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Atto I – LA NASCITA DEL CHOJIN
Sono ormai millenni che sulla Terra convivono tre diversi mondi paralleli: il mondo degli umani, dei demoni e degli uomini-bestia. La leggenda vuole che ogni tremila anni un dio superiore, il Chojin, si risvegli per unificare questi mondi in uno solo. Sono tre secoli che l’uomo-bestia Amano vaga alla ricerca di questo essere superiore e, finalmente, la sua ricerca sembra essere giunta alla fine: i suoi sospetti ricadono su Ozaki, uno studente delle superiori bello e popolare, capitano di una squadra di basket: potrebbe essere lui l’incarnazione del Chojin. Intanto il giovane Nagumo, compagno di scuola di Ozaki, continua la sua vita da studentello “sfigato”, sognando ad occhi aperti una possibile relazione con Akemi, la più carina della scuola. Anche Nagumo, forte della sua energia scatenata dagli ormoni, è osservato da vicino da Amano. Chi sarà la reincarnazione del Chojin.

Atto II – ELIMINATE IL CHOJIN!
L’identità del Chojin è stata rivelata: la sua reincarnazione non era Ozaki (sebbene gli indizi dicessero il contrario), bensì l’altro improbabile sospettato suo compagno di scuola. Nagumo intanto vive un momento felice: ignaro di essere lui stesso il dio superiore, è riuscito a conquistare la sua amata Akemi, per lo stupore generale dei compagni che lo vedevano solo come uno sfigato, primo fra tutti Niki, innamorato anche lui della giovane ragazza. Proprio la vicenda di Niki è al centro di questo secondo capitolo della saga: il ragazzo è perennemente depresso e cupo, vittima delle violenze dei genitori e degli scherzi crudeli dei compagni. Si fanno allora avanti i demoni, che lo convincono a diventare uno di loro, garantendogli che, così facendo, la sua vita, fino ad allora orribile e indegna, avrebbe subito una svolta decisiva. E la svolta arriva: Niki non è più lo stesso ragazzo timido e insicuro di un tempo, ma un delinquente forte e violento, abile con le mani e disinibito con le donne. Non passa molto tempo, ed ecco che, a causa della mente offuscata dal potere demoniaco, arriva a rapire Akemi e a tentare di violentarla. Anche se riesce a fermarsi in tempo (la sua parte umana mantiene vivo il ricordo della giovane ragazza, l’unica che era gentile con lui quando tutti lo deridevano) ormai è troppo tardi: Nagumo, a causa dell’azione sconsiderata di Niki, si trasforma nel Chojin e arriva a battersi col suo rivale per salvare la sua amata. Lo scontro sarà tremendo… Intanto Amano, con l’aiuto del saggio anziano degli uomini-bestia, riesce a vedere quale sarà, in futuro, l’utopico mondo riunito dal Chojin: la realtà sarà inquietante e assolutamente diversa da quella che tutti si immaginavano.

Atto III – CONFLITTO FINALE
Nagumo si è reso conto di essere il terribile Chojin, un mostro assassino senza pietà, e si rifiuta quindi di vedere Akemi. La ragazza però non vuole perdere il suo amato e si dichiara disposta a non abbandonarlo mai, sebbene conosca la sua natura non-umana. In un momento di intimità tra i due, Nagumo si trasforma nel Chojin, manifestando, questa volta, tutto il potere del dio superiore e distruggendo, come impazzito, tutto e tutti. Si avvera così la visione che Amano aveva avuto, riguardo al mondo futuro sotto il controllo del Chojin. Sembra la fine di tutto, ma un barlume di speranza giungerà da un personaggio inatteso…

