Da una spiaggia di Haiti di Gordiano Lupi

Da una spiaggia di Haiti di Gordiano Lupi1 Giugno
È passato un mese da quando ho trovato rifugio in quest’angolo di mondo al largo del mar dei Caraibi. Hispaniola è un’isola fantastica. Per Colombo era la terra più bella che mai piede umano avesse calpestato, o forse parlava di Cuba, non ricordo bene… ma in fondo cosa importa? Sono circondato da un popolo di neri che parla un francese dialettale e vive tra miseria e disperazione. Avrei potuto scegliere Santo Domingo o un’altra isola caraibica, ma non volevo turisti intorno, meglio un panorama selvaggio di banani e palme dove far annegare tristi pensieri. Le mie giornate solitarie trascorrono davanti a una spiaggia tropicale imbiancata da una cascata di luce surreale, rifugio di vecchi gabbiani.
Haiti è il posto adatto per dimenticare. Un sole cocente che dipinge cielo e vegetazione d’un colore intenso mi fa godere la vista di ballerine africane che dimenano i fianchi sulla battigia, mentre scorre un’estate perenne. Non ho rimpianti perché non ne avrei motivo. Sono stato io a scegliere questa solitudine. Mia moglie e mio figlio fanno parte del passato. Non ho bisogno di nessuno per sentirmi vivo. La semplicità di questi luoghi, il tepore tropicale che rallenta i movimenti sono conquiste insostituibili. Non provo dolore se ricordo l’ultima lite, rivedo il volto di Raffaella e la sua smorfia di disprezzo, lo sguardo triste di Giacomo che non comprende. So bene che non vedrò più nessuno, perché una fuga a lungo desiderata è la sola compagna della mia vita.
Davanti a questa spiaggia posso continuare il mio lavoro, grazie a un computer portatile appoggiato su un tavolo di legno in riva al mare, sotto una tettoia di foglie di palma e guano, osservando i movimenti felini d’una cameriera dai lineamenti africani che serve birra gelata. Non mi resta che godere a fondo la mia ritrovata libertà, mentre assaporo i sorrisi di donne stupende che rincuorano occhi stupefatti.

3 Giugno
Sono riuscito a parlare con l’editore e l’ho tranquillizzato. Il romanzo procede bene e presto sarò in grado di spedire i racconti per la rivista. Mi trovo ad Haiti, in fuga dal mio vecchio mondo, ma per vivere devo lavorare. La rivista di racconti erotici per cui sceneggio fumetti e scrivo racconti è la mia sola fonte di guadagno, insieme a un contratto che mi impone di consegnare due romanzi all’anno per una collana porno. Non sono diventato lo scrittore che sognavo, non ho niente in comune con Hemingway, ma adesso posso fare la sua stessa vita e in fondo mi guadagno il pane scrivendo. Il mio capolavoro non sarà Fiesta e neppure Il vecchio e il mare, ma I porno desideri di una collegiale ha fatto furore in autogrill e anche le Pornofiabe sono andate bene. Non mi lamento. In fondo mi diverto e mi pagano bene per stuzzicare voglie e desideri repressi dei lettori. Non conosco la crisi dello scrittore, le parole si rincorrono tra loro e le dita percorrono irrefrenabili la tastiera del portatile. Adesso sto scrivendo una serie di racconti erotici ambientati in una scuola e credo che l’idea possa funzionare. Posso attingere dai ricordi di studente e dove non arriva la memoria supplisce la fantasia. Magari dopo mi metto a fare la parodia di Salgari, ché da questa spiaggia mi viene bene, e butto giù una ventina di capitoli su I porno pirati della Malesia. L’ambiente si presta. Niente figli a rompere le palle. Niente mogli stressanti che ti ricordano di fare la spesa al centro commerciale. Finalmente libero come non lo sono mai stato. Potrei mettermi persino a scrivere un romanzo vero, una vecchia idea esistenziale, una cosa impegnata, così dopo lo firmo con il mio vero nome. La tranquillità non manca, passo lunghe giornate al bar della spiaggia, bevo birra gelata e cocktail di frutta rinforzati da un rum fatto in casa che spacca lo stomaco. Ogni giorno porta un’emozione nuova, tra femmine che danzano maliziose, provocano e fanno capire che sono disposte a concedersi in cambio di un regalo. Ne approfitto. Perché non dovrei? Prendo le cose belle che mi concede questa nuova vita, una donna non ha più valore d’un frutto maturo colto da una pianta. Spingo lo sguardo nel Mar Caribe, tra banani e prorompenti palme da cocco, cerco una nuova idea tra le gambe di lussuriose mulatte mentre racconto indimenticabili momenti di sesso.

4 Giugno
Ieri ho conosciuto Karin. Una bella mulatta dagli occhi castani e i capelli neri che le accarezzano i fianchi con movimenti sinuosi. Non sono molte le mulatte ad Haiti, ma lei di sicuro è figlia di madre nera e di un vecchio maiale francese tornato al suo paese. Ero al solito bar sulla spiaggia, vicino alla piccola casa che condivido con un indigeno, mentre lei aiutava lo zio a scaricare casse di pesce catturato dopo una giornata di mare.
“Se vogliamo sopravvivere dobbiamo arrangiarci” mi ha detto l’uomo in un francese stentato e dialettale. “Pure mia nipote deve lavorare, anche se è giovane e non sarebbe cosa da donne, nessuno pensa a noi in questo paese, non ci hanno mai pensato…”
Ho bevuto insieme a loro del pessimo rum e ho comprato due aragoste per cena, che farò cucinare dal padrone di casa. Poche parole pronunciate nel mio francese scolastico, mentre lei rispondeva con un dialetto musicale, ricco di influenze indigene. Molti sguardi di complicità e sorrisi gettati in un territorio inesplorato. Il sole tramontava e noi eravamo ancora su quella spiaggia bianca, adombrata da gigantesche palme. Io a farmi bruciare dal sole la pelle bianca, Karin ad assaporare il salmastro della sua terra, con gli aromi intensi delle piante tropicali. Il suo giovane corpo accarezzava il calore della sabbia mentre mi lasciavo catturare dal profumo della sua pelle ambrata. Raffaella era scomparsa dai miei pensieri. Mio figlio era soltanto un ricordo. La sconvolgente bellezza di Karin catturava i miei sensi mentre faceva piazza pulita dei giorni passati.

6 Giugno
Sono due giorni che non vedo Karin. Due lunghi giorni di attesa, passati a spiare tra le palme i movimenti di ragazze dalla pelle nera e ritmi sensuali di seducenti mulatte. Gli indigeni danzano sempre, anche quando non ci sarebbe motivo, pare che la loro religione imponga riti magici attorno ai falò, movimenti frenetici del corpo mentre sacerdoti intonano canti e preghiere. Sono cose che non posso capire. Non ho mai avuto una fede. Non sono mai entrato in una chiesa. I riti di questa gente mi sembrano cerimonie di selvaggi. Karin non si fa vedere. Questo è il mio unico pensiero. E io non ce la faccio a scrivere. L’editore attende i racconti, ma non riesco a combinare niente. Il romanzo è fermo anche se il termine di consegna sta per scadere. Karin ha avuto l’effetto di un ciclone che ha sconvolto pensieri confusi, modificato il presente e distrutto il passato. Sono solo su questa spiaggia e attendo un suo sorriso. Adesso che è sparita non posso fare a meno di pensare a lei.
Vedo suo zio mentre scarica casse di pesce, mi dice che Karin non può venire al mare perché deve lavorare. Si lamenta con me delle condizioni di vita, ma posso farci poco e mi interessa ancora meno. Non sono venuto ad Haiti per occuparmi di loro.
“Non siamo turisti. Per noi la vita è lavoro duro. Papa Doc o una specie di democrazia cambia poco. Siamo sfruttati da sempre. Se cominciano a venire stranieri diventeremo come Santo Domingo e Cuba. Terreno di caccia per donne da conquistare…”
A pensarci bene non so niente di Karin, siamo stati insieme così poco, non mi ha parlato del suo lavoro, non so che cosa faccia per vivere. Ma ho un bisogno estremo di rivederla, di accarezzare la sua pelle profumata, di sentire il sapore del salmastro sprigionarsi dai suoi capelli e di baciare le sue labbra carnose dopo una corsa sul bagnasciuga.
Karin mi ha stregato con un sorriso e io mi lascio cullare dal rumore delle onde e dai ritmi tribali della musica haitiana. Osservo alcuni indigeni mentre intonano canti rituali e danzano freneticamente sprigionando stille di sudore. Mi alzo dal tavolo e scruto i rapidi movimenti dei giovani corpi. Vorrei essere come loro per non sentirmi inadeguato di fronte a Karin. Lei è giovane e bella, forse troppo per i miei quarant’anni. Resto immerso nei miei pensieri mentre la magia d’una musica tropicale materializza in lontananza gli occhi luminosi di Karin. Si tratta solo di un gioco di luci, uno scherzo del sole che tramonta, un dolce sogno a occhi aperti che mi impongo di dimenticare.

7 Giugno
Haiti guarisce i dolori della mia vita. Mi lascio andare, scaccio i pensieri tristi, seguo i riti di questo popolo. Adesso sono molto più tranquillo. So che presto rivedrò Karin. Forse non avrò più bisogno di tenere un diario e riuscirò a vivere una nuova storia d’amore.
Lo zio mi ha invitato a una festa e mi ha detto che sarà un evento singolare per i miei occhi di europeo. Mi faranno partecipare a riti magici proibiti agli stranieri. Per me faranno un’eccezione. Potrò assistere a una cerimonia vudù, una sorta di magia nera tribale, vedrò come catturano un’anima per trasformare un uomo in uno zombi, uno schiavo che esegue ordini senza fare domande. Non ho niente da temere, perché Karin sarà accanto a me. Desidero soltanto rivederla, sono disposto ad affrontare qualsiasi pericolo pur di accarezzare ancora una volta la sua pelle e incrociare il suo sorriso. Poi sono sempre uno scrittore e vedere quei riti magici sarà utile al mio lavoro. Sto già pensando al prossimo racconto, una sorta di sequel de Il dio serpente versione hard, con qualche riferimento a Il serpente e l’arcobaleno, ma con tanto sesso.
Un vento caldo sconvolge il Mar Caribe, scompiglia i miei capelli e disperde sensazioni, mentre un mulinello di sabbia fa presagire l’arrivo del maltempo. Haiti mi ha abituato a cambiamenti repentini. In un attimo la pioggia si scatena sotto forma di tempesta tropicale, fa piegare rami di palme e percuote ceibas frondose, fa volare avvoltoi e condor, disperde gabbiani. Non mi resta che chiudere le imposte e godere lo spettacolo. Forse è il momento giusto per scrivere.

9 Giugno
La festa è passata da un paio di giorni ma mi sento sempre più strano. Ricordo una donna dal volto rugoso e i capelli bianchi, pelle nera come il carbone e denti marci disseminati in una bocca che assapora boccate di sigaro e sorsate di rum. Tutti la chiamano la sacerdotessa. Si contorce in una strana danza, mentre al suo fianco due servitori neri sgozzano capretti e ammazzano serpenti a colpi di machete. Intorno a me scorre tanto sangue, la musica si fa intensa e segue il ritmo dei tamburi, le danze diventano frenetiche. Ricordo lo sguardo di Karin che mi tiene per mano prima di baciarmi sulle labbra, suggello indelebile di una serata impossibile da dimenticare. Resto a guardare l’orrendo spettacolo soltanto per lei. Se non ci fosse Karin fuggirei via lontano da questi selvaggi che cantano e gridano lugubri frasi di morte. Strani suoni gutturali, che sembrano provenire dall’oltretomba per evocare spiriti lontani e anime perdute. Vedo sacrifici di animali e odo preghiere rituali, subito dopo mani di pazzi invasati sollevano in aria un pupazzo di stoffa per trafiggerlo con lunghi spilloni acuminati. La sacerdotessa, madida di sudore e in preda a convulsioni, santifica l’orrore con le mani rivolte al cielo in segno di preghiera. Per fortuna Karin è vicina, mi fa forza, stringe la mia mano, mi rincuora. Vorrei fuggire dopo la prima goccia di sangue e dopo il primo capretto sgozzato.
Ricordo Karin mentre mi offre da bere.
“È il nettare dell’amore. Se lo beviamo nessuno potrà separarci.” Non posso rifiutare una simile offerta. Una stupenda mulatta, conosciuta sulla spiaggia di Port-au-Prince, mi concede il suo amore con una bevanda dal sapore magico. Non desidero altro. Bevo senza starci troppo a pensare. Il mio stomaco è come percosso da una violenta pugnalata, quel liquido sconosciuto brucia come fuoco vivo e sconvolge le viscere. La sacerdotessa osserva la scena sorridendo. Non è un sorriso normale, ma un ghigno beffardo. Non rammento altro, forse perché il dolore mi fa svenire.
Al risveglio sono sdraiato nel mio letto, senza sapere come ci sono finito. Forse è stata Karin. Adesso vorrei sapere perché sto così male, lo stomaco è in preda a un vortice di fuoco, il dolore si fa lancinante, insopportabile, poi improvvisamente si placa. Devo chiedere a Karin. Lei saprà rassicurarmi.

10 Giugno
Vedo Karin seduta sulla battigia di primo mattino. Appena mi vede, saluta e si fa incontro sorridente, come sempre. Le dico che è dalla sera del rito magico che non sto bene. Racconto che mi sento strano e provo dolori lancinanti allo stomaco. Non riesco a stare tranquillo. Lei mi tranquillizza. Dice che sono spaventato perché ho assistito a uno spettacolo insolito. Secondo lei anche il filtro d’amore deve essere assimilato dal mio organismo. Alla fine mi sembra di stare meglio. Non provo più dolore. Abbraccio Karin con foga e finisco insieme a lei sulla spiaggia infuocata dal sole, sotto una palma gigantesca. Facciamo l’amore come non mi è mai successo in vita mia, preso in un vortice di passione, privo di inibizioni.
Il problema fisico ritorna quando lei si allontana, anzi, peggiora sempre di più. La cosa più strana è che vedo il corpo coprirsi di peluria, le parole escono lentamente dalle labbra, provo difficoltà ad articolare frasi e a mettere in piedi discorsi logici. Sudo molto, ma è un sudore freddo e innaturale che non mi abbandona mai, pure mentre soffia forte il vento di mare. Non riesco a stare in pace, nella mia casa non trovo un momento di quiete. Non ce la faccio a scrivere e quando dormo sono preda di incubi disperati. Vedo mostri cavalcare onde gigantesche, parole di fuoco uscire da antichi libri, stregoni recitare frasi magiche terrorizzanti.
Cosa mi sta succedendo?

11 Giugno
Al mio risveglio scendo in cucina per fare colazione ma il padrone di casa si spaventa e fugge via gridando. Le mie mani sono coperte di peli e gran parte del corpo ha assunto un aspetto animalesco. Riesco appena a tenere la penna in mano per scrivere queste poche righe. Dov’è Karin? Vorrei uscire sulla spiaggia e cercarla ma non posso. Devo restare in casa. Provo un grande dolore alla testa e la luce del sole mi reca fastidio. A un tratto credo di vedere il volto di Karin, la stupenda mulatta che ha sconvolto la mia vita. Ma la trasformazione è rapida. Lei mi appare come è sempre stata: vecchia e deforme, il viso piagato, la bocca sdentata, le mani rattrappite in un gesto orribile e minaccioso. La vera Karin è davanti a me mentre tento di scrivere queste frasi. Si avvicina a passi lenti e minacciosi. Adesso comprendo tutto. So che non posso fuggire. So che non vedrò più mia moglie e mio figlio. Il mio futuro è davanti ai miei occhi e mi osserva con espressione raccapricciante. I peli finiranno di crescere e i denti diventeranno più aguzzi. Nel cielo del primo mattino intuisco lo spettacolo notturno del plenilunio. Nella spettrale atmosfera della notte tropicale si leverà un grido nel cielo di Port-au-Prince. Adesso so che ho un dovere da compiere. Mi getterò nelle tenebre come una belva braccata e scoprirò il mio destino di vendicatore. Un popolo di schiavi ha bisogno di un eroe disumano, che deve cibarsi del sangue dei nuovi conquistatori. Il mio destino sarà quello di punire la mia stirpe di ricchi occidentali che si fingono protettori dei poveri, ma vogliono solo sfruttarli. Karin e la sua gente pretendono questo da me. Sarò il loro schiavo nelle notti di luna piena. Un sinistro ululato echeggia nel silenzio del mattino. In una spiaggia dimenticata di Haiti si sta preparando la prima notte di vendetta.

Gordiano LupiL’AUTORE
Gordiano Lupi (Piombino, 1960) collabora con Poesia, Futuro Europa, Inkroci, La Folla del XXI Secolo, Valdicornia News, La Rivista degli Italiani in Francia e altre riviste. Dirige Il Foglio Letterario Edizioni. Traduce gli scrittori cubani Alejandro Torreguitart Ruiz, Felix Luis Viera, Heberto Padilla e Guillermo Cabrera Infante. Tra i molti lavori editi, ricordiamo: Nero Tropicale, Cuba Magica, Un’isola a passo di son – viaggio nel mondo della musica cubana, Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura, Almeno il pane Fidel, Mi Cuba, Fellini – A cinema greatmaster, Fame – Una terribile eredità, Storia del cinema horror italiano in cinque volumi, Soprassediamo! – Franco & Ciccio Story. Ha tradotto La ninfa incostante di Guillermo Cabrera Infante (Sur, 2012). I suoi romanzi più recenti sono: Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino, Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano e Sogni e altiforni – Piombino Trani senza ritorno (presentati al Premio Strega 2014, 2016, 2019). Lavori recenti a tema cinematografico: Gloria Guida, il sogno biondo di una generazione e Tutto Avati – Il cinema di Pupi Avati. Blog di cinema: La Cineteca di Caino (http://cinetecadicaino.blogspot.it/). Blog di cultura cubana e letteratura: Ser Cultos para ser libres (http://gordianol.blogspot.it/). Pagine web: www.infol.it/lupi. E-mail per contatti: lupi@infol.it

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