Dono di sangue di Giorgio Borroni

Dono di sangue di Giorgio BorroniQuella notte eravamo in tre nel furgone e la puzza di sudore stava pervadendo l’ambiente. Mark e Rino erano due veterani, per me, invece, era la prima volta… tuttavia con operazioni del genere non si poteva mai sapere come sarebbe andata a finire. I led delle apparecchiature sfarfallavano nel buio, mentre la radio gracchiava musica da discoteca sparata a tutto volume.
“Quanto ci mettono?”, chiesi con impazienza, ma Mark non rispose.
“Per ora si stanno divertendo, ancora non è il momento”, rispose Rino, con una nota di tristezza nella voce.
Mark scosse il capo: “Dobbiamo aspettare che la festa finisca, dobbiamo solo avere pazienza.”
“Un accidente!”, Rino si innervosì per la prima volta da quando eravamo appostati: “È di mia figlia che stiamo parlando, e ha solo 10 anni!”
Mark gli diede una pacca sulla spalla e si mise di fronte all’apparecchiatura. Cambiò canale e il rumore della discoteca venne scalzato da una semplice conversazione.
“Viria! Che bella festa, buon compleanno!”
“Grazie, Stephanie, non vedo l’ora di ricevere il regalo di papà!”
“Per te è la prima volta? Dicono che non si scorda mai.”
“Già, spero di essere… insomma, di non cedere all’ultimo.”
Rino emise un gemito e io avrei voluto consolarlo in qualche modo, ma tacqui, perché ero un novellino e non avevo diritto di parlare.
“E’ quasi mezzanotte”, sentii dire alla voce di Viria e mi venne un groppo alla gola.
A un tratto la radio gracchiò e sentii una voce maschile: “Viria, piccola mia, vieni nel soggiorno, devi scartare il tuo regalo”
“Oh, papà, non sto nella pelle!”
Mark mi fece segno e Rino aprì con un calcio la porta del furgone.
Appena usciti, la notte ci entrò nei polmoni come un inferno nero. I nostri occhi si abituarono subito all’oscurità come una seconda natura, e vidi di fronte a me il muro della villa della festa.
“Andiamo!” disse Rino e con i nostri artigli scalammo quel muro così alto in meno di una manciata di secondi.
Quel che ci aspettò nell’ampio giardino addobbato a festa fu tremendo: gli invitati, ragazzini sui sedici anni, vestiti tutti con una tunica bianca e medaglioni a croce, erano radunati a semicerchio attorno alla festeggiata, Viria. Il padre sosteneva con un braccio la figlia di Rino, incatenata, e nell’altra mano stringeva un paletto di legno acuminato.
“Maledetto bastardo!”, ringhiò Rino mostrando le zanne e si avventò sull’uomo.
Cominciarono a lottare: l’uomo si lanciò contro Rino brandendo il paletto e lui agguantò l’arma prima che lo trafiggesse. Cominciarono a rotolarsi nell’erba. Forse sarei dovuto intervenire, ma la figlia di Rino era la priorità.
Liberai la bambina e superammo insieme il muro con un salto.
Mark ci aspettava al posto di guida: “Rino?”, mi chiese, ma il vento gelido della notte fece adagiare sui finestrini uno spesso strato di cenere: per lui non c’era più niente da fare.
Mark, con le lacrime agli occhi, partì a tavoletta.
“Perché?”, mi urlò la bambina piangendo, “Perché?”, ma non seppi darle risposta.

Giorgio BorroniL’AUTORE
Giorgio Borroni (1977) ha conseguito i diplomi in Fumetto, Zbrush e Scrittura Creativa alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze e si è laureato in Lettere Moderne a Pisa. Nel 2006 ha curato le edizioni di Dracula (Barbera) e Frankenstein (Feltrinelli), e negli anni successivi ha tradotto romanzi e fumetti per Giunti, Liberamente, J-pop e BD. È stato docente per tre anni di un master in traduzione dell’Università di Pisa e ha insegnato italiano nel carcere di Sollicciano. Come illustratore ha collaborato con alcune webzine, mentre tre fumetti basati su sue sceneggiature sono in uscita per la casa editrice Astromica. Dopo essere apparso in alcune antologie a tema horror, i suoi racconti Satyros, Midnight Club, Hello, Darkness, Orrore d’autunno e Zombie Mutation sono diventati audiolibri distribuiti da www.ilnarratore.com. È autore del saggio Le tre follie di Orlando per Tralerighe e di una Sintesi di Letteratura Italiana per Liberamente.

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