Urotsukidoji  fu senza dubbio uno degli anime hentai più celebri e discussi, un po’ per la sua trama alquanto originale, ma soprattutto per gli espliciti contenuti di carattere sessuale che, assieme alle scene di sconvolgente violenza, fecero muovere persino la censura del più libertino Giappone.
Urotsukidoji fu realizzato nel 1987, sulla base del manga di Toshio Maeda, uno dei mangaka (= disegnatore di manga) più “turbati” di sempre. La regia fu affidata invece a Hideki Takayama (che tra l’altro diresse, alla fine degli anni Settanta, alcuni episodi di Capitan Futuro e, più tardi, nel 1999, anche di Master Mosquiton) un regista che collaborò anche con personaggi importanti come Shotaro Ishinomori (il creatore di Cyborg 009 e di Ryu il ragazzo delle caverne) e Kozo Morishita, che lavorò nello staff di produzione di tutte le serie di Dragon Ball e che diresse le puntate della serie Saint Seiya (I cavalieri dello Zodiaco). Lo stile, la grafica, i colori e le animazioni sono molto validi e donano a tutta l’opera una verosimiglianza e una fluidità che, in un hentai anime, sono elementi fondamentali per una visione chiara e senza problemi.
Gli episodi qui analizzati sono i primi tre, realizzati a partire dal 1987 e distribuiti dalla defunta Granata Press nel 1994.  Il finale di questa trilogia è però aperto (anche se non inconcludente) e infatti furono in seguito realizzati altri  episodi (dal 1993 al 2004) con il famigerato Chojin sempre protagonista.
Urotsukidoji, come accennato in precedenza, è un hentai anime. La parola hentai  indica tutti quegli animemanga e videogames che contengono esplicite rappresentazioni di natura sessuale. Infatti, sebbene la vicenda del Chojin abbia una trama intricata e affascinante, una rappresentazione superba dei personaggi demoniaci e una caratterizzazione complessa dei personaggi coinvolti nell’intreccio, Urotsukidoji è soprattutto caratterizzato (e ricordato dai più) per le esplicite scene a sfondo sessuale e per lo stile splatter molto marcato.  Si può affermare, quindi, che questo sia un anime “della carne” ovvero un cartone animato in cui la carne è assolutamente protagonista: tutti gli episodi-chiave, tutte le scene-fulcro dell’intera vicenda e i rapporti personali tra i singoli personaggi, infatti, si basano o, meglio ancora, assumono un significato preciso solamente passando attraverso una serie di atti sessuali infinitamente lunghi e che talvolta si concludono con l’esplosione di sangue di uno dei due protagonisti. E’ possibile che la vicenda possa apparire esagerata e a tratti ridicola (emblematica la scena in cui Niki decide di diventare un demone: per far ciò deve compiere un truculento rito che consiste nell’amputazione del proprio pene, atto necessario per “assumerne” un altro dalle fattezze mostruose che lo avrebbe reso invincibile), ma non bisogna dimenticare che un hentai  va preso come tale e cioè un’opera che ha sì una trama che lo sostiene, ma che ha nelle scene di erotismo esplicito la sua peculiarità e la sua ragione d’essere.
Una curiosità: in Giappone è vietata la riproduzione (grafica o reale) dei genitali maschili durante l’atto sessuale, anche nei video pornografici (per questo sono sempre coperti dai pixel). In Urotsukidoji  (e in quasi tutti gli altri hentai) si è giunti ad una bizzarra soluzione per ovviare al problema: i demoni (protagonisti della maggior parte delle scene di sesso) sono quasi sempre degli esseri mostruosi dotati di più membri virili, i quali però sono più simili a dei tentacoli che ad altro. Abbiamo così delle scene di esplicito erotismo tra ragazze e tentacoli, un trucco che consente di aggirare i tagli e i ritocchi della censura. Una rappresentazione che, tra l’altro, trae ispirazione da un illustre precedente: intorno al 1820, infatti, il celebre pittore giapponese Hokusai (considerato da tutti come il primo ideatore del concetto di manga) realizzò un dipinto su legno dal titolo “Sogno della moglie del marinaio”, nel quale una donna veniva violentata da una coppia di piovre giganti (in una scena che ricorda da vicino quelle di Urotsukidoji) ed è considerata la prima rappresentazione di violenza sessuale arrecata da tentacoli (tentacle raper).

Urotsukidoji
Titolo originale: Chojin Densetsu Urotsukidoji.
Luogo e anno: Giappone, 1987.
Regia: Hideki Takayama.
Genere: Hentai-anime, fanta-horror.

NOTA
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