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[…]Adesso era solo sulla spiaggia. Le onde della baia inspiravano ed espiravano. Le stelle bruciavano emanando un calore terribile. Era solo nell’oscurità. 

Oppure no? Sentiva che qualcosa lo stava fissando. Dall’alto. […]

Stelle Bollenti è la prima edizione italiana della raccolta di racconti The Feverish Stars (pubblicata in inglese nel 2021) del Premio Bram Stoker Award e International Horror Guild Award, John Shirley.

Presentata dalla Indipendent Legion Publishing per la collana Black Spring, la raccolta contiene ventuno racconti di fantascienza dark, horror, strange e dark fantasy pubblicati in varie riviste e antologie e alcuni inediti, e comprende un’introduzione di Richard Christian Matheson, altro nome che non richiede molte presentazioni.

La traduzione è ad opera di Sanda Jelcic mentre l’illustrazione di copertina è di Jacques Evangelista. Un eccellente lavoro sia di traduzione che di grafica.

Questa casa editrice, fondata dal tre volte Premio Bram Stoker Award, Alessandro Manzetti (che dirige anche la collana in questione), è specializzata in narrativa horror, dark fantasy, weird e thriller-horror dei grandi maestri internazionali, La CE è vincitrice del premio internazionale Specialty Press Award della Horror Writers Association.

Adesso, però, parliamo di questa antologia:

L’introduzione di Richard Christian Matheson apre la raccolta con uno stile amichevole e informale, tipico di chi conosce a fondo l’autore. Matheson presenta Shirley con una professionalità che si intreccia con un pizzico di ironia, definendolo con la suggestiva espressione “la grandezza illecita di John Shirley”.

Nelle note successive, l’autore stesso prende la parola, delinea la genesi della raccolta e spiega la scelta di non categorizzare rigidamente i racconti in generi specifici. Sottolinea l’effimerità di tali etichette e l’importanza di lasciare che le storie fluiscano liberamente, impostandoli con una sola regola fondamentale: ogni racconto è in contrasto con il suo precedente, e in modo diverso con il suo successivo.

Infine, Shirley rivela che i racconti La voce di Exelda e La videocamera sulle montagne russe sono inediti e realizzati appositamente per questa raccolta, arricchendo ulteriormente il volume con contenuti esclusivi.

Può un libro di racconti avere un proprio subconscio?”

Ora analizziamo i racconti:

Stato di Detenzione: Anno 2047. L’emergenza climatica ha sconvolto il pianeta, causando un insostenibile surriscaldamento globale. Ondate di migranti provenienti dal Sud cercano disperatamente rifugio nel Nord, dove però vengono incarcerati in un maxi-carcere privato che si estende per quasi tutto lo stato dell’Arizona.

La storia si dipana attraverso i mesi, come se ogni capitolo fosse un nuovo tassello di un puzzle.

Giugno: Un tentativo di fuga tragicomica da parte di due detenuti li porta a scoprire la veridicità di alcune leggende metropolitane che circolano all’interno della prigione.

Luglio: Una giornalista tenace lotta per far luce sulle reali condizioni all’interno del carcere-stato, sfidando la censura e la disinformazione dilagante. Per smascherare il sistema corrotto, avrà bisogno di un’occasione che le permetta di indagare a fondo.

Man mano che i fili delle vicende si intrecciano, emerge un quadro pieno di abusi di potere e di sorveglianza costante da parte di robot.

Il racconto si conclude con una risoluzione degna di un giallo, lasciando però aperta una riflessione preoccupante sul futuro che potrebbe attenderci.

Un thriller fantascientifico che non solo intrattiene, ma che ci invita a confrontarci con le sfide del nostro tempo e con i potenziali pericoli di un futuro distopico.

Stelle Bollenti: secondo racconto della raccolta , ci conduce in un viaggio nelle profondità dell’animo umano, dove anima e spirito si intrecciano in una danza macabra.

Sotto un cielo notturno che si apre come un abisso cosmico, un caos di stelle brilla con luce sinistra, presagio di orrori e sofferenze indicibili. Shirley, in questo racconto intriso di omaggi a Lovecraft, ci trascina in una spirale di inquietudine e terrore.

Non aggiungo altro. Semplicemente, dico: da leggere.

Sogni per Dopo: Questo racconto presenta una trama ampia che, per non rovinarvi la sorpresa, eviterò di approfondire.

