Ombre di Lapo Ferrarese

Ombre di Lapo FerrareseFra i maggiori autori italiani che incarnano il Fantastico puro – la narrazione consacrata alle sfumature del bizzarro, del magico, del malinconico, del terrifico, del meraviglioso – di certo è doveroso indicare, ai massimi livelli, Lapo Ferrarese.
Scrittore di racconti, in primis, e quindi implicitamente in linea col pensiero di Edgar Allan Poe secondo cui è la forma-racconto a rappresentare (in contrasto col romanzo) l’apice dell’arte della narrazione: il racconto, secondo Poe, è intrinsecamente dotato di quella immediatezza temporale che conduce sapientemente e senza dispersione di concentrazione all’esito finale – che sia questo di ordine psicologico, viscerale, o persino metafisico.
Personalmente – e con molta umiltà, sebbene con altrettanta convinzione − aggiungerei che il racconto è meritevole anche e soprattutto per l’opportunità di profondere a piene mani uno spessore stilistico che nel romanzo, tranne le dovute eccezioni, tende a non ‘durare,’ a non reggere, a stemperarsi a favore della quantità (spesso anonima e indifferente) a discapito della qualità. Non è una regola, beninteso, ma una attitudine che, eccezioni a parte, è ben facile da rilevare se si è muniti di onestà intellettuale.
Ed è innanzitutto in questa ottica di ricerca di stile che mi piacerebbe inquadrare la scrittura di Ferrarese.
Distante anni luce dal sensazionalismo e dalle scelte ‘di moda,’ la scrittura dell’Autore è pulita e soppesata, meritevole di plauso per la sua accuratezza, per l’eleganza strutturale che, sebbene mirata a una fruizione moderna, non dimentica il gusto per la forma, per la raffinatezza estetica (desunta probabilmente dal rigore dei classici ma trasfigurata in chiave contemporanea).
Per quanto concerne la ‘sostanza’, ovvero i plot e le invenzioni fantastiche al centro di ogni racconto, percepisco una forte, fortissima assonanza con quella che è stata, a mio avviso, la più grande fucina visionaria per la sensibilità Weird e Fantastica, ovvero l’intramontabile e impareggiabile Twilight Zone, la serie Ai Confini della Realtà che ha fatto dell’inventiva e della visionarietà il suo cuore pulsante. E non è un caso che accosterei sia ‘stile’ che ‘essenza’ della narrativa di Ferrarese a quelli di famosi fantasisti del dopoguerra quali Matheson, Beaumont, Bradbury – fra i principali scrittori che hanno contribuito ad arricchire la serie Ai Confini della Realtà con le loro creazioni multicolori e spiazzanti.
La naturale ‘filiazione’ a tali ‘mostri sacri’ avviene, in Ferrarese, senza scimmiottamenti e imitazioni, bensì in maniera naturale e quasi fisiologica, come se esistesse fra scrittori un lignaggio segreto: l’appartenenza a una tradizione fantastica ‘classica,’ la quale, fortunatamente, si rivela intramontabile, nonostante la pressione di un mercato contemporaneo che punta purtroppo alle facilonerie, allo stile grezzo e svuotato di ogni letterarietà.
Sebbene la mia personale preferenza, fra le opere dell’Autore da me lette, va al libro Ombre, non posso esimermi dal segnalare le ottime, anzi superbe, raccolte Incubi e Il complotto e altri racconti, che vivamente consiglio agli appassionati e ai lettori tutti. Del primo ho apprezzato la tenebrosità e l’inquietudine, che davvero ci immerge in una zona ‘al confine della realtà e dell’incubo.’ Del secondo, Il complotto, vorrei far presente la brillantezza di uno stile impeccabile, che raggiunge la perfezione in racconti quali Il gattaro e Il complotto, entrambi intrisi di una sottile ironia mai volgare, perfetta nella sua sobrietà. Il libro è ulteriormente valorizzato da quella che considero una piccola gemma, un gioiello di sensibilità – il brevissimo La prima volta, davvero meritevole ed indimenticabile.
