Distesa in questo letto d’ospedale ascolto le parole di Vittorio e ricordo. Lui è seduto accanto e mi fa compagnia con la sua voce. Sta leggendo lentamente le pagine di un romanzo horror, uno di quelli che ho trovato in una libreria a metà prezzo dove vanno a finire le opere degli scrittori italiani che nessuno vuole pubblicare. Questo libro però è un vero capolavoro, altro che Codice Da Vinci. Vittorio è un ottimo lettore, la storia che racconta allevia il dolore che tormenta le mie ossa. Meno male che c’è lui a tenermi compagnia.
Quel maledetto camion. Chissà come ho fatto a non vederlo. La confusione per strada. Il caldo e la gente che si accalca per le vie strette e tortuose della mia città di provincia. I turisti che da un po’ di tempo non ci fanno respirare. Io che non ne posso più dei pensieri che tormentano la mia vita quando tocco un oggetto appartenuto a mia sorella o mio padre. Vedo i loro volti, sento le sofferenze del passato, comprendo i momenti di angoscia. Non è per niente facile convivere con questo potere che ho avuto in sorte. Sarà stato tutto un insieme di cose, fatto sta che adesso sono qui. Un ospedale, un letto in una stanza bianca che si affaccia sul mare e il panorama che si apre dall’ampia finestra centrale come unica consolazione. È bella la clinica di Porto Fabbrica. A volte penso che avrebbero dovuto farci un albergo, perché da queste finestre e dagli ampi balconi si scopre un tratto di mare frastagliato da isole e scogliere. E io sono qui. Immobile su di un letto, ad ascoltare Vittorio che mi legge questo romanzo dell’orrore. Passeremo i primi giorni d’estate in ospedale invece che al mare. Pensare che stavamo per chiudere il cantiere e avevamo deciso di fare le vacanze insieme, magari in compagnia di letture rilassanti da spiaggia. Ho un sacco di libri da terminare. Volumi che compro durante l’anno e che non leggo. Restano fermi in attesa dell’estate, quando le giornate si fanno più lunghe e ci sono meno impegni. Per colpa di un incidente tocca a Vittorio leggere le pagine del libro.

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