Vi consiglio vivamente di leggerlo con attenzione, possibilmente più volte, per coglierne appieno le sfumature e i significati nascosti. Io stesso ho dovuto ricominciare dalla prima pagina a metà racconto, perché mi stavo perdendo nei suoi meandri narrativi.

Ambientato in un contesto cyberpunk dominato dall’ipertecnologia sensoriale, il racconto si configura come una denuncia sociale contro l’abuso di dati e la manipolazione della realtà attraverso la tecnologia.

Il lettore viene catapultato in un vortice di realtà oniriche e allucinazioni, un viaggio alienante che lo lascia spesso basito e disorientato.

L’assenza di una datazione temporale specifica contribuisce a creare un’atmosfera di enigma e sospensione, rendendo la storia ancora più coinvolgente.

Consigliato a chi ama le narrazioni complesse e disturbanti, che non temono di mettere in discussione la realtà e la percezione.

Sebillia: si presenta come un racconto weird davvero interessante e particolare, che esplora tematiche profonde come la misoginia, il patriarcato tossico e la religiosità opprimente, il tutto condito da un’atmosfera tipica dell’America del sud, ricca di tendoni e fervore religioso.

La storia ruota attorno a due sorelle che vivono in un ambiente domestico malsano e opprimente, dove la loro crescita è ostacolata da una serie di fattori negativi. Man mano che la trama si dipana, vengono rivelati i nodi della vicenda, portando alla luce la vera natura della loro situazione e le conseguenze devastanti che questa ha avuto sulle loro vite.

Non potendo approfondire la trama per evitare spoiler, mi limito a citare la frase presa da John Milton: “meglio regnare all’inferno che servire in paradiso”. Questa espressione racchiude in sé il tema centrale del racconto, ovvero la lotta per la propria libertà e dignità in un contesto che soffoca e opprime.

Sebilla si configura come un’opera letteraria di grande valore, che invita il lettore a riflettere su tematiche sociali ancora oggi purtroppo attuali. La bravura dell’autore risiede nella capacità di creare un’atmosfera che cattura il lettore e lo spinge ad andare avanti pagina dopo pagina per scoprire la verità nascosta dietro la facciata di apparente normalità. Ho molto gradito il finale.

Connor contro Puppethead su Killmaster3: racconto, dal titolo già evocativo, narra la storia di due ragazzi che si ritrovano immersi in un videogioco decisamente particolare. L’esperienza virtuale prende una piega inaspettata, trascinandoli in un vortice di orrore che riecheggia inquietanti tematiche della realtà.

Il testo mi rievoca alla mente una vecchia serie di MTV, rielaborandola in chiave moderna e condensata. L’orrore narrato si intreccia indissolubilmente con la realtà, creando un senso di angoscia e disagio nel lettore.

La trama, pur essendo immaginaria, dipinge uno scenario inquietantemente verosimile, che potrebbe tranquillamente realizzarsi nel mondo odierno, o al massimo tra qualche anno, dominato dalla manipolazione virtuale.

Il vero orrore, a mio avviso, risiede proprio nel narrare vicende, sebbene immaginarie, che potrebbero realmente accadere. Questa riflessione mi apre a una profonda analisi del ruolo della letteratura e della sua capacità di prevedere e denunciare i mali della società.

Un videogioco non nasce per fare del male alle persone ma le persone sanno benissimo come far del male.

Hum-ti faccio male-Ti faccio male-Hum-ti faccio male: Questo racconto sfrutta appieno le potenzialità della tecnologia moderna anche se arricchito da quel sapore alla Nikola Tesla, esplorando il nostro bisogno ossessivo di connessione e l’impatto che questo ha sulle nostre relazioni.

L’autore mette in scena due personaggi di generazioni differenti, creando un contrasto interessante e allo stesso tempo una simbiosi inaspettata. La narrazione viaggia in modo fluido e lineare, permettendo al lettore di seguire le vicende da due punti di vista distinti che si intrecciano progressivamente.

La trama, ricca di elementi weird, mescola sapientemente azione e investigazione, tenendo il lettore attaccato alle pagine. Il finale, in particolare, risulta davvero apprezzabile per la sua originalità e il suo impatto emotivo positivista.

Le capre non sono da sottovalutare.

La ragazza con gli occhi dietro la testa: si apre con una confessione video del protagonista, che narra una serie di eventi bizzarri che gli sono capitati. Attraverso la sua testimonianza, il lettore viene catapultato in un’atmosfera di suspense.

