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Triskelis: “Mi piace avere il controllo totale o quasi totale della mia arte.”Benvenuto su Club Ghost. Ci puoi parlare del tuo percorso artistico fino a qui?
Ciao a tutti e grazie per questa opportunità che mi date. A dire il vero la mia carriera di musicista è lunga e costellata da diversi album. Inizia all’incirca nel 1994 con una band thrash metal chiamata Insania in cui suonavo la batteria e cantavo, e con loro pubblicai nel 1996 il mio primo demo tape. Subito dopo ho suonato la batteria per qualche anno in una band alternative/grunge con cui realizzai un altro demo. Dalla fine degli anni Novanta ho iniziato a fare sul serio coi Lilyum, che è tutt’ora il progetto più prolifico a cui abbia mai preso parte, dove abbiamo proposto black metal di classica concezione. Con loro ho realizzato sette album e qualche ep. Poi ho realizzato un album per il progetto Oigres, dove mi sono occupato, oltre che degli strumenti, anche della voce. Triskelis è l’ultimo progetto, nato nel 2020 e che con “Malicon” è già al secondo album in meno di un anno, e questa volta sono totalmente da solo.

Dopo aver suonato in diverse band hai intrapreso una carriera da solista. Quale è la differenza tra suonare per te stesso e suonare per una band?
Diciamo che da diversi anni ho abbandonato l’idea di avere una band vera e propria, con la quale provare tutte le settimane e via dicendo, e infatti ogni progetto nato per mio volere è nato ed è rimasto in studio. Non affronto la dimensione live dal 2014, ma anche in quel caso non riguardava nessuno dei progetti che ho elencato, ma una thrash metal band in cui ho cantato per un paio di anni circa. Il motivo per cui incido quasi tutto da solo e a casa mia è che nessuno riuscirebbe a stare dietro alle mie tabelle di marcia e perché voglio fare quello che mi va senza doverne discutere con nessuno. Mi piace avere il controllo totale o quasi totale della mia arte e per adesso non ho intenzione di cambiare. Ho tante cose da dire e le voglio dire come e quando dico io. Poi, se qualcuno vuole partecipare e apportare delle valide idee ben venga, come è già successo in vari progetti, ma di base rimangono miei progetti.

Triskelis è il tuo nuovo progetto. Ce lo presenti in poche righe?
La particolarità di questo progetto è che non uso chitarre e voce. I riff nascono dal basso ed è infatti sul basso che si basa un po’ tutto. Tutto quello che potete sentire è fatto con un basso distorto e di solito mi piace aggiungere linee aggiuntive di basso per formare delle trame che suonino sia armoniche che belle corpose. Dopo questo procedimento aggiungo le tastiere dove servono, che danno modo ai brani di aprirsi un po’, dato che il basso è uno strumento di per sé asciutto e dal suono particolare.

cover TriskelisQuello che l’artista vuole creare è un qualcosa di malinconico e al tempo stesso freddo e meccanico, che si muove nei territori dello stoner, del doom e del dark/gothic. Puoi commentare queste tue parole riguardo “Malicon”, tuo nuovo album?
Certo. Le mie influenze derivano sia da alcuni sottogeneri del metal che dalla darkwave degli anni Ottanta. Ma soprattutto derivano dal mio modo di essere. Con Triskelis sto cercando di creare un sound che inglobi queste influenze. Ma la scommessa è cercare di creare un sound che abbia la pesantezza del doom/stoner e la malinconia del dark, ma il tutto realizzato senza chitarre. Non è facile, so che la strada è in salita, ma dopo venticinque anni di album concepiti e registrati nella classica ricetta per voce-basso-chitarra-batteria, ho voluto darmi nuovi input e nuove motivazioni per non smettere di suonare. Non che fossi insoddisfatto dei dischi che avevo realizzato, anzi, ma questa nuova formula senza chitarre e voce mi stimola molto.

Ci puoi parlare di “Malicon”? Dove è stato registrato? Che tecnica di registrazione è stata usata? Quale traccia preferisci?
“Malicon” è il secondo album di Triskelis, è stato registrato nei miei home studio e ho fatto tutto da solo, compresa la fase di mix e mastering. Non ho usato tecniche particolari. Ho realizzato le basi di batteria col mio vecchio e malandato pc, registrato i miei riff di basso cercando la giusta distorsione a seconda del pezzo e poi, in un secondo momento, ho aggiunto le seconde o terze linee di basso, e infine le tastiere. Tengo a precisare che le tastiere sono suonate con una vera tastiera e non si tratta di tracce fatte al pc. Poi mi sono occupato di tutta la fase di produzione del suono. Credo che il risultato sia semplice, non si tratta di un album pretenzioso e non vuole seguire le attuali produzioni discografiche, perché il mio intento è rimanere ancorato agli anni Ottanta e Novanta, anche a livello di sound, ma proprio per questo credo e spero che il mio lavoro susciti delle emozioni che in tanta musica di oggi non si trovano più. Comunque credo che la mia traccia preferita dell’album sia “Mosar”.

“Orior” e “Malicon”. Quali sono le differenze?
Credo molte. “Orior” è stato concepito e registrato durante il primo lockdown, quasi come diversivo per ammazzare il tempo che ero costretto a passare in casa. Da quel disco però sono uscite fuori almeno tre o quattro canzoni degne di nota e che in un qualche modo hanno assorbito il mood del periodo. C’è tanta desolazione in quel disco ma un tono austero e credo che quest’ultimo derivi dal fatto che mi sentivo anche molto incazzato per ciò che stava succedendo e per come le cose attorno a me erano in un certo senso manipolate in malo modo da una classe politica che tutt’ora reputo indegna. Ma “Orior”, al di là di tutto, rimane un album che poteva essere curato meglio in alcune tracce, che alle mie orecchie suonano un po’ frettolose, ma il suo maggior pregio è che ha creato la base per proseguire con quella “stramba” formula fatta di “basso-batteria-tastiera” e niente altro. Mi ha dato l’input insomma. “Malicon” è un disco più pensato e io adesso ho più dimestichezza col basso e so usare meglio varie distorsioni e non mi pongo limiti. Forse questo secondo lavoro è più vicino allo stoner, mentre il primo più al dark, ma entrambi hanno più o meno le stesse influenze, ma in percentuali diverse. Insomma, vedo “Malicon” come un album prodotto meglio e con delle idee messe meglio a fuoco.

sergio vinciCome hai elaborato il tuo sound?
Mi rifaccio un po’ alle risposte precedenti, ma non nego che elaborare riff col basso sia proprio diverso che farlo con la chitarra. E quando devi passare agli arrangiamenti la cosa si fa ancora più complicata, perché sovrapporre più linee di basso e magari con distorsioni diverse è un procedimento che ha bisogno di idee chiare sul risultato che si vuole raggiungere e di una buona dose di “coraggio”. Sembreranno frasi fatte, ma se per più di venti anni hai composto partendo dalla chitarra, non è un passaggio molto naturale passare al basso come strumento cardine del tutto. I riff, comunque, sono sostanzialmente diversi da quelli che componevo per chitarra e questo è venuto fuori solo strada facendo. Per quanto riguarda il sound vero e proprio ho usato dei distorsori per chitarra, cercando meticolosamente di arrivare a far suonare il basso per come lo sentite, soprattutto in “Malicon”. A furia di girare le manopole qualcosa di decente è uscito, credo!

Sei poli-strumentista. Quale strumento preferisci suonare?
Nasco batterista ed è lo strumento che a mio avviso suono meglio.

Come è collaborare con Ghostrecordlabel?
Tutto è molto semplice perché si tratta solo di un veicolo per diffondere la mia musica. Non ho tante altre velleità e collaborare con loro è piacevole e molto vecchia maniera, con poca burocrazia in mezzo e tanta passione.

Quali sono i tuoi ascolti attuali?
Rimango fondamentalmente un metallaro, quindi tutto ciò che è metal, salvo il metal “allegro” o troppo melodico. In alternativa mi piacciono molto generi come l’hardcore, alternative, grunge, dark, new wave.

“Malicon” è essenzialmente strumentale. Perché questa scelta?
Perché in giro ci sono troppi cantanti che fanno schifo ahahahah! No, seriamente, io sono anche un cantante, avrei potuto cantare io stesso, ma l’intento di Triskelis per ora è mantenere questa formula strumentale incentrata sul basso. Per me serve da stimolo a migliorarmi sul basso e a migliorare una formula non proprio usuale.

La tua musica a quale libro, film o quadro potrebbe far pensare?
Credo che sia adatta per qualche pellicola di Cronenberg, Lynch e Kubrick.

Progetti futuri?
Non vedo l’ora di mettermi al lavoro per il prossimo album di Triskelis. Ho comprato nuova attrezzatura e un nuovo basso e ho già molte idee e spero di realizzare il famoso terzo album della consacrazione.

Per finire, dato che noi parliamo tanto di libri e fumetti, consiglia un libro o un fumetto ai nostri lettori…
Allora, come fumetto potrei consigliare Samuel Stern, che tratta di demonologia. Come libro “American Psycho” o “Bastogne”. Come vedete, la roba moscia non mi piace. Un saluto e grazie ancora per questa intervista!

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Di Shock

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