Il linguaggio di Cthulhu di Daniele Corradi

Il linguaggio di Cthulhu di Daniele CorradiIl linguaggio di Cthulhu di Daniele Corradi, pubblicato dall’Editoriale Jouvence, analizza in maniera capillare il linguaggio e lo stile di H. P. Lovecraft senza prescindere dai contenuti.
Pietra d’angolo dell’analisi è il racconto The Call of Cthulhu, considerato giustamente il manifesto della poetica lovecraftiana, ma la disamina si estende all’intera opera dello scrittore di Providence.
Nel primo capitolo, Lovecraft beyond Philosophy, Corradi individua il nucleo dell’opera di Lovecraft nella ricerca dell’ignoto indefinibile che sta oltre l’uomo.
Attraverso una carrellata dei più significativi racconti di Lovecraft, dal prodromico Beyond the wall of sleep a The tomb, da Beyond a The outsider, Corradi, differenziandosi da altri critici, dichiara che questo ignoto non è la manifestazione di un’apocalisse di là da venire, ma è qualcosa che è già accaduta.
Cthulhu è riemerso, anche se per poco, dalla città di R’lieh e i Grandi Antichi, che Corradi, fedele al dizionario adottato da Lovecraft, chiama Grandi Vegli (Great Old Ones) sono già intervenuti nella storia dell’uomo per trasformarci. L’essere umano (compresi i Grandi Vegli che At the mountains of madness rivela trattarsi di esseri umani) è l’alieno.
Noi esseri umani, come scrive Corradi, “Siamo la porta per l’oltre, l’ignoto che fummo e saremo, nel presente. …noi siamo gli alieni. Porte pericolose che attraverso la materia sognano aperture sull’antimateria. Eterni, effimeri varchi per l’Essere Vasto e senza forma che, attraverso la nostra geometria, sogna una forma impossibile, per misurare l’infinito.”
Lovecraft ha negato la Realtà per sostituirla con un’altra “una blasfema struttura che si pone oltre essa ma in essa traspare e si annuncia.”
Per questo il pensiero di Lovecraft va oltre la filosofia, in quanto non può esistere filosofia moderna che non ponga come base del suo esistere l’indifferenza dell’uomo rispetto al cosmo, la distruzione della razza umana non come finalità dell’esistenza, ma come qualcosa già avvenuta nel passato, qualcosa già presente.
Nel capitolo successivo, La lingua di Cthulhu, Corradi analizza lo stile e il contenuto della scrittura di Lovecraft, sempre tenendo come riferimento principale The Call of Chtulhu ma spaziando tra i vari racconti dell’autore.
Corradi ci informa che Lovecraft, per sua stessa ammissione in una lettera a Maurice Moe del 1915, adotta per la propria scrittura un dizionario Walker del 1804 e da lì parte per creare il proprio stile così mal giudicato da molti con le dovute eccezioni (Ray Bradbury lo definì “aristocratico”), unico adatto a raffigurare i suoi orrori cosmici.
A proposito dello stile lovecraftiano Corradi parla di “esibito manierismo settecentesco che si gonfia in turgore aggettivale e innaturali agglomerati di avverbi.”
E continua Corradi: “…il barocchismo scientista del Sognatore edifica uno schermo razionale che funge da barriera o velo contro il contenuto ignoto o orrifico, l’Oltre cosmico che progressivamente filtra nel mondo rappresentato nella storia.”
Questa tensione tra forma e contenuto fonda l’estetica di Lovecraft.
Il saggio procede, in questo capitolo e nei successivi, a raccontarci il mondo di Lovecraft, analizzando certosinamente il suo stile e il suo immaginario, coinvolgendo le varie arti e scienze dell’uomo, dalla letteratura all’architettura, dalla scultura alla fisica.
Niente è trascurato dell’estetica lovecraftiana, parlando anche dei suoi maestri, Poe, Machen, Blackwood così come li ha raccontati nel suo saggio Supernatural Horror in Letterature.
Tecniche letterarie, linguaggio e contenuto dei racconti vengono parimenti analizzati da Corradi, disaminando la terminologia usata dal sognatore di Providence per raccontare la sua realtà che si decompone in apocalissi che sono già avvenute. L’eterno ritorno raccontato da Lovecraft nei suoi racconti che si prestano, specie nelle descrizioni (una per tutte quella dell’Old One Cthulhu) all’infinita rilettura.
Conclude il libro un dizionario di quasi cento pagine in cui Corradi analizza il repertorio filologico dei termini ricorrenti nell’intera opera di H. P. Lovecraft. Sono compresi i nomi degli Old Ones, la cui radice fonetica trae ispirazione da varie lingue, da quelle classiche a quelle moderne.
Insomma questo saggio è un testo unico, quale mai era apparso in Italia o all’estero. Un testo fondamentale per la conoscenza della narrativa di Howard Philips Lovecraft.

Daniele CorradiL’AUTORE
Daniele Corradi, docente di letteratura italiana e latina, e di italiano L2 presso l’Università degli Studi di Milano, è direttore editoriale per Dario Abate Editore. Ha pubblicato saggi sul fantastico di Dino Buzzati e i romanzi Ti piacciono i film horror? (2015) e Non aprire quella porta (2016).
Dal 1994 studia e traduce l’opera di Lovecraft, mirando a una versione filologica del suo cosmo linguistico e letterario.

Il linguaggio di Cthulhu
Autore: Daniele Corradi
Editore: Editoriale Jouvence
Collana: Filosofia
Codice ISBN: 9788878016835
Pag. 320, brossurato
Prezzo di copertina: € 20,00

a cura di Luca Bonatesta

(lucabonatesta71@gmail.com)

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