Risulta difficile definire con certezza alcuni aspetti di questo racconto. Potrebbe trattarsi di un racconto sugli alieni, di un intervento soprannaturale o addirittura di un omaggio ai manga horror giapponesi. L’ambiguità del genere è uno degli aspetti più affascinanti di questo racconto, che lascia al lettore la libertà di interpretare gli eventi a suo modo.

La narrazione è relativamente breve e lineare, il che rende la lettura scorrevole e piacevole. Tuttavia, almeno per me, non è chiaro se questa linearità sia presente anche nel testo originale o se sia il risultato di una traduzione. Non ho trovato particolarmente utile l’utilizzo degli SMS in maiuscolo, scelta che non aggiunge valore al racconto e che, anzi, potrebbe risultare fastidioso per alcuni lettori.

L’iniziazione di Larry Schore: si configura come un thriller maturo e coinvolgente, che esplora con maestria i temi della crisi di coppia, delle società segrete, arricchiti da una sfumatura fantascientifica.

La storia ha inizio con una coppia che vive una profonda crisi relazionale. Il protagonista, su raccomandazione dello zio della moglie, si ritrova ad affrontare l’ingresso in una loggia massonica. La tensione narrativa cresce esponenzialmente quando si trova a dover superare una prova di iniziazione che lo condurrà alla scoperta di una verità sconvolgente.

L’autore dimostra una grande abilità nel costruire la suspense, tenendo il lettore incollato alle pagine fino all’ultima riga. La scrittura è fluida e avvincente, e l’ambientazione fantascientifica si integra perfettamente con la trama, creando un’atmosfera ricca di suspense.

L’ho trovato davvero appassionante e coinvolgente.

Meerga: inizia con un’atmosfera fortemente distopica, descrivendo un futuro in cui la tecnologia ha raggiunto livelli inimmaginabili, al punto da permettere la creazione di esseri umani artificiali, seppur intellettualmente inferiori.

La trama si concentra sull’impatto di questa tecnologia sulla società, esplorando temi come l’abuso di tecnologia come sostituto della droga, il controllo sociale estremo e la spersonalizzazione dell’individuo.

L’autore dipinge un quadro inquietante di un mondo dominato dalla tecnologia, dove i bisogni e i desideri umani vengono manipolati e controllati da un sistema onnipresente. Tuttavia, nonostante l’oscurità della premessa, il racconto si conclude con una nota di speranza, lasciando intravedere la possibilità di riscatto empatico.

La scrittura è efficace e viene utilizzato un linguaggio ricco di immagini evocative che trasportano il lettore all’interno di questa realtà cyberpunk.

Nonostante la tematica cupa, il racconto offre spunti di riflessione interessanti e attuali, invitando a interrogarsi sui pericoli di un eccessivo affidamento alla tecnologia e sulla necessità di preservare la propria umanità e individualità.

Sala d’attesa: si discosta nettamente dai precedenti racconti di Shirley, tuffandosi in un’atmosfera prettamente contemporanea. Protagonista è Raymond, un ex cantante punk rock che si ritrova invischiato nella nostalgia del suo passato glorioso. Invitato a una serata in un locale storico legato alla scena punk, si appresta a rivivere quei ricordi vividi e indelebili.

Le pagine del racconto ci trasportano all’interno di questo locale, dipingendo un quadro vivido e realistico dello squallore che spesso caratterizza questi posti (come ogni locale per concerti dopo una certa ora, per intenderci). L’atmosfera evoca le grandi serate dei concerti punk, dove il sudore, la musica assordante e il pogo selvaggio creano un mix inebriante e caotico.

Tuttavia, il vero protagonista di Sala d’attesa è la malinconia di Raymond. Il suo incontro con il passato non è una semplice rievocazione, ma un confronto doloroso con la realtà. I ricordi, una volta idealizzati, si scontrano con la durezza del presente, mettendo in luce la distanza tra il passato edulcorato e la verità spesso più amara.

L’autore ci invita a riflettere sul potere ingannevole della memoria. Quanto spesso ci soffermiamo su ricordi idealizzati, distorcendo la realtà per adattarla ai nostri desideri? Il racconto di Raymond ci ricorda che il passato non è mai come lo percepiamo, che i nostri ricordi sono sfumati e spesso ingannevoli.

Questo racconto potrebbe non risultare particolarmente coinvolgente per un pubblico giovane, ma per chi, come me, ha superato i trent’anni rappresenta un’acuta riflessione sul tempo che passa e sulla nostalgia. Però un’ultima cosa possiamo dirla: “Punk Never Dies!”

