio Strega – ha dedicato alla sua città: Lettere da Lontano, Piombino tra storia e leggenda, Cattive storie di provincia, Piombino leggendaria, Piombino a tavola, Alla ricerca della Piombino perduta, Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino, Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano, Piombino con gusto, Sogni e altiforni – Piombino Trani senza ritorno (con Cristina de Vita) oltre a un sacco di racconti e articoli di cui non è facile conservare traccia. Molti racconti piombinesi sono sul blog TUTTOPIOMBINO edito ogni domenica dal quotidiano telematico QUI NEWS VALDICORNIA. Si occupa di cultura cubana, traduce ispanici, scrive di cinema e pubblica monografie su registi e attori italiani. Sito Internet: ww.infol.it/lupi. E – mail: lupi@infol.it. Blog di cinema: La Cineteca di Caino (http://cinetecadicaino.blogspot.it/). Blog di cultura cubana e letteratura: Ser Cultos para ser libres (http://gordianol.blogspot.it/)

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*