Le visioni di Laura 7° episodio – Per sempre insieme di Gordiano Lupi

Le visioni di Laura 7° episodio - Per sempre insieme di Gordiano LupiRifletto sulla mia vita davanti alle tombe di marmo bianco. Penso a ciò che è stato e assaporo il freddo del nostro gelido inverno di mare. Da troppo tempo Marina non c’è più e l’abitudine di spingermi sulla scogliera è diventata compagna del quotidiano. E in fondo alla scogliera c’è il cimitero. Bello e misterioso di notte, quando le fiammelle si accendono e sembrano indicare la strada al passante. Tenebroso al tramonto, quando i cancelli chiudono il passo cigolando. Tranquillo come un refolo di vento di mare al mattino, quando passo davanti al custode e lo saluto, come un vecchio amico. Mi conoscono tutti qua dentro, perché vengo spesso a visitare la tomba di Marina da quel giorno in cui la follia di un sadico me l’ha portata via. Poteva capitare a me. Non posso scordarlo. E lei mi ha regalato questo potere di sentire dentro le sofferenze dei morti, questo potere che fa soffrire e mi consuma ogni giorno di più. Rammento solo che pioveva quando la accompagnai nel suo ultimo viaggio e il vento di scirocco portava con sé tutto il sapore del mare. Un sapore che mi è rimasto nella bocca e che sento ogni volta che accarezzo queste vecchie tombe di marmo. E mi fa piacere masticare i soffi del vento, perché riesco a sentirmi parte di un mondo che non ha più segreti. Non sono credente, non riesco ad affidare la mia vita a una divinità, a pregare un essere soprannaturale che non vedo, ma non importa. Tra queste tombe mi sento bene perché sento il respiro di Marina, vedo mio padre che si aggira per casa e ricordo persino mia madre che ho conosciuto poco.

Ho cominciato a visitare anche le altre tombe, sfogliando i ricordi nei volti tristi dei parenti che vengono a far visita a chi non c’è più. Conosco tutti per nome. Saluto mentalmente le foto incastonate nella cornice di marmo. Mi sento a mio agio con loro. Silenziosi compagni che chiedono solo piccole attenzioni e sono felici di niente. L’acqua da cambiare e il pensiero d’un fiore, regalato da una sconosciuta che vaga per le pietre pesanti d’un cimitero di mare.

Marina comprende. Mio padre e mia madre non sono gelosi.

Tanto lo sanno che vengo qui per loro e soprattutto mi soffermo a lungo ricordando mia sorella.

Alzo gli occhi verso un cielo nebuloso e triste.

Mi spingo sulle onde ritagliate da una nave in fuga verso isole lontane. Accarezzo con il pensiero ogni più piccolo ricordo di lei. Anche se spesso non basta e le lacrime fanno a gara con i ricordi e attraversano rimpianti. La rivedono felice. Ci riscoprono abbracciate.

È per questo che vengo spesso a visitare questo cimitero sul mare. Voglio ritrovare un barlume di passato che trattengo dolcemente per scacciare un vuoto quotidiano. Sposto i vasi e cambio l’acqua dei suoi fiori, sempre freschi e profumati.

Tolgo le erbacce e accarezzo la sua foto.

Per sempre insieme, sorella mia.

Per sempre insieme.

Sono le parole che ti ho voluto lasciare.

Sono le mie parole impresse nel marmo bianco.

È sera quando chiudono alle mie spalle l’enorme cancello di ferro dipinto di grigio. Sono l’ultima a uscire, vedo il custode che mi attende. Comprende, anche se ha fretta di andare. In una casa del centro qualcuno lo attende.

Io ho per mano i ricordi e la brezza di mare che spinge passi e pensieri. La scogliera si perde lontana e si accendono luci sfuocate su tombe e viali alberati. La sera stringe la mia solitudine in un abbraccio di gelo e silenzio. E come ogni giorno un letto mi accoglie, dopo una rapida cena. Provo a dormire e il pensiero corre sempre da lei.

Scava nei ricordi di giorni lontani e si fa rimpianto.

Sento la voce di Marina nelle giornate di vento. Rivedo un sorriso aperto quando correvano insieme per le spiagge renose del golfo. Ascolto canzoni d’amore che le piacevano tanto.