L’Angelo che annuisce: si distingue per la sua brevità e la sua atmosfera allarmante. Classificarlo come horror è appropriato, data la trama che ruota attorno a una famiglia di donne legate a omicidi rituali. L’assenza di riferimenti temporali specifici crea un alone di mistero e rende la storia ancora più affascinante.

La brevità del racconto, pur essendo un elemento di forza, rende difficile fornire una sinossi dettagliata senza svelare troppi elementi chiave. Tuttavia, possiamo affermare che la storia si concentra su una famiglia di donne unite da un segreto oscuro. L’angelo del titolo, elemento ricorrente e carico di simbolismo, rappresenta un aspetto fondamentale della trama e della sua risoluzione.

Nonostante la sua brevità, è un racconto estremamente intrigante e ben scritto. Shirley riesce a creare un’atmosfera densa di trepidazione catturando l’attenzione del lettore fin dalle prime righe.

Bitter: recensire questo testo è un’impresa ardua, anche dopo due letture molto scrupolose e a mente ferma. Il racconto si presenta come un delirante interrogatorio della polizia a un tossicodipendente che a sua volta caccia altri tossici in preda al neurobitter. Molti di questi, mutano diventando dei Berserker e lui li abbatte alla stregua di cani rabbiosi, e altro.

Shirley, con una scrittura complessa e immersiva, ci fa penetrare nella mente contorta del protagonista, facendoci rivivere le sue esperienze sotto forma di trip psichedelico. Lo slang utilizzato, probabilmente in parte diluito nella traduzione, contribuisce a creare un’atmosfera realistica e disturbante.

La complessità del racconto risiede proprio nella sua natura delirante. Shirley, nonostante abbia tenuto una trama lineare, ci catapulta direttamente nel flusso di coscienza del protagonista bombardandoci con immagini vivide e frammentarie. Questo stile narrativo richiede un impegno attivo da parte del lettore, che deve essere disposto a lasciarsi trasportare dalla follia del personaggio principale.

Questo non è un racconto per tutti i gusti. La sua natura estrema e caotica potrebbe alienare alcuni lettori. Tuttavia, per chi apprezza la sperimentazione letteraria e non teme di esplorare i lati oscuri della psiche umana.

Speroni di Falco: ci immerge nel mondo polveroso e violento del Far West, guidati dalle parole di Mano Solitaria, un pistolero estremamente abile. Attorno al fuoco, racconta la sua storia a un gruppo di avventurieri affascinati, narrando le sue avventure e il suo incontro con lo spirito della vendetta.

Questo racconto si distingue come un gioiello del genere western weird, mescolando sapientemente elementi classici del western con sfumature soprannaturali e orrorifiche. L’autore riesce a catturare perfettamente l’atmosfera del Far West, trasportandoci in un mondo di polvere da sparo, sudore e spargimenti di sangue.

Mi sono sentito come uno degli avventurieri seduti attorno al fuoco, la tensione narrativa è palpabile.

Se amate il genere western e non volete farvi mancare le sfumature horror e soprannaturali, Speroni di Falco è un racconto che non potete perdere. Una storia di vendetta condita da una luna insanguinata.

Rosso, verde, lampeggio, nero: nato dalla collaborazione tra John Shirley e Don Webb, si presenta come un racconto horror con venature soprannaturali, dosate con sapienza per creare un’atmosfera inquietante e persistente.

Protagonisti della storia sono Edward e Denise, una coppia apparentemente normale che vive in un tranquillo quartiere residenziale. Tuttavia, la loro quotidianità viene sconvolta quando la natura umana più oscura inizia a emergere, manifestandosi prima in comportamenti sadici e poi scivolando verso la follia totale.

Il lettore si trova così immerso in una spirale di tensione crescente, dove la normalità si sgretola lasciando spazio a pulsioni primordiali e a un terrore che si insinua lentamente nella mente. L’orrore non deriva da elementi soprannaturali eclatanti, ma piuttosto dall’oscurità che si cela all’interno di individui comuni, rendendo la storia ancora più intensa.

Alcuni possono vederli: si svolge nella Baghdad del dopo Saddam, dove gli scontri tra la popolazione locale e l’esercito americano sono una tragica realtà quotidiana. La storia ruota attorno a una famiglia irachena che viene strumentalizzata per forzare un posto di blocco, usando i loro bambini come mezzo per passare i controlli.