Se quindi risulta sinceramente arduo stilare una ‘graduatoria’ (termine infausto e inadatto) ai libri dell’Autore, qui enfatizzerò principalmente Ombre, per motivi che dirò a breve.
Ombre si presenta come una raccolta di tre racconti lunghi, tre novelle che davvero lasciano il segno.
Cunicoli, la terza storia della raccolta − andando a ritroso, partendo dall’ultima storia verso la prima − è un’indimenticabile discesa nell’incubo, una sorta di Discesa nel Maelstrom di tipo speleologico anziché marittimo. La struttura narrativa enfatizza un senso di enigma e di terribile attesa, chiudendosi addirittura su se stessa in un’angosciosa ed estrema claustrofobia che rende ardua la lettura non soltanto per chi soffre di tale ossessione, ma anche per chi la giudica una paura ‘come le altre,’ tanto è avvolgente e cupa la sensazione di essere sprofondati in un budello oscuro. Oltre a tale struttura robusta e ben delineata, un ulteriore punto di forza è la scelta di ‘rivelare il meno possibile’ che impreziosisce l’arte di Ferrarese. ‘Se adesso accendessi la torcia, riflette il protagonista della novella, cosa vedrei? Forse un paio di occhi mostruosi puntati su di me a fissarmi?’
È questa incapacità di ‘vedere’ che rende tutto suggestivo, affascinante e terribile. Siamo chiusi in un guscio di noce, in un sudario di mistero, faccia a faccia con l’inesprimibile… non ci sono parole né immagini per le rivelazioni, che sono quindi percezioni interiori e allusioni sottili.
Sapientemente incentrata sull’inquietudine che affonda radici nell’infanzia, la seconda storia, Il cavallo di legno, è, a mio avviso, la summa del perturbante; siamo in perfetto stile Ai Confini della Realtà, ma con atmosfere più grevi e maggiormente sature di smarrimento e inquietudine. ‘Come ci si sveglia da un incubo?’ scrive Ferrarese nel racconto. Difficile dirlo. La realtà si confonde con l’incubo, l’incubo con la realtà. Il nucleo dello sgomento è un oggetto, una cosa, che pur essendo tale potrebbe essere… viva. Qui siamo condotti dall’Autore a confrontarci con la paura ‘infantile’ per eccellenza: bambole, simulacri, pagliacci, oggetti, cose: per un bambino assumono connotati sinistri in virtù dell’enigma di essere fatti ‘a immagine e somiglianza’ della vita, sebbene ci appaiano senz’anima. Nel racconto, tale simulacro assume la forma di un cavallo di legno, di quelli apparentemente innocui e benevoli… almeno alla luce del giorno.
E siamo giunti al primo racconto, Una strana invasione, quello che apre il volume, e merita, a mio avviso, il posto d’onore – senza nulla togliere agli altri due racconti suddetti.
È qui che rilevo, al massimo grado, un quid che trascende ogni tentativo di classificazione o di ‘imprigionamento’ relativo al genere letterario. Scritto come sempre in un solido stile piacevole e sobrio, stavolta il racconto si arricchisce ancor maggiormente di una incredibile tetraggine animica, un ‘cielo oscuro dell’anima,’ mi verrebbe da dire. D’altronde è lo stesso Autore a prepararci, scrivendo fra le righe iniziali: ‘Quel pomeriggio il cielo si era coperto con una velocità impressionante: nuvole gonfie di pioggia erano spuntate senza preavviso, silenziose e imponenti, oscurando in pochi minuti il sole ormai basso sull’orizzonte.’ Una sorta di sentimento in stile Casa Usher, un umore grigio e cupo, sabbie mobili dello spirito, qualcosa che già ad inizio racconto fiacca l’anima, e la rende come mosca presa in una tela di ragno, in balia di una spaventosa attesa e di angosciosi presagi.
