Fixes ci presenta Everything’s not lost

Fixes, gruppo romano attivo dal 2014 ci presenta Everything’s not lost, nuovo lavoro in studio composto da 11 brani dai tratti pop rock.

September è il brano che apre l’album e ci catapulta fin da subito all’interno del mondo di questa band. Il brano appare dai tratti molto leggeri, spensierati. Traspare dolcezza, la stessa che si percepisce nel cantato, determinato nell’esprimere le parole che compongono questa ballad, come a voler sottolineare qualcosa di confermato.

Si prosegue con Future never lies, nuovamente una ballad dai tratti pop rock. Qui i tratti della voce si fanno leggermente più soffici. Il sussurrare, quasi, la strofa, rende al brano un che di intimo.

Lost si potrebbe definire un brano più acustico, nel quale si va ad accentuare questa intimità vista prima. Nel ritornello del brano si carica la voce, senza però andar fuori da questo sound molto acustico. Ancora i tratti pop rock la fanno da padrone, in una ballad molto semplice e che fa della sua semplicità il punto di forza.

Stesso concetto di acustico che ritroviamo in Highlands, seppur ancora più accentuato dall’utilizzo di spazzole sulla batteria che ne creano quasi un effetto di percussioni, andando a svuotare il brano, rendendolo ancor più dolce nel suono.

Arriviamo, dunque, al quinto brano dal titolo The sound of a broken heart. Qui le atmosfere si assopiscono ancor di più, dove appare molto interessante l’introduzione di una drum machine, che poi si evolve nell’utilizzo di una batteria reale. Un brano che pian piano trova la sua carica, crescendo sempre più per poi richiudere tutto sul finale, nel quale tornano a duettare chitarra e voce.

In Thank You torniamo ad assaporare le sonorità che caratterizzavano i primi brani del disco. Nuovamente una ballad pop rock, nella quale il sound torna decisamente più carico, seppur questa volta un piano accompagna maggiormente il tutto.

Faith si apre con un interessante arpeggio di chitarra sul quale si evolve un brano molto intimo, a tratti malinconico. Anche qui il brano va caricandosi man mano, evolvendosi in maniera interessante. Appare, inoltre, come un brano decisamente più sperimentale rispetto agli altri.

La traccia numero 8 è Times Flies, ancora con tratti dolci e malinconici. Nel ritornello possiamo assaporare il suono delle chitarre che creano l’effetto space, con dei reverberi e dei delay molto marcati.

Don’t give up appare sotto delle vesti decisamente più elettroniche e moderne. Decisamente il brano più interessante del disco. Sorry è una ballad molto ben strutturata. Anche qui traspare la solita dolcezza che caratterizza le vocalità e gli arrangiamenti del gruppo. Infine troviamo Give me your eyes un brano più sbarazzino e ritmato. In poche parole un brano molto pop ed efficace.

Possiamo quindi dire che il nuovo album dei Fixes è un lavoro genuino, che si colloca nel panorama del pop rock e lo fa in maniera al quanto buona. Facciamo tanti auguri ai Fixes per il loro album e per il loro futuro.

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