Fin dalle prime pagine, le intenzioni del racconto sono chiare. Il lettore si trova immerso in un’atmosfera di tensione e brutalità, dove l’innocenza dei bambini viene sfruttata senza pietà per scopi bellici. La narrazione procede con ritmo incalzante, tenendo il lettore in uno stato di ansia.

Tuttavia, il finale riserva un colpo di scena inaspettato. L’elemento soprannaturale, seppur accennato con discrezione, si insinua nella trama, donando al racconto una sfumatura di arcano e di inquietudine aggiungendo un ulteriore layer di complessità all’opera.

E quando ci ha chiamato siamo venuti da te: è un racconto dedicato alla memoria di Harlan Ellison. L’opera si configura come una sottile denuncia del capitalismo sfrenato e dell’ossessione per le festività commerciali, che spesso celano sfruttamento e ingiustizie.

La storia si sviluppa su due piani temporali e geografici distinti: da un lato, un campo di lavoro in Cina dove vengono prodotte maschere per Halloween e altre festività, in condizioni di sfruttamento e privazione dei diritti umani. Dall’altro lato, gli Stati Uniti durante i festeggiamenti di Halloween, dove maschere e costumi prodotti in Cina vengono indossati per una notte di divertimento effimero.

L’autore intreccia sapientemente questi due mondi apparentemente distanti, mostrando come il capitalismo globale crei una rete di sfruttamento e disuguaglianza che collega persone provenienti da contesti e culture diverse. La denuncia dell’autore è sottile ma efficace, non esplicita ma capace di suscitare riflessioni profonde nel lettore.

Accanto alla critica sociale, il racconto presenta anche un interessante connubio tra la festività di Halloween e gli antichi culti cinesi legati agli spiriti degli antenati. Questo elemento aggiunge una sfumatura di orrore, e la piega che a un certo punto prende il racconto, ne è la dimostrazione.

La voce di Exelda: narra la storia di un ex soldato in Afghanistan, combattuto dal dolore per la malattia del figlio della compagna e dalla disperazione per la mancanza di mezzi per curarlo. In un atto estremo di amore paterno, decide di rapinare una banca per procurare le cure necessarie al bambino e garantire un futuro decente a questa sua futura famiglia.

Tuttavia, non è solo. Al suo fianco ha un alleato inaspettato: un’intelligenza artificiale di nome Exelda, in grado di elaborare strategie e fornire supporto durante il colpo. Il piano ha successo, ma il prezzo da pagare è alto. L’incursione scatena una serie di eventi imprevisti che mettono in luce i lati oscuri dell’intelligenza artificiale e le sue potenziali minacce all’umanità.

Viene dipinto un quadro possibilista di un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventa sempre più sofisticata e autonoma, sfidando il controllo umano e ponendo interrogativi etici complessi.

Non è solo un thriller avvincente, ma anche un’opera che invita a riflettere sul futuro dell’umanità nell’era dell’intelligenza artificiale che oggi tanto ci divide, tra possibilisti e oppositori.

Voi cosa ne pensate?

Cacciatori di teste: questo titolo non evoca immediatamente immagini di popoli amazzonici o africani, come ci si potrebbe aspettare da un’ambientazione fantasy. Al contrario, la metafora si riferisce a figure del mondo degli affari spietati, che “cacciano” i migliori talenti per le proprie aziende.

La storia, che inizia con un colloquio di lavoro informale e apparentemente normale, si trasforma presto in una serie di eventi surreali e inquietanti, sempre legati al mondo degli affari ma con sfumature decisamente dark fantasy. L’atmosfera diventa infernale, non solo in senso metaforico.

L’autore riesce a mescolare elementi classici di una narrazione da girone dantesco con la modernità dei tempi correnti, creando una storia che è allo stesso tempo avvincente e disturbante. Il lettore viene catapultato in un mondo dove la realtà si confonde con l’immaginario, dove le regole del gioco sono imprevedibili e le conseguenze delle azioni possono essere terribili.

Tra i racconti che ho letto finora, è sicuramente uno dei miei preferiti per la sua capacità di evocare emozioni contrastanti.

Diserbante: il racconto, un cervellotico cyberpunk, si presenta come una visione agghiacciante del futuro, dove l’umanità è ridotta a mero ostaggio dei progressi tecnologici. L’autore, con la sua penna acuta, decodifica questa triste realtà, dipingendo un quadro oscuro.

Le emozioni umane vengono soppresse o manipolate artificialmente, creando una società fredda e alienata.

L’identità e la libertà individuale vengono soffocate da un sistema oppressivo che punta all’omologazione. Una lettura impegnativa e complessa.

