Nella coda del caimano 5° episodio di Gordiano Lupi

22 marzo 1999

Anche a scuola hanno parlato dell’omicida del fiume.
Il professore di spagnolo ha dissertato a lungo sulla personalità deviata del killer e ha fatto qualche riferimento a figure letterarie. Ci ha detto che molti autori contemporanei descrivono bene questi tipi criminali. Narrativa noir, ha detto che si chiama. È stata una lezione fuori dall’ordinario e soprattutto non in sintonia con i programmi governativi. Ci ha parlato di Chavarria, un uruguayano che vive a Cuba e anche di Gutierrez che non è facile riuscire a leggere perché il regime ha proibito i suoi romanzi. Circolano copie del Re dell’Avana e della Trilogia sporca che qualcuno fa arrivare dalla Spagna ma è bene non farsi trovare dalla polizia con quei libri tra le mani. Gutierrez è narratore di vita quotidiana e parla d’una Cuba vera e del periodo speciale, ma c’è sempre una vena noir nella penna. Sono rimasto affascinato da questa lezione fuori dagli schemi e ho pensato che piacerebbe anche a me scrivere romanzi, un giorno o l’altro, e magari pubblicare qualcosa che parlasse proprio della mia terra. Anche se fossi lontano, come vorrebbe mio padre, potrei scrivere di lei e sentirla sempre vicina.
Per adesso mi accontento di raccontare la mia vita a questo quaderno rilegato in pelle nera che raccoglie le mia confidenze e mi fa sentire quasi come un vero scrittore.
Ho composto anche poesie quando stavo con Karin ma non erano belle. E le ho strappate tutte. Neppure gliele ho fatte leggere.
Adesso un po’ me ne pento. Chissà, forse a lei sarebbero anche piaciute.
E poi le avevo scritte per lei.
Il ricordo di Karin riaffiora e non riesco a scacciarlo.
Ho rivisto spesso Anabel dopo quella notte e abbiamo fatto l’amore sulla riva del fiume, anche se non è stato come con Karin. Non poteva esserlo. Lei era unica, insostituibile. Portare un’altra in quello che è stato il nostro rifugio mi ha fatto sentire ancor più traditore.
Traditore d’un ricordo. Perché Anabel è solo sesso con quei fianchi larghi e il sedere sodo e perfetto che freme tra le mie mani.
È un sorriso che si spegne quando ricordo Karin.
Non so se riuscirò a dimenticarla e non serve a niente pensare che lei mi ha cancellato dalla sua vita per vendere il suo corpo sul Malecón e aspettare l’occasione di scappare lontano.
Ieri Anabel mi ha guardato sorridendo dopo aver fatto l’amore e mi ha detto mentre mi carezzava i capelli bagnati di sudore:
“Stai pensando ancora a lei, vero?”
“No. Ma che dici?” ho risposto poco convinto.
“Lo so che è così. Non devi mentire con me. Io sono qui che ti aspetto. La dimenticherai, te la farò dimenticare. Adesso è troppo presto”.
È troppo buona Anabel. Troppo.
E forse non merito di essere compreso.
Lei mi dà tutto in cambio di niente.
E io corro dietro a ricordi che non torneranno.

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