Ed è solo l’inizio, poiché all’atmosfera si aggiunge l’Inesplicabile: fa irruzione in maniera così perturbante da non lasciare spazio a dialoghi e pareri, i quali risultano inadeguati per agguantarne l’essenza. Qualcosa si materializza all’interno della nostra realtà quotidiana… essenze, creature, anime? Chi può dirlo? È qualcosa di vivo? È qualcosa di morto? È qualcosa di comprensibile… o forse di totalmente alieno?
È il Mistero.
La storia si dipana in modo volutamente ambiguo tra brevi flashback che sembrano suggerire una soluzione interpretativa, ma che si infrangono come onde dinanzi alla maestosità di ciò che non può essere compreso né analizzato. Tutto sfugge dalle dita, ogni tentativo psicologico è come sabbia al vento, fin quando il lettore è costretto ad annullarsi dinanzi all’ineluttabilità che esiste qualcosa più grande di lui, più grande di tutti noi, ed è il massimo sposalizio tra quelli che io chiamo ‘estremi dell’esistenza,’ ossia la meraviglia e il terrore, e di cui Ferrarese ha saputo cogliere magistralmente l’essenza.
Nondimeno, seppure la paura incatena l’animo del protagonista, è un ulteriore sentimento che tende a prevalere, qualcosa di insolito che affiora e serpeggia contagiando il lettore.
Come potremmo definirlo?
Una spettrale malinconia… O forse una ‘mancanza,’ qualcosa che annulla e che ci annulla, che viene da dentro, o forse dall’esterno, chi lo può dire? Il gioco di specchi imbastito da Ferrarese non ne rivela l’immagine originale.
In conclusione, in questo libro, nella sua interezza, è in atto un’atmosfera unica e onnipervasiva. È qualcosa di ineffabile, sfuggente, difficilmente classificabile letterariamente, ma che assurge a emblema di tutto ciò che si sottrae all’ordinaria percezione umana.
E anche gli usuali stilemi tipici del racconto di genere si stemperano in un’architettura di silenzi e flebili percezioni, di inquietudini e speculazioni al limite del filosofico, raggiungendo un apice Weird che difficilmente scomparirà dalla memoria.
Questo piccolo articolo vuole essere la segnalazione di un libro notevole, godibilissimo seppure profondo in un modo silenzioso, garbato e sottile; ma, ancor di più, questo scritto è un caloroso invito alla lettura, in generale, di un Autore davvero meritevole, la cui sensibilità e il cui stile sono degni di attenzione e plauso.

Lapo FerrareseL’AUTORE
Lapo Ferrarese è nato nel 1969 a Firenze, città dove vive e lavora.
Laureato in Filosofia, dopo una parentesi nel web marketing, dal 2001 si è dedicato al suo interesse principale: l’editoria.
Lettore vorace, è appassionato di noir, fantascienza e horror, generi letterari nei quali ama anche cimentarsi come scrittore.
Ha pubblicato Ombre. Racconti del brivido (Phasar Edizioni, 2008), Incubi. Racconti horror (Galaad Edizioni, 2010), Il complotto e altri racconti (Phasar Edizioni, 2013), Vecchi amici. Racconti horror (Galaad Edizioni, 2014), come co-autore il saggio Dieci anni nel paese delle meraviglie. La pubblicità per Linea GIG dal 1976 al 1986 (Phasar Edizioni, 2016) e Il decimo rintocco (Phasar Edizioni, 2019).

Il suo sito è www.lapoferrarese.it.

Ombre
Autore: Lapo Ferrarese
Editore: Phasar Edizioni
Codice ISBN: 8863580049
Prezzo di copertina: € 10,00

a cura di Lorenzo Nicotra
(lorenzonicotra2112@gmail.com)

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