Chalapais e il demone Malchance: narra la storia di un uomo, Chalapais, e del suo demone “custode”, Malchance. Non è Chalapais ad aver scelto Malchance, ma è il demone ad averlo scelto. La storia ruota attorno all’invidia che Malchance prova verso la vita effimera degli umani, in contrasto con la sua immortalità.

L’invidia di Malchance lo spinge a manipolare la vita di Chalapais, conducendolo in una spirale di eventi sempre più drammatici e inaspettati, dove la linea tra realtà e illusione si confonde.

L’ambiguità del finale lascia spazio a diverse interpretazioni, invitando il lettore a riflettere sul potere dell’invidia e sul ruolo del destino nella vita umana.

La videocamera sulle montagne russe: è, a mio parere, una meravigliosa parabola della vita. Attraverso l’immagine di una videocamera montata su un vagone di montagne russe, l’autore ci racconta il viaggio della vita, con le sue inevitabili salite e discese.

Nonostante le difficoltà e i momenti di sconforto, il racconto ci ricorda che ogni salita è seguita da una discesa, e che ogni discesa porta con sé un nuovo inizio. La vita è un susseguirsi di esperienze, alcune positive e altre negative, ma è proprio questo contrasto che la rende ricca e significativa.

L’autore gioca con il concetto di impermanenza, suggerendo che nulla rimane statico per sempre. Anche quando ci troviamo al punto più basso, c’è sempre una luce alla fine del tunnel, una speranza di riscatto.

Il racconto ci invita a riflettere sulla nostra esistenza, sui momenti di gioia e di dolore, sui successi e sui fallimenti. Ci spinge a cogliere ogni attimo, a vivere con intensità e a non arrenderci mai di fronte alle avversità.

In conclusione, Shirley, con la sua sottile ironia, ci invita a riflettere sul paradosso di raccontare storie fantastiche che rispecchiano paure e pericoli reali dell’umanità. La sua penna affilata e lo stile sofisticato creano visioni intense e disturbanti, che catturano il lettore in una spirale di fascino e trepidazione.

Questa raccolta di racconti è una mescolanza di interessi, l’autore ci porta a confrontarci con ipotesi terribili e ad analizzare la possibilità di un futuro distopico dove i pericoli che oggi temiamo potrebbero diventare realtà. Non tutte le storie sono piacevoli, ma tutte sono capaci di scuotere le nostre convinzioni e di farci riflettere su ciò che diamo per scontato.

Amanti dei generi horror e fantascienza, e appassionati della scrittura di Shirley, troveranno in questa raccolta un vero e proprio banchetto di storie torbide e mesmerizzanti. Preparatevi a immergervi in un mondo oscuro tanto ricco di led, dove la realtà si mescola al soprannaturale e l’orrore assume forme sempre nuove e inaspettate.

Consiglio vivamente questa lettura a chi è alla ricerca di un’esperienza narrativa forte e originale e come Supporter iscritto della Horror Writers Association è stato un onore fare questa recensione.

L’AUTORE

John Shirley (nato il 10 febbraio 1953) è un prolifico scrittore americano, noto principalmente per le sue opere di horror, fantasy, fantascienza, dark street fiction, western e per i suoi testi di canzoni. Ha scritto oltre 84 libri, tra cui romanzi, racconti, sceneggiature televisive e cinematografiche, tra cui Il corvo. Shirley è stato anche un musicista, frontman di diverse band e autore di testi per i Blue Öyster Cult e altri gruppi.

Riconoscimenti:

1998: Premio International Horror Guild Awards per il racconto Cram.

1999: Premio Bram Stoker Awards per il romanzo Black Butterflies: A Flock on the Dark Side (con cui ha vinto anche l’International Horror Guild Awards nello stesso anno). E numerose nomination per altri premi letterari.

Shirley è elogiato da altri scrittori per il suo lirismo, la sua ricchezza di idee e immaginazione, il suo pionierismo nel crossover e la sua onestà a livello di strada. Tra i suoi estimatori troviamo Clive Barker, Peter Straub, Roger Zelazny, Marc Laidlaw e A.A. Attanasio.

Stelle Bollenti

Autore: John Shirley

Editore: Independent Legion Publishing

Collana: Black Spring

Pag. 378

ISBN-13, ‎979-1280713841

ASIN: ‎B0CVQ2THMN

Prezzo: 18,90 €

Stelle Bollenti di John Shirley
John Shirley

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