Il mio lavoro non è ancora finito di Thomas Ligotti

Il mio lavoro non è ancora finito di Thomas LigottiSinossi:
Frank Dominio è un anonimo quadro aziendale. Alla sua postazione passa giornate tutte uguali, segnate dalla stolida ripetizione di rituali noiosi e stantii, tra cui la riunione settimanale con i colleghi e il capo. Durante una di queste, mentre a turno i colleghi fanno il punto della situazione dei loro reparti, Frank Dominio per una volta osa fare qualcosa di inaspettato: proporre un nuovo prodotto. Purtroppo per lui questo significa uscire dai ranghi, e così ben presto finisce ostracizzato sempre più dal resto dell’ufficio, fino a trovarsi costretto a rassegnare le proprie dimissioni. Frank Dominio pianifica dunque una vendetta letale stringendo un’alleanza con una tenebra liquida e viscosa, un oblio cieco di terrore con il quale ossessiona e condanna a morte ogni membro della setta aziendale che lo ha fatto fuori. Il suo corpo fisico si smaterializza in un fiume inesorabile di disintegrazione da cui sorveglia da lontano le vite misere degli ex colleghi per poi ghermirle con una pena raccapricciante. Il volto di Dominio non è più quello di un supervisore aziendale: è quello di un Angelo della Morte, un’entità sovrannaturale che si vendica di chiunque lo abbia ostacolato.

Recensione:
Pubblicato negli States nel 2002 e subito vincitore del prestigioso premio Bram Stoker nella categoria “racconto lungo”, Il mio lavoro non è ancora finito è il primo tentativo (e finora unico) di romanzo breve dell’autore americano, che da il titolo al libro e a cui si aggiungono gli altri due racconti brevi, Ho un progetto speciale per questo mondo e La rete dell’incubo che sono in qualche modo correlati.
Abbastanza sorprendentemente, sebbene viviamo in un’epoca in cui la disoccupazione è alta e l’occupazione stessa è necessaria quanto il cibo o l’acqua, pochi scrittori di narrativa trattano questo tema di vitale importanza. Thomas Ligotti, noto come scrittore di horror weird e gotico, piuttosto astratto e tendente al letterario, è uno di questi, e con il suo personalissimo stile sviluppa “tre storie di horror aziendale” (sottotitolo dell’edizione originale americana), come già in passato aveva fatto con alcuni racconti inclusi nella raccolta Teatro Grottesco.

                                   “Avevo sempre avuto paura”
Thomas Ligotti fissa la combinazione di rabbia e terrore, che in tanti esseri umani intrappolati in lavori spiacevoli e insoddisfacenti sperimentano quotidianamente. Il protagonista è Frank Dominio (personaggio fortemente autobiografico), impiegato presso un’anonima azienda e oberato di lavoro, dopo essere stato boicottato dall’intero ufficio, esasperato e ormai rassegnato, è costretto a dare le dimissioni.
Da questo punto in avanti la narrazione sarà incentrata sulla sua brutale e impietosa vendetta che si abbatterà ai danni dei suoi colleghi e del suo odiato capo Richard.
Il risultato di questo esperimento con il romanzo breve, è fin troppo semplicistico per uno scrittore come Ligotti, il cui stile è solitamente più astratto e barocco. Lo scrittore americano in passato ci ha abituati a storie, dove il mistero e l’atmosfera la facevano da padrone rispetto a ciò che accadeva in “superficie”, e qui entrambi sono piuttosto rarefatti a favore di una narrazione più diretta e per certi versi più incline all’horror commerciale moderno.

Come storia, Il mio lavoro non è ancora finito potrebbe lasciare qualche lettore perplesso; in un primo momento, non si capisce dove voglia andare a parare, e quando dopo la terza e ultima parte della storia viene svelato “l’arcano”, quegli stessi lettori si troveranno piuttosto spiazzati. In questa strana ma efficace opera, l’autore dimostra abilmente i suoi concetti sull’umanità contorta, un mondo dove tutto è possibile, è a suo agio nel descrivere ironicamente le stranezze dell’essere intrappolati nel capitalismo aziendale o nelle tombe carnose che trasportano le nostre anime rovinate, ma allo stesso tempo si allontana dai luoghi comuni e dalle trame mediocri da cui tanti altri scrittori dell’orrore sembrano incapaci di sottrarsi. Mentre Ligotti utilizza il soprannaturale nella sua narrativa, il suo lavoro non è mai troppo lontano dalla realtà: per lui, il soprannaturale è solo uno strumento allegorico, impiegato per esporre la verità della società e dell’umanità. Oltretutto ben pochi hanno la sua padronanza dell’umorismo e dell’orrore e il talento nell’accoppiarli.
I restanti due racconti brevi, Ho un progetto speciale per questo mondo e La rete dell’incubo, sono più vicini al Ligotti vecchio stile, ma non sono agghiaccianti come il segmento principale, mancando dell’atmosfera sconsolata con cui Ligotti ha ritratto con così tanto successo la sua filosofia dell’insignificante. Tuttavia, le storie riescono ancora a scagliare il lettore in profondità in un regno cavernoso di satira oscura e surrealismo.
La prima è la storia di una società che si è trasferita in una strana città avvolta da una nebbia gialla, mentre l’altra è una riflessione senza una vera e propria trama su un ambiente aziendale. Nessuno dei due risulta essere memorabile, ma comunque entrambi sono gradevoli e concludono questa raccolta di “orrori aziendali” dell’autore di Detroit, così tetra da far apparire Franz Kafka un’inguaribile ottimista.
In conclusione va fatto ancora una volta un plauso all’encomiabile casa editrice milanese nel proseguire pervicacemente le pubblicazioni dell’opera ligottiana. Oramai giunti in dirittura d’arrivo per quanto concerne i testi inediti da noi (manca ancora all’appello The spectral link e Death Poems), non rimane altro che sperare in futuri nuovi lavori del Maestro contemporaneo dell’incubo, per continuare a deliziarci e spaventarci con il suo horror filosofico-esistenziale.

Il mio lavoro non è ancora finito
Autore: Thomas Ligotti
Editore: Il Saggiatore
Codice ISBN: 97888428532
Prezzo di copertina: € 22,00

a cura di Max Ruzzante
(Eric_draven76@hotmail.com)

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Di Massimiliano Ruzzante

Proofreader, recensore e grande appassionato di letteratura weird/horror.

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