The Haunting – Hill House, l’inquietante serial di Mike Flanagan

The Haunting - Hill House The Haunting – Hill House di Mike Flanagan è una serie colta, come spesso accade ad HBO. Il primo episodio comincia con la fine del grande romanzo di Shirley Jackson da cui è tratto (The Haunting of Hill House, in Italia L’incubo di Hill House).

“La casa stessa, restava sullo sfondo dei monti a custodire le sue tenebre. Dentro, le pareti si ergevano verticali, i mattoni restavano ben connessi, i pavimenti restavano solidi e le porte saggiamente chiuse. Il silenzio gravava immobile contro le pietre e il legname della casa, e chiunque ci vive, ci vive da solo.”

Nei titoli di testa sono citati gli angeli piangenti di Doctor Who, Shining di Stanley Kubrick, film tratto dal romanzo di Stephen King e la pellicola che Robert Wise trasse nel 1961 dal romanzo della Jackson (The Haunting, in Italia Gli invasati). Evidenti gli echi di IT di King e The others di Alejandro Amenabar, con Nicole Kidman protagonista. Flanagan usa un espediente meta-letterario: il libro dalla Jackson, diventa quello di Steven Crain che racconta la sua esperienza ad Hill House, quando vi abitava da bambino con la sua famiglia. The Haunting - Hill House 2
Ma ora divenuto adulto, l’orrore va ancora una volta affrontato…
La storia alterna il presente e il passato con la tecnica del flash back frammentato che svela poco per volta ciò che era avvenuto. Nello sforzo di dare naturalezza e credibilità, ariosità al tutto (e di riempire dieci puntate), Flanagan cade nei soliti luoghi comuni alle serie tv: dispersione dell’azione, conflitti non necessari, pletora di personaggi. La magnifica unità aristotelica del libro e del film si perde, ma era inevitabile. Discutibile a volte la recitazione, con attori che tendono a mostrare troppo. Nel film classico di Robert Wise recitavano Jullie Harris e Claire BloomGli invasati
Flanagan suggerisce l’orrore o l’avvolge nelle tenebre e nel vuoto, nell’ambiguo, nell’indicibile. Pur di ottimo livello la serie non è particolarmente innovativa nel linguaggio, ma originale nella costruzione letteraria e non priva di eleganza. Con una scelta produttiva e artistica coerente, la seconda stagione vedrà l’adattamento di Giro di vite di Henry James ovvero un insuperabile monumento della letteratura, sul quale i critici si esercitano da tempo (EdelMannoni), alla ricerca, inutile, del suo mistero. Vedremo come Mike FlanaganMike Flanagan se la caverà oltre che con un monumento letterario, anche nel confronto con il film di Jack Clayton, interpretato da Deborah Kerr e sceneggiato, tra gli altri dal grande scrittore americano Truman Capote.

                                                                   A cura di Gianni Solazzo

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