X Come Occhi di Laird Barron

X Come Occhi di Laird BarronGrande appassionato di corse di slitte, scrittore insignito con lo Shirley Jackson Award e con il Bram Stoker Award, a suo agio sia col romanzo dai ritmi lenti che col racconto breve dall’incedere serrato, ma soprattutto assemblatore di generi e stili diversi che abbracciano il mondo dell’arte a trecentosessanta gradi – dal genio pittorico al soave canto poetico di una ninfa che si delizia nel paradiso boschivo di cui è dea incontestata – Laird Barron “proietta” il lettore dai confini del mondo dell’Alaska a quelli dell’universo. Non fa eccezione X Come Occhi, edito nel 2015 negli States come X’s for Eyes e subito tradotto da Andrea Bonazzi per il catalogo Visioni delle specializzate Edizioni Hypnos.
Sviluppo complesso di una storia poi non così complicata, in cui il pantheon lovecraftiano si miscela, in verità apparentemente, a una sorta di fantascienza cyberpunk ante-litteram dai contorni impossibili. Siamo nel 1956, ma sembra di essere nel 2056, in un’America verrebbe da dire di una realtà alternativa alla nostra. Tutto inizia col lancio di una sonda programmata per fare il giro di Plutone e tornare indietro in diciotto giorni che solca i cieli americani per precipitare giù e finire nelle mani di due adolescenti, di dodici e quattordici anni, allievi di una scuola iniziatica himalayana in cui si insegna l’arte dell’omicidio e i combattimenti fratricidi all’insegna della famosa Tana delle Tigri di cartooniana memoria. I due, nonostante l’età, hanno modi e parola degni di quarantenni cazzari amanti della tamarraggine, sono stati formati non dalla scuola pubblica ma grazie a un sistema che permette loro di studiare nel sonno con una potenza tale da innestare nel loro subcosciente informazioni persino di origine aliena. Infatti si “ingroppano” ballerine del night, guidano chevrolet spider, viaggiano col fucile da caccia del padre, fumano e bevono whisky senza poter subire intoppi. Perché? Semplice: sono i rampolli di una nota società multinazionale che, di fatto, controlla il mondo ed è in concorrenza con un’altra che ne spia le innovazioni. La sonda diviene il “cavallo di troia”, al centro degli interessi anche di sovietici e di una risma di infervorati religiosi, per penetrare in un mondo altrove, un grande nero dove un’entità aliena è inchiodata al centro dell’universo a gozzovigliare, passando il tempo a guardare cosa succede, in qua e in là nell’universo, prendendosi beffe delle varie creature. È l’unico vero Dio, del tutto disinteressato alle sorti dell’uomo, come da tradizione lovecraftiana e dunsaniana, se non per divertirsi e prendersi beffe alla stessa maniera in cui si diverte e ironizza col genere Laird Barron. Non a caso la creatura è stata chiamata Azathoth, in onore al pantheon lovecraftiano, perché così si è presentata ai suoi folli adoratori.
Barron riesce a tenere le fila di una novella non troppo facile da seguire, da rileggere almeno una seconda volta per poterne apprezzare le trame che, a mo’ di caselle di un puzzle, si sistemano, a poco a poco, in un ordine che permette di intuire la visione superiore che sovrasta il tutto. Si intuiscono così i contenuti di un romanzo altamente satirico, in odore di cospirazione, con le sotto trame dei governi ombra e dei politici e imprenditori burattini nelle mani di poteri superiori. L’autore però evita la contaminazione politica, è bravo a suscitare il sense of wonder per effetto di due capitoli ambientati in contesti alieni dai risvolti infernali. Il ritmo è garantito da una densa azione in cui sparatorie, inseguimenti aerei, sangue a ettolitri e continui ribaltamenti fungono da linfa necessaria a muovere la macchina narrativa.
Nel complesso è la miglior novella inclusa nella collana Visioni, forse quella a cui più si adatta l’espressione di modern weird. Storia folle, onirica, tuffata in un black humor cinico, la potremmo definire un romanzo di anti-formazione o di iniziazione al mondo dell’alta finanza, che prende le mosse dalle origini del genere, modernizza il taglio pulp aggiornandolo ai cliché del duemila (Quentin Tarantino compreso) e va a toccare, con ilarità e uno scatenato stile orientato al grottesco, tematiche tutt’altro che fantascientifiche e che regolano i rapporti di vita comune, proponendo, ancora una volta (era già successo col precedente La Cerimonia), quell’immagine ligottiana (Thomas Ligotti è un autore di cui Barron costituisce ideale prosecuzione) di uomo (o meglio politico) burattino di entità superiori che, tra organizzazione segrete e multinazionali di ogni sorta, manovrano il tutto nell’ombra e nell’anonimato più assoluto. Lettura consigliata, ma non di immediato riscontro.

L’AUTORE
Laird BarronLaird Samuel Barron (nato nel 1970) è un autore americano e poeta, gran parte del cui lavoro rientra nei generi horror, noir , e dark fantasy . È stato anche il caporedattore della rivista letteraria on-line Melic Review . Vive in Upstate New York.
Barron ha trascorso i suoi primi anni in Alaska . Egli ha descritto le circostanze della sua giovinezza come estremamente dura a causa della dimora della sua famiglia in regioni isolate e la povertà generale.
Il suo debutto professionale per la scrittura si è verificato nel 2001, quando Gordon Van Gelder ha pubblicato Shiva, apri gli occhi nel numero di settembre di The Magazine of Fantasy & Scienze Fiction. Ha pubblicato varie antologie e il romanzo La cerimonia, edito in Italia sempre per Edizioni Hypnos.

X come occhi
Autore: Laird Barron
Editore: Edizioni Hypnos
Collana: Visioni
Codice ISBN: 9788896952511
Prezzo di copertina: edizione cartacea € 8,90; ebook € 2,99

a cura di Matteo Mancini
(goldenmancho@libero.it)

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