La strana fede di Richard Gavin

La strana fede di Richard GavinOttava uscita della collana Visioni delle Edizioni Hypnos del duo Vaccaro-Torello, data alle stampe nel gennaio del 2019. Dopo aver proposto maestri quali Algernon Blackwood e veterani quali Steve Rasnic Tem, l’editore di Milano torna a battere il ferro caldo degli astri nascenti di quel modern weird ancorato alla tradizione delle origini, a quella narrativa fantastica che trae linfa dallo studio dell’esoterismo. È dunque il turno del canadese Richard Gavin, scrittore classe 1974 già proposto, nel formato breve, dalla Hypnos in un’antologia collettiva curata da Laird Barron e nella rivista a cadenza periodica dalla stessa licenziata. The Eldritch Faith, questo il titolo originale dell’opera (pubblicata nel 2012), è la prima novella di Gavin a vedere la luce nella nostra penisola. Settantaquattro pagine assai criptiche, sospese tra follia e un occultismo a tratti luciferino che conduce a una sapienza dannata.
Gavin parte dalle premesse tracciate sia da Arthur Machen che da Algernon Blackwood per muoversi in una direzione propria, ricca di simbolismi, metafore e intrisa di un occultismo pericoloso eppure da affrontare per trovare quel “Reale” che gli usi della vita di tutti i giorni ci fanno evitare.
La Strana Fede, questo il titolo scelto dalla casa editrice di Milano, prende le mosse dall’idea di una realtà ulteriore rispetto a quella quotidiana. “Nel momento in cui divenni consapevole del mondo cominciai a dare la caccia a un portale che ne conducesse fuori” racconta il protagonista. Eletti a compiere questo cammino iniziatico e di formazione, un po’ come nell’opera di Blackwood (si pensi a Il Vecchio delle Visioni), non possono che essere i reietti o comunque i solitari, persone che non trovano soddisfazione nei piaceri della vita comune e che ricercano altro, spinti da una motivazione che non teme arresto. I giochi degli adolescenti, la scoperta del sesso sembrano non far presa sul giovane protagonista della storia, un bimbo di sette anni. Gavin sembra tracciare le coordinate formative di una specie di alter ego che, per gioco, grazie a un velo cattura uno spirito guida e si lascia istruire dallo stesso. Sembra di rivivere la parte iniziale de L’Esorcista di Blatty, con il piccolo che parla con lo spirito, ben attento a non farsi scoprire dai genitori. Il rapporto tra i due, pur se interrotto da una lunga vacanza, si cementifica nel corso degli anni e si trasferisce nel mondo dei sogni, a plasmare una relazione allievo-maestro che condurrà il giovane laddove solo i prescelti possono spingersi (a rischio della sanità mentale). Se però con Blackwood l’obiettivo e il risultato finale dell’incontro con l’esoterismo era l’ascesa, in Gavin si assiste all’altra faccia della medaglia. Si percepisce infatti un graduale allontanamento dalla vita e a una discesa in abisso maledetto dal crisma dell’omicidio, fino a determinare una scissione temporale e dimensionale che porterà il protagonista a scindere la propria esperienza in due bivi distinti: quella spirituale e quella corporale. Una situazione, pur se per via diversa, già incontrata in Discesa in Egitto di Algernon Blackwood. Lo spirito, guidato da Capricorno (il nome dello spirito), percorrerà i fantastici sentieri dell’altrove, in un contesto ambientale fatto di funghi velenosi e di una soffocante luce grigia essenza del male. La percezione del tenore blasfemo dell’opera è evidente. Gavin sembra suggerire il prezzo da pagare per l’acquisizione di una conoscenza ulteriore rispetto a quella propria degli arrendevoli uomini che non hanno la forza e la volontà di andare oltre i veli che separano la realtà dalla quotidianità. L’eleganza stilistica e costruttiva di Gavin è notevole, per effetto di una visionarietà che conferisce al testo una natura prossima a un fantasy capace di solleticare il sense of wonder del lettore.
Mentre lo spirito vivrà questa esperienza ipnotica e allucinogena non accorgendosi degli anni che passano, il corpo, disancorato dalla coscienza, vivrà invece la vita quotidiana, alla stregua di un sogno, contraendo matrimonio e vivendo in modo assimilabile a un automa salvo poi ricongiungersi allo spirito in quell’associazione che dovrebbe costituire l’essere unico che sta alla base della creazione di Dio, ma che, il più delle volte, vede la parte spirituale totalmente incancrenita e piegata a favore della materiale. Si respira dunque, a mio modo di vedere, una marcata critica di Gavin all’approccio minimalista e superficiale dell’uomo, non abituato a vedere oltre le apparenze e neppure intenzionato a farlo, a beneficio di una vita sociale sprovvista di autocoscienza e dunque inferiore persino a quella dannata propria di chi ha scelto di percorrere i sentieri dell’inferno. Il ricongiungimento tra spirito e corpo porta al rifiuto della vita da parte dell’individuo iniziato ai misteri dell’esistenza, con un tentativo di omicidio che suona quasi da atto liberatorio per spezzare le catene di una prigionia mascherata da libertà. Un atto che, nella fattispecie, verrà frenato dalla notizia di aver concepito, nel ventre della donna, la vita ovvero un feto benedetto dalla vera autocoscienza per effetto di aver varcato fin da subito il velo posto da divisorio tra il modo spirituale e quello materiale.
Testo molto difficile, non indicato a tutti i lettori, in cui emerge una marcata componente malata capace di generare brividi e, soprattutto, di spiazzare il lettore costringendolo a più letture. Siamo lontani dalla lettura di intrattenimento, Gavin cerca altro e lo dichiara anche nelle interviste, affermando di “voler svegliare” il lettore. Il canadese cela, grazie a una serie di sottotracce, le coordinate di un testo cui si può giungere solo ricorrendo alle giuste chiavi di lettura. La prosa è elegantissima, perfettamente resa dall’ottima traduzione di Andrea Bonazzi. Non mancano spruzzate erotiche (aventi funzione di rigetto della femminilità e dunque della vita materiale) e altre che omaggiano gli stereotipi dell’horror classico (albero maledetto e casa infestata) da cui Gavin, tuttavia, prende le distanze a beneficio di un personalismo autoriale.
Consigliato agli appassionati di narrativa esoterica, in un ideale collegamento con i grandi maestri scuola Golden Dawn. Da evitare per i lettori di quell’orrore dozzinale o più incline al taglio cinematografico.

Richard GavinL’AUTORE
Richard Gavin (1974), canadese, scrive narrativa del mistero nella tradizione di Algernon Blackwood e Arthur Machen. Autore prevalentemente di racconti, ha al suo attivo cinque raccolte, tra cui At Fear’s Altar (Hippocampus Press, 2012) e Sylvan Dread: Tales of Pastoral Darkness (Three Hands Press, 2016), con storie legate al folk horror e alle modalità della ghost story. È anche apprezzato autore di testi esoterici e saggi che esplorano le basi filosofiche del genere horror, tra cui il recente The Moribund Portal: Spectral Resonance and the Numen of the Gallows, Three Hands Press, 2018, mentre nel 2015 è stato tra i curatori dell’antologia narrativa sui temi dell’occultismo Penumbrae: An Occult Fiction Anthology.

La strana fede
Autore: Richard Gavin
Editore: Edizioni Hypnos
Codice ISBN: 9788896952764
Prezzo di copertina: edizione cartacea € 8,90; ebook € 2,88

                                                            A cura di Matteo Mancini
                                                          (goldenmancho@libero.it)

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