Marina è alla mia destra nel letto. Sorride.

“Sono sempre accanto a te” mi dice.

Le sue mani che sfiorano il mio volto. Un sorriso. Marina come era una volta, allegra, spensierata, piena di vita. Marina prima che un pazzo me la portasse via in quel modo assurdo. Poi d’un tratto la scena si modifica ed è ancora lei accanto a me, ma la vedo cadavere, massacrata da colpi di coltello, squartata, occhi fissi nel vuoto senza espressione. La sua bocca chiusa per sempre, il corpo immobile, le mani fredde. Marina come mi ha lasciato, come l’ho dovuta vedere su quel tavolo di marmo all’obitorio.

Mi sveglio sudata. La mia camera con le solite cose che conservano vecchi sapori. L’armadio con i vestiti di mia sorella, il comò con un libro mai aperto, l’odore del dopobarba di mio padre. Mia sorella è accanto a me che sorride. Questa volta è lei da ragazzina, siamo sedute sul letto e prepariamo i compiti per la scuola.

“Non ci lasceremo mai” mi dice.

“Staremo sempre unite” rispondo.

Marina è ancora accanto a me. Non è stato un sogno. D’un tratto vedo anche mio padre che si affaccia nella stanza. Ci saluta, come per darci il buongiorno. Poi più niente. Solitudine e pensieri abbracciano il risveglio. Mi alzo e vado in bagno ancora confusa. Un po’ d’acqua sul viso mi farà bene. Devo svegliarmi e affrontare il mattino.

Quando alzo la testa vedo un sorriso che appare e scompare.

Lo specchio riflette un ricordo.

Mani che accarezzano i miei capelli.

Le mani di mio padre che mi danno coraggio.

Vorrei non destarmi più da questo sogno, ma so che non può durare.

Quando mi trovo nuovamente sola nella stanza tutto è finito.

Marina non c’è. Non c’è mai stata. Mio padre neppure. Sento solo un profumo di barba appena fatta, ma è un sapore che viene dal passato, un ricordo flebile che si perde nella nebbia del mattino.

Ci sono io che mi vesto e che attendo di vagare per vicoli sterrati, alla ricerca di parole che non trovo, assaporando il salmastro che viene da cipressi frondosi.

Marina che rivedo al mattino e che visita le mie notti.

Mio padre che sconvolge i miei sogni.

Bevo un caffè ed esco nella rigida mattina d’inverno che risveglia un approdo di mare. La scogliera lontana racchiude le storie del passato e i desideri che non ritornano.

“Per sempre insieme, Marina” sospiro nel vento.

Una flebile voce risponde.

“Per sempre insieme”.

Può essere solamente lei. Adesso la sento che stringe la mano al mio fianco. Tornerà al suo riposo con me, seguendo i miei passi, il volto di sempre nel cielo di questo mattino, sommerso nel vento di mare che chiude le porte ai ricordi.

Un custode che accoglie un saluto distratto.

Marina riprende il suo posto nel letto di marmo.

E dalla foto sorride.

“Per sempre insieme, Laura”.

“Per sempre insieme” rispondo.

 

 Gordiano LupiL’AUTORE

Gordiano Lupi ( 1960) – tre volte presentato al Premio Strega – ha dedicato alla sua città: Lettere da Lontano, Piombino tra storia e leggenda, Cattive storie di provincia, Piombino leggendaria, Piombino a tavola, Alla ricerca della Piombino perduta, Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino, Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano, Piombino con gusto, Sogni e altiforni – Piombino Trani senza ritorno (con Cristina de Vita) oltre a un sacco di racconti e articoli di cui non è facile conservare traccia. Molti racconti piombinesi sono sul blog TUTTOPIOMBINO edito ogni domenica dal quotidiano telematico QUI NEWS VALDICORNIA. Si occupa di cultura cubana, traduce ispanici, scrive di cinema e pubblica monografie su registi e attori italiani. Sito Internet: ww.infol.it/lupi. E – mail: lupi@infol.it. Blog di cinema: La Cineteca di Caino (http://cinetecadicaino.blogspot.it/). Blog di cultura cubana e letteratura: Ser Cultos para ser libres (http://gordianol.blogspot.